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Secondo uno studio i casi, fino agli anni '70, sarebbero
decine di migliaia - Furono commessi abusi, sia fisici che psichici -
Molti soffrirono la fame e non poterono neppure andare a scuola oltre
il livello elementare
Decine di migliaia di bambini dati in affidamento in Svizzera fino
agli anni '70 furono impiegati come forza lavoro a buon mercato,
specialmente nelle fattorie, e furono spesso vittime di maltrattamenti
e discriminazioni. Lo affermano gli autori di un libro presentato ieri
a Basilea, frutto di uno studio della locale università, cofinanziato
dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica
(FNS).
Lo studio riguarda essenzialmente la Svizzera tedesca, che
contrariamente alla Romandia non era stata ancora oggetto di indagine,
ha spiegato il professor Ueli Mäder, che ha diretto le ricerche con il
collega Heiko Haumann.
All'inizio l'idea era di togliere il velo da questa pagina poco nota
della storia svizzera, ma sono mancati i mezzi. La Confederazione
aveva rinunciato nel 2005 a lanciare un programma di ricerca nazionale
(PNR) sulla questione degli affidamenti coatti, a
causa dell'opposizione dei cantoni.
Durante quattro anni i ricercatori Marco Leuenberger e Loretta Seglias
hanno raccolto oltre 270 testimonianze, che coprono il periodo
dall'inizio agli anni '70 del XX secolo. Per il loro libro ne hanno
selezionato quaranta.
Sono stimati a circa 100.000 i bambini che
tra il 1920 e il 1970 furono affidati con la forza presso istituti e
famiglie d'accoglienza. I bambini, accolti soprattutto da contadini,
provenivano da famiglie povere o dissestate, oppure erano figli
illegittimi o orfani.
Molti degli affidati, che dovevano pagare
vitto e alloggio lavorando, furono vittime di malattrattamenti e abusi
fisici e psichici. Altri furono invece trattati bene. In nove
capitoli, il libro mette in risalto diversi aspetti della loro vita:la
fame sofferta, le difficoltà di accesso all'educazione (la maggior
parte degli interrogati non ha potuto accedere alla scuola secondaria
né
assolvere un tirocinio), l'isolamento,
la vergogna, per alcuni la fuga o la resistenza.
Lo scopo dello studio non era di rendere pubblici i peggiori casi di
abusi, ma di mostrare un ampio ventaglio di destini infantili e di
ricollocarli nel contesto delle condizioni di vita di allora.
Altre indagini sono necessarie, sostengono gli autori. Il canton Berna,
dove sono state effettuate molte delle interviste, sostiene il
progetto. Approfondimenti sono previsti anche nei cantoni di Lucerna e
Soletta. Tutte le testimonianze raccolte dovrebbero essere
accessibili a ricercatori e altri interessati a partire dal 2011
tramite l' Archivio sociale svizzero di Zurigo.
Non è la prima volta che i bambini strappati ai genitori in Svizzera
sono oggetto di uno studio. Fino negli anni Settanta Pro Juventute
aveva affidato oltre 600 bambini
zingari a famiglie d'accoglienza, istituzioni, centri psichiatrici e
prigioni con il sostegno delle autorità. Quest'altra pagina oscura
della storia elvetica recente era emersa da una ricerca chiesta dal
parlamento nel 1986 e pubblicata nel 1998. La fondazione si era
scusata con gli interessati per la prima volta nel 1987. Tra il 1988 e
il 1993 la Confederazione ha messo a disposizione 11
milioni come riparazione.
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