Da: La regione 12.2.2011 pag 2
Avrebbe ucciso le figlie nel timore di perderle. La personalità contorta di Matthias Schepp nell’analisi di uno psichiatra
ANSARoma – La «folle convinzione» di dover «proteggere» le figlie da un’esistenza traumatica per l’assenza della figura paterna. Potrebbe essere questa la molla che ha spinto Matthias Schepp ad uccidere le gemelline Alessia e Livia (sempre che le abbia uccise davvero): il timore di un probabile trasferimento della ex moglie Irina e delle bambine in un’altra città è risultato essere forse il «detonatore della follia» in una personalità già, evidentemente, con segni di squilibrio latenti. È la lettura che della tragica vicenda dà lo psichiatra Massimo Di Giannantonio. «Con tutta probabilità – afferma l’esperto, professore di Psichiatria all’Università di Chieti – ci troviamo dinanzi ad una personalità bipolare, che ha vissuto il trauma della separazione dalla moglie come un evento destrutturante del proprio equilibrio, già potenzialmente vulnerabile. Quindi – prosegue lo psichiatra – un equilibrio precario è stato messo a dura prova da un evento traumatico che, a sua volta, ha probabilmente fatto tornare a galla situazioni irrisolte legate al passato e alla giovinezza di quest’uomo» . Il suicidio, ultimo atto nella vicenda dell’ingegnere svizzero, aggiunge Di Giannantonio, «è infatti una delle manifestazioni più drammatiche della patologia bipolare» . Ma perché uccidere anche le figlie? Secondo lo psichiatra, è probabile che Schepp temesse un prossimo trasferimento della ex moglie e delle bambine in un’altra città, cosa che lo avrebbe allontanato in modo drastico dalle gemelline. E proprio la paura di perdere le figlie avrebbe fatto scattare la follia in una personalità già a rischio: «L’uccisione delle bimbe – spiega Di Giannantonio – investe un duplice aspetto: la relazione di Schepp con la moglie e la relazione con se stesso. Nei riguardi della moglie emerge una volontà di vendetta e aggressione, cui segue una delirante forma di compensazione per le figlie perdute attraverso il denaro speditole nelle lettere» . Ma la molla principale che ha spinto l’uomo ad uccidere sembra essere l’altra, quella che si lega al suo ruolo paterno: «Uccide le figlie perché in questo modo ritiene di ‘proteggerle’» . Da cosa? «Da un’esistenza privata della presenza del padre – spiega l'esperto – dal momento che aveva deciso di suicidarsi, ed anche da un’esistenza futura nella quale le bambine sarebbero potute andare incontro ad una forma di abbandono simile a quello che lui stesso aveva subito per volontà della moglie» . Un estremo tentativo insomma, una volta presa la decisione di togliersi la vita, sottolinea lo psichiatra, «di proteggere preventivamente le figlie da sofferenze che Schepp riteneva inevitabili, per la futura assenza della figura paterna ma anche per la possibilità del ripetersi per le bimbe dello stesso destino di abbandono da lui vissuto» . Indicativa a questo proposito, secondo Di Giannantonio, sarebbe infatti la frase scritta da Schepp alla moglie: «Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto» . Ovviamente, precisa Di Giannantonio, «nell’uccidere le figlie e poi nel suicidarsi, Schepp ha agito in una fase psicotica di non contatto con la realtà, ma ci sono state delle molle che hanno attivato tale follia, sullo sfondo – conclude – di un equilibrio già per alcuni aspetti instabile».
Speciale Le gemelline scomparse
Scomparse nel nulla
Sono appese a un filo le speranze di ritrovare in vita Alessia e Livia, le due gemelline rapite dal padre nel Canton Vaud. L’uomo dopo aver raggiunto la Corsica insieme alle figlie ha poi proseguito il suo percorso da solo verso il Sud dell’Italia dove si è tolto la vita. In una lettera alla moglie Matthias Schepp lascia capire di aver ucciso le due bimbe. Le ricerche tuttavia proseguono
a cura di Edy BernasconiATS/RED.![]() |
Losanna – La polizia vodese ha confermato ieri che il padre delle gemelline scomparse ha scritto in una lettera alla moglie di aver ucciso le due bambine. Egli afferma anche, nella stessa lettera, di trovarsi a Cerignola, in provincia di Foggia, dove intende togliersi la vita. Nel testo si legge pure che «le bambine riposano in pace, non hanno sofferto» , ha dichiarato il portavoce della polizia vodese Jean-Christophe Sauterel confermando il contenuto delle notizie circolate nella serata di giovedì. Sauterel ha invece smentito che nel messaggio l’uomo abbia scritto alla ex moglie anche che «non le rivedrai più».
