Da: Azione, Nr. 19/2008, pag 3 (http://www.azione.ch/ee/azione/)
COMMISSIONI TUTORIE
Esplode il bisogno di tutela
Anziani, giovani, ma anche famiglie tendono a delegare responsabilità diventate troppo pesanti
Matilde Fontana
Leggere
le statistiche dei provvedimenti di tutela è un'operazione complessa.
Ci vuole un occhio giuridico esperto come quello di Alessia Paglia,
capo dell'Ufficio cantonale di vigilanza sulle tutele, per
interpretare le cifre legate agli articoli di legge: interdizioni
varie, curatela educativa, tutela e curatela volontaria, revoca
dell'autorità parentale, ricoveri coatti. « E comunque- specifica
l'avvocatessa Paglia - si tratta sempre di cifre indicative » .
Ma
per quanto indicative e di complessa lettura, le statistiche
dell'Ufficio di vigilanza sulle tutele mostrano una tendenza chiara:
le misure prese nei confronti sia dei minorenni che dei maggiorenni
sono praticamente raddoppiate nel giro di quasi un decennio.
Addirittura triplicate sono le curatele educative per i minorenni
(l'istituzione di una figura di «mediatore» a difesa dei diritti dei
figli in caso di separazioni conflittuali) e le curatele volontarie
per i maggiorenni (la richiesta di aiuto da parte di chi non riesce
più a gestirsi autonomamente).
« A causa del progressivo
indebolimento della rete familiare e sociale- spiega l'avvocatessa
Paglia - sempre più anziani, giovani in difficoltà, adulti malati,
dipendenti dall'alcool o da stupefacenti, emarginati, sono
segnalati oppure si rivolgono spontaneamente alle autorità tutorie,
ormai oberate dal lavoro e alla costante ricerca di tutori e curatori
volontari, da affiancare ai tutori ufficiali professionisti ».
A Chiasso, ad esempio, spiega Maria Grazia Giorgis, assistente sociale,
membro permanente della commissione tutoria regionale (una delle 18
commissioni operanti sul territorio cantonale), i volontari segnalati
dai vari comuni sono una cinquantina, che si occupano, a dipendenza
della complessità della situazione, da uno fino a una dozzina di casi
ciascuno. Dei casi più impegnativi si occupa invece l'Ufficio del
tutore ufficiale, che per l'intero Mendrisiotto dispone di una
capacità e mezza (un tutore a tempo pieno e uno a metà tempo). Un
«organico » di tutori e curatori insufficiente a coprire le richieste
crescenti, che si accumulano in liste d'attesa finora fortunatamente
non troppo lunghe.
« Anche perché- puntualizza la signora Giorgis -
prima di decidere un provvedimento amministrativo, si cerca di
risolvere i problemi, almeno quelli meno impegnativi, facendo capo ai
servizi sociali. Spesso basta un consiglio, una consulenza, un aiuto
temporaneo... evitando di avviare la macchina burocratica».
Anziani, giovani ma anche professionisti
in crisi
Con l'esperienza accumulata come membro permanente della commissione tutoria (è
lei, con il presidente e il delegato del comune, a decidere sui casi
in esame) Maria Grazia Giorgis non può che confermare «sul campo» le
tendenze mostrate dalle statistiche cantonali.
E racconta che, accanto ai tradizionali casi di anziani che non
riescono più ad affrontare la loro gestione finanziaria e di giovani
marginali, sono in forte crescita le richieste di curatori educativi
in grado di assistere
e proteggere i figli nella mediazione fra genitori separati o in via
di separazione, ma anche i casi di professionisti espulsi dal mondo
del lavoro e persino di genitori disarmati nell'affrontare i disagi
dei figli adolescenti.
« Per la famiglia che si è rivolta alla commissione tutoria perché
non sapeva più come gestire il disagio psichico del figlio- ricorda ad
esempio la signora Giorgis - poter delegare ad un'autorità esterna alla
famiglia un ricovero coatto è stato un sollievo. Un sollievo che ha
permesso ai genitori di potersi poi riavvicinare al ragazzo senza il
peso di una decisione tanto impegnativa e interpretabile come "
punitiva"».
Ma la casistica attualmente forse più appariscente,
secondo Maria Grazia Giorgis, è quella dei professionisti che
«scoppiano». Persone abituate al successo, ad un alto tenore di vita
che improvvisamente si trovano confrontate con la disoccupazione, con
il fallimento, spesso anche con lo sfacelo familiare che ne consegue.
