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Il Tribunale federale boccia il ricorso dell’avvocato bellinzonese e ex vicepresidente dell’istituto

Da: La regione, 26.10.2010 pag 4

Rossi/BancaStato: capitolo penale chiuso

Il Tribunale federale boccia il ricorso dell’avvocato bellinzonese ed ex vicepresidente dell’istituto di credito

A.MA./L.B.
TI-PRESS Ottobre 2009, Tuto Rossi durante l’udienza in Cassazione

Da Losanna brutte notizie per Tuto Rossi . Il Tribunale federale ha rigettato il ricorso dell’avvocato bellinzonese contro la sentenza della Cassazione ticinese che aveva confermato il reato di amministrazione infedele qualificata del quale Rossi era stato riconosciuto colpevole, nel novembre 2006, dai giudici delle Assise criminali di Lugano per aver danneggiato il patrimonio di BancaStato, istituto di cui all’epoca dei fatti (2001) era vicepresidente: una voragine da 21 milioni e mezzo di franchi provocata operando, o meglio speculando con derivati senza la copertura necessaria. Il verdetto dei magistrati di Mon Repos, – ne ha riferito ieri pomeriggio il portale “ticinonews.ch” – chiude penalmente l’affaire legato al buco milionario cagionato all’istituto di credito cantonale, costituitosi parte civile.

La decisione del Tribunale federale arriva a quasi quattro anni dal processo di primo grado e a poco più di un anno dalla sentenza della Corte di cassazione e revisione penale. Corte che aveva ribadito la condanna per amministrazione infedele qualificata a carico sia di Rossi che dell’ex vicedirettore di BancaStato Urs Betschart . I giudici del Tribunale d’appello avevano tuttavia parzialmente accolto i ricorsi, ma solo con riferimento alla commisurazione della pena, che è stata ridimensionata: dai ventiquattro mesi, irrogati a entrambi gli imputati in primo grado, a ventidue. Alla luce dei nuovi termini contemplati dal Codice penale, a Betschart e a Rossi è stata così sospesa la pena condizionalmente, per un periodo di prova di due anni. Lo sconto di un paio di mesi (per violazione del principio di celerità, era stata la motivazione) ha evitato il carcere al già vicepresidente di BancaStato.

E unicamente Rossi – che anche nell’udienza tenutasi il 7 ottobre 2009 dinanzi alla Corte di Cassazione si era dichiarato innocente contestando pertanto l’accusa di amministrazione infedele qualificata (“Nella gestione dei miei conti in BancaStato agivo non come membro del Cda, bensì quale cliente”) – aveva impugnato il verdetto di secondo grado davanti al Tribunale federale. Ieri le parti hanno ricevuto la sentenza con la quale il Tf respinge il ricorso dell’ex vicepresidente dell’istituto di credito cantonale e convalida così la decisione dei magistrati del Tribunale d’appello ticinese. « Avevo previsto questo risultato, anche se si spera sempre nell’accoglimento del proprio ricorso – commenta Rossi da noi interpellato –. In sostanza il Tf, quando affronta le singole contestazioni avanzate dal sottoscritto, afferma che le argomentazioni sollevate sono appellatorie e quindi, ricordando di essere una Corte di natura puramente cassatoria, non entra nel merito ». Intende ora rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo? « No, non ricorrerò alla Cedu », risponde Rossi.

Contenziosi civili e futuro professionale

Il verdetto di Losanna è definitivo. Dichiara alla ‘Regione Ticino’ il presidente di BancaStato Fulvio Pelli : « Prendiamo atto con una certa soddisfazione della decisione del Tribunale federale e dunque della conclusione della vertenza penale. Abbiamo contenziosi di natura civile aperti con Tuto Rossi, che andranno adesso rivalutati alla luce di questa sentenza ».

Il recente verdetto del Tf innesca qualche interrogativo anche sul futuro di Rossi come avvocato. « Con la decisione del Tribunale federale la condanna è definitiva. Ciò significa che verrà iscritta nel casellario giudiziale di Rossi, al quale potrebbe così venire a mancare un presupposto per l’iscrizione al registro degli avvocati », osserva il presidente della Commissione di disciplina dell’Ordine ticinese degli avvocati Riccardo Rondi . Per figurare nel registro, che permette di operare nel cosiddetto ‘monopolio’, ovvero di patrocinare davanti ai tribunali civili e penali o agli organi inquirenti, è necessario non avere alcuna condanna per reati di una certa rilevanza. « La Camera per l’avvocatura e il notariato (Can, ndr) , alla quale compete la verifica dell’esistenza dei presupposti per l’iscrizione al registro, dovrà prendere atto della condanna cresciuta in giudicato e dovrà aprire un procedimento nei confronti di Tuto Rossi per un’eventuale cancellazione di quest’ultimo dal registro durante tutto il periodo in cui la condanna figurerà sul casellario ». Il che equivale alla sospensione condizionale della pena, ovvero due anni. Dopo questo periodo, in caso di cancellazione, sarà possibile per l’interessato chiedere di essere nuovamente iscritto al registro. Il verdetto del Tf su Rossi potrebbe essere segnalato alla Can dalla stessa Commissione di disciplina, alla quale vengono trasmesse le sentenze di Mon Repos riguardanti le professioni d’avvocato. « In questi casi la segnalazione avviene d’ufficio », precisa Rondi.

Per decretare la cancellazione, la Camera per l’avvocatura dovrà stabilire se il reato per cui è stato condannato l’avvocato bellinzonese sia ‘di una certa rilevanza’. « Nel corso normale delle cose, questo tipo di condanna dovrebbe portare all’uscita dal registro professionale », annota Rondi. Rossi potrebbe tuttavia decidere di ‘auto-cancellarsi’, senza quindi un giudizio della Can. Se poi la Camera per l’avvocatura e il notariato non dovesse pronunciarsi, « allora potremmo entrare in gioco noi », rileva il presidente della Commissione di disciplina dell’Ordine.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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