L’esistenza di questa lettera, timbrata a Bari il 3 febbraio, non era stata resa nota prima per rispettare l’intimità della famiglia e per ragioni legate all’inchiesta. La decisione è stata presa in accordo con le autorità giudiziarie e di polizia francesi. Gli inquirenti hanno saputo martedì scorso delle otto lettere inviate dal 43enne. Le altre sette contenevano i 4’400 euro da lui prelevati a Marsiglia e in seguito inviati per posta alla moglie, come già era stato detto negli scorsi giorni.
La famiglia è stata avvisata il giorno stesso della lettera di cui ha ottenuto una copia. Essa ha accettato di non parlarne in modo da non disturbare le operazioni di ricerca di Alessia e Livia. Nonostante le affermazioni del padre, «non abbiamo alcuna certezza che le bimbe siano vive o morte. Viene fatto tutto il possibile per trovarle» , ha affermato Sauterel.
Le ricerche si concentrano ormai tutte in Corsica: i tre, scomparsi da St. Sulpice il 30 gennaio, sono stati visti per l’ultima volta insieme due giorni più tardi a Propriano, ma l’uomo ha lasciato l’isola il giorno stesso da solo, a bordo di un traghetto diretto da Bastia a Tolone verso le 21. La polizia vodese ha inviato due funzionari in Corsica per facilitare lo scambio di informazioni. Per l’inizio della prossima settimana è inoltre stata organizzata una riunione con i rappresentanti francesi e italiani per fare il punto dell’inchiesta. Sauterel ha pure affermato di non disporre di informazioni su un pacchetto che sarebbe stato spedito da Matthias Schepp dalla regione di Marsiglia di cui hanno parlato ieri soprattutto i giornali italiani, pacchetto che potrebbe contenere il registratore dal quale l’uomo non si separava mai. Il portavoce della polizia vodese ha poi respinto le critiche su un intervento troppo tardivo o troppo debole da parte della polizia e ha affermato che la famiglia ha dato il suo accordo alla procedura seguita. «Non è mai simpatico doversi esprimere sul lavoro condotto da colleghi come in questo caso – afferma nella sua valutazione il capo della Polizia scientifica del Canton Ticino Emilio Scossa-Baggi – tanto più che siamo di fronte ad una inchiesta oggettivamente non facile per vari motivi. Le difficoltà sono date prima di tutto dalla dimensione geografica degli spostamenti del principale protagonista di questa vicenda che ha attraversato addirittura tre Paesi percorrendo centinaia di chilometri. Aggiungiamo poi che gli indizi a disposizione sembrano essere pochi e frammentari, almeno stando alle cronache che è stato possibile leggere in questi giorni. Nelle mani delle polizie che si stanno occupando del caso, sembra di capire, vi sono unicamente alcune lettere, qualche registrazione video e vaghe testimonianze. L’unica persona a conoscere tutta la storia fino in fondo e cioè Matthias Schepp non c’è più. Ci si trova confrontati, infine, con una indagine internazionale e la collaborazione tra gli organi di polizia di ben tre Paesi non è così evidente, al di là delle buone intenzioni di chi si trova al fronte – prosegue Scossa-Baggi per il quale – è giusto che il lavoro di ricerca prosegua nonostante il contenuto della lettera inviata dal padre suicida alla moglie. Mi sembra questa, almeno, l’intenzione espressa dai colleghi vodesi i quali avranno sicuramente le loro ragioni per mantenere questa determinazione. Noi non possiamo oltretutto conoscere tutte le informazioni delle quali dispongono» sostiene ancora il capo della nostra Scientifica. In attesa del vertice previsto per lunedì e che vedrà seduti al medesimo tavolo inquirenti svizzeri, italiani e francesi, l’attenzione della polizia si è concentrata sulla Corsica e, in particolare, nelle zone dove è stato visto Matthias Schepp. La polizia dell’isola francese ha ieri intensificato le ricerche con l’impiego massiccio di uomini e mezzi, compresi alcuni elicotteri. In Italia, per contro, si è rinunciato all’impiego di cani da ricerca in mancanza di indizi che consentano il loro utilizzo. La polizia italiana mantiene tuttavia gli occhi aperti anche se, vive o morte, pare difficile che le due piccole possano aver raggiunto la Penisola dopo essere state in Corsica. Sono troppi gli elementi che lo fanno pensare. Il 43enne è salito da solo, come conferma l’acquisto di un solo biglietto, sul traghetto diretto da Bastia verso le coste francesi. È stato poi visto sempre solo durante le sue apparizioni in Italia e questo già sull’autostrada a Ventimiglia, mentre si stava dirigendo verso sud dove si sarebbe poi tolto la vita gettandosi sotto un treno.