Proprio loro, al momento del crollo, sviluppano un vero e proprio
rifiuto per i soldi e hanno bisogno di delegare a qualcun altro la
propria amministrazione finanziaria.
Decisamente di carattere meno economico e molto più psicologico è
l'intervento per quel che riguarda le separazioni conflittuali in
costante crescita. « Si tratta, infatti, - spiega l'assistente
sociale - di casi emotivamente sempre più impegnativi, in cui il
curatore educativo si trova ad esempio a subire forti pressioni da
parte di uno dei genitori per il diritto di visita, oppure deve
affrontare emergenze come l'eventuale visita di un padre fuggito dal
carcere, o ancora deve calarsi nel ruolo di mediatore culturale nel
caso del padre musulmano che vuole impedire alle figlie di partecipare
alla scuola montana».
La rete dei volontari:
un aiuto indispensabile
Per far fronte alla progressiva crescita dei casi, le commissioni
tutorie hanno quindi assoluto bisogno di potenziare la squadra dei
volontari, che attualmente in Ticino sono circa 2500.
« Certo -
concordano Alessia Paglia e Maria Grazia Giorgis - l'aumento della
complessità dei casi spinge verso una professionalizzazione dei
tutori. Ma sarebbe veramente peccato rinunciare alla rete dei
volontari. Una rete estremamente importante e di alto valore per una
società civile. Un volontariato che tuttavia necessità ormai di una
solida struttura formativa e di appoggio
».
Una struttura (in)formativa viene proposta dal 2005 dal Centro di
formazione per gli enti locali, che offre agli interessati la
possibilità di frequentare brevi moduli (mezza giornata o una giornata)
sui temi teorici e pratici di maggiore interesse per i tutori e i
curatori, che spaziano dal diritto alla contabilità, dalle
assicurazioni sociali alle procedure di esecuzione e fallimento, fino
alla psicologia.
Si tratta di un primo importante contributo in appoggio a questa
indispensabile forma di volontariato civile, che potrebbe essere
completata efficacemente con una forma di supervisione, di
accompagnamento: « una figura di riferimento cui il tutore o il
curatore possa rivolgersi per un sostegno costante » - conclude
Maria Grazia Giorgis.

KEYSTONE
«Preferisco
un estraneo»
Andreas
non ce la faceva più a litigare continuamente con la madre per
questioni di soldi. Aveva chiesto a lei di aiutarlo a gestirsi
economicamente, ma è stato un fallimento. « È meglio non mischiare
gli affetti con il denaro... » - afferma convinto e soddisfatto della
sua scelta di rescindere un cordone ombelicale estremamente delicato.
Sono ormai tre anni che il trentacinquenne ha affidato ad un curatore la sua contabilità:
riceve i soldi contati per i
pasti e per qualche piccola spesa. Non si concede di più: ha deciso lui
di risparmiare. « Inizialmente per metter su un'attività indipendente,
ora, forse, per sposarmi» - confessa senza nascondere una certa
emozione per i suoi progetti.
Preferisce così, si conosce e sa che se avesse per le mani più soldi
potrebbe ricadere in tentazione. Andreas, infatti, era caduto nella
trappola della dipendenza da stupefacenti per scacciare i postumi di
una grave malattia. Poi ne è uscito.
E ora gira alla larga dal mondo della droga. Lavora regolarmente. Ha la
passione per la musica e scarica lo stress quotidiano facendo lunghe
corse nei boschi. Ma si sente ancora vulnerabile e sa che basterebbe
poco per ricascarci. Così si è costruito una rete di appoggio con le
opportunità offerte dai servizi sociali.
Una rete di cui fa parte anche
il curatore, un professore in pensione che potrebbe essere
suo padre, che lo aiuta a
fare la dichiarazione fiscale, si occupa degli ordini permanenti per
l'affitto e le assicurazioni. Amministra le sue entrate e le sue
uscite, insomma. « Discutiamo quando ci sono delle spese
supplementari, fissiamo assieme il budget per le vacanze - precisa
Andreas - In definitiva abbiamo stabilito un buon rapporto... anche se
lui è un tipo piuttosto severo e talvolta anche brusco. Ma è giusto
così, non è il mio assistente sociale e neppure il mio psicologo! ».
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