Intanto ieri la moglie di Matthias Schepp ha lasciato la casa di St. Sulpice nel Canton Vaud per una destinazione sconosciuta. Potrebbe aver raggiunto a sua volta la Corsica dove proseguono le ricerche delle sue bambine nonostante che le speranze di ritrovarle in vita siano minime.
Un viaggio di 1’200 chilometri tra la Svizzera, la Francia e l’Italia
ATSRoma – Pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, si ricostruisce il viaggio di Matthias Schepp, il padre delle gemelline scomparse che si è suicidato a Cerignola (Foggia) il 3 febbraio. Un viaggio che lo ho portato a coprire in pochi giorni quasi duemila chilometri in auto e decine di miglia marine in traghetto. Matthias Schepp, 43 anni, trascorre il fine settimana del 29 e 30 gennaio con le figlie che vivono nel corso della settimana a St. Sulpice, nei pressi di Losanna, nella casa della moglie dalla quale si è separato.
La sera di domenica 30 manda un sms alla moglie informandola che la mattina successiva avrebbe portato lui le due bimbe a scuola.
L’imbarco a Marsiglia – Invece di portare le piccole a scuola lunedì 31 gennaio Schepp parte in auto con le bambine a bordo. Raggiunge Marsiglia, invia una cartolina alla moglie dicendole che non riesce a vivere senza di lei, ritira da cinque sportelli bancari 7’500 euro, acquista tre biglietti e la sera si imbarca sul traghetto Scandola diretto in Corsica, a Propriano. Le piccole vengono viste, e anche sentite piangere, durante il viaggio.
Le bimbe viste a Propriano – Il traghetto giunge nel porto del Sud-ovest della Corsica la mattina del 1° febbraio, attorno alle 6. Fino ad oggi erano abbastanza incerte le testimonianze circa la presenza delle piccole al momento dello sbarco e ciò aveva anche fatto supporre che Matthias Schepp le avesse uccise gettandole in mare.
Ma Olga Orneck, una donna di Propriano, riferisce agli investigatori di aver visto l’uomo con le piccole verso le 9.30 di quel giorno. Matthias, aggiunge, stava parlando con una donna bionda. È l’ultima volta che le gemelle sarebbero state viste.
Da solo verso Bastia – Matthias Schepp parte quindi in auto verso Bastia, nel Nord-est dell’isola. Per coprire il viaggio servono circa tre ore, raggiungendo la strada che segue la costa ovest dell'isola e dirigendosi verso nord. Una delle ipotesi è che le piccole siano sparite durante questo tragitto. Alla sera si imbarca da Bastia sul traghetto della Corsica-Sardinia Ferries diretto a Tolone: acquista un solo biglietto. Delle piccole più nessuna traccia.
Da Tolone in Italia – Matthias Schepp sbarca a Tolone il mattino successivo e si dirige verso la frontiera italiana, che varca a Ventimiglia dove il passaggio della sua auto viene registrato.
Da questo momento le tracce dell’uomo diventano ancor più labili e per tutto il suo lungo viaggio da Tolone a Vietri e poi a Cerignola, oltre 1’200 chilometri, Matthias Schepp ha tenuto spento il suo cellulare e non ha usato carte di credito, probabilmente per evitare di essere rintracciato.
Pranzo sul mare poi la fine – È a Vietri sul Mare che Schepp viene visto in un ristorante. Era l’ora di pranzo ed era solo, ricorda il ristoratore. Poche ore dopo sarà a Cerignola, da dove invierà alla moglie le ultime lettere: sette contengono i soldi che ormai sa che non gli serviranno più, l’ottava è quella in cui le dice che le bimbe ormai «riposano in pace» . La scrive forse in un bar della cittadina foggiana davanti ad un bicchiere di birra. Poi chiude la sua auto. È notte quando si dirige verso i binari e aspetta il suo ultimo treno, l’Eurostar Milano-Bari che lo travolge e lo uccide.

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