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I servizi sociali e tutorie penalizzano chi critica il loro operato e avvantaggiano chi "collabora"


Perché Lorenzo abita col papà mentre Tamara sta nel foyer? LEGGI L'ARTICOLO NEL FORMATO ORIGINALE

Due bambini, due pesi e due misure. Così i servizi sociali e le autorità tutorie penalizzano chi critica il loro operato e avvantaggiano chi «collabora»

Criticare l'operato dei servizi sociali può avere spiacevoli conseguenze. L'hanno sperimentato i genitori di Tamara che per ordine delle autorità tutorie possono vedere la loro figlia solo due ore ogni due mesi, sotto sorveglianza. Il padre di Lorenzo ha ottenuto un trattamento ben diverso.

di Matteo Cheda (L'Inchiesta 2004; www.consumatori.ch)

Pietro e Paolo guadagnano lo stesso salario e ricevono dal fisco ognuno una fattura di 10 mila franchi. Pietro ringrazia l'ufficio tassazioni per questa bella sorpresa: di conseguenza lo Stato gli riduce le imposte del 50%. Paolo invece contesta l'operato dei funzionari del fisco: e questi, per ripicca, gli raddoppiano le imposte.

Questa storiella è inventata, ma serve a capire quella vera, dove al posto del fisco ci sono i servizi sociali e al posto di Pietro e Paolo ci sono due bambini, Tamara e Lorenzo (i nomi sono cambiati).

Tutti e due si trovano in un conflitto di lealtà. Vogliono bene sia ai loro genitori, sia alla famiglia affidataria che li ha ospitati. Nei due casi la madre affidataria ha segnalato alle autorità che il padre naturale maltrattava il figlio: da qui sono nate fortissime tensioni.

- Gli indizi. Il padre di Tamara ha ammesso di averle dato qualche sculacciata. Lorenzo invece ha detto alla psicologa Anne Marie Jolidon che il padre gli ha bruciato una sigaretta sul braccio (foto a pagina 16 nella versione cartacea).

- Il rapporto con i servizi sociali. Il padre di Lorenzo ha instaurato un buon rapporto con gli operatori sociali. I genitori di Tamara invece li hanno criticati duramente.

Ebbene: Lorenzo ha potuto andare ad abitare col papà. Mentre Tamara è stata tolta ai genitori. Lo scorso 22 giugno la Commissione tutoria ha deciso di collocarla in un foyer in quanto i genitori non sarebbero «idonei a svolgere il loro ruolo» e da anni sono «impegnati in una lotta senza confini contro tutto e tutti».

Secondo la prassi del Tribunale federale, prima di decidere se un figlio può rientrare in famiglia oppure no, le autorità devono accertare se è intatta la sua relazione psichica con i genitori e se il trasferimento è compatibile con le loro capacità educative. Nel caso contrario le autorità commettono un arbitrio, violando l'articolo 4 della costituzione.

Nonostante questa chiara giurisprudenza, la Commissione tutoria (presieduta da un'avvocata!) non ha effettuato alcun accertamento sulle capacità educative dei genitori. L'unica verifica risale al 1997: allora lo psichiatra Marco Frei in una perizia ordinata dall'autorità di vigilanza sulle tutele, aveva accertato che Cristina e Andrea Rossi erano in grado di svolgere il loro ruolo genitoriale. (La psicologa Gianna S., amica della madre affidataria Bianchi, affermava il contrario).

Secondo il Tribunale federale, il bambino «non deve essere tolto bruscamente dal luogo in cui si è radicato». Eppure la Commissione tutoria ha trasferito Tamara in un'altra regione del Ticino, senza spiegarne il motivo.

Per privare i genitori della custodia parentale, non è sufficiente dimostrare che un'altra soluzione (ad esempio il collocamento in un foyer) sia migliore della vita con i genitori. Inoltre un minorenne non può andare al foyer solo per un suo sfizio personale, anche perché un posto al foyer costa circa 10 mila franchi al mese di sussidi federali, cantonali e comunali, più la retta a carico della famiglia.

Secondo il codice civile (articolo 301), il figlio non può abbandonare la comunione domestica senza il consenso dei genitori e non può nemmeno esser loro tolto senza causa legittima. Il Tribunale federale precisa che, accanto al benessere del bambino, va considerato «il diritto naturale dei genitori ad accudirlo, curarlo ed educarlo».

Nello P., il curatore di Tamara, sostiene che è necessario collocare la ragazza in un foyer in quanto si trova in un «conflitto di lealtà» tra i genitori (Rossi) e gli ex affidatari (Bianchi). Eppure secondo il Tribunale d'appello ticinese questa non è una ragione sufficiente per privare un genitore della custodia, come dimostra la sentenza sul caso di Lorenzo. «Che per i contrasti tra il padre e la famiglia affidataria il bambino soffra, trovandosi in un serio conflitto d'affetti, è un dato inoppugnabile» scrivono i giudici. «Non risulta però che il padre sia egli medesimo la causa del disagio». E inoltre «Il conflitto di lealtà è una situazione con cui il bambino deve imparare a vivere. Le due famiglie denotano profonde divergenze culturali e d'abitudini, ideologiche e filosofie opposte, se non antitetiche, sfociate in aperte diatribe».

«La legge dovrebbe essere uguale per tutti» dice Cristina Rossi. «Ma allora perché Lorenzo ha potuto tornare dal suo papà, mentre nostra figlia deve stare al foyer?»

- La sentenza del Tribunale federale (in tedesco) si trova sul sito www.tribunale-federale.ch (Giurisprudenza / Decisioni principali / numero 111 II 119).

- La sentenza sul caso di Lorenzo (16.12.2003; n. 11.2003.54) può essere ordinata a fr. 20.- scrivendo a: Tribunale d'appello, Prima camera civile, 6900 Lugano, spiegando per quale motivo la desiderate.

La vacanza di Tamara - 2

Quando nel 1996 "Tamara Rossi" (nome cambiato) ha 4 anni, secondo numerosi testimoni è una bambina allegra e spensierata. La psicologa Gianna S. del Servizio medico psicologico ticinese non la pensa così: considera Tamara «depressa», accusa il papà di maltrattamenti e ritiene che i genitori non sono idonei al loro ruolo.

Seguendo il consiglio della psicologa, le autorità tutorie portano via Tamara dai suoi genitori e la collocano in affido presso la famiglia "Bianchi". Più tardi ci si accorge che la decisione è sbagliata. Le accuse della psicologa vengono smentite dall'autorità di ricorso.

Nel frattempo però Tamara si è abituata a vivere con i Bianchi. Per evitare un rientro brusco, le autorità aumentano gradualmente i diritti di visita nell'ottica di un futuro rientro in famiglia. Tamara passa così qualche giorno a casa dei genitori. Ma interviene nuovamente la psicologa.

Gianna S. sostiene che dopo le visite la bambina soffre per il conflitto di lealtà tra le due famiglie. Consiglia quindi di ridurre i contatti tra genitori e figlia. Le autorità tutorie approvano e diminuiscono le visite. Ciò provoca la disperazione dei genitori. E questo loro comportamento diventa il motivo per ridurre ulteriormente le visite. Si innesca un circolo vizioso.

Quando la mamma di Tamara si rivolge a L'Inchiesta in cerca di aiuto, può vedere la ragazza solo due ore ogni due mesi sotto sorveglianza alla Casa Santa Elisabetta, «un luogo che mette a disagio mia figlia» afferma.

Tamara intanto a poco a poco si stacca dai suoi genitori. Li considera sempre più degli estranei e poco interessati a lei, occupati come sono a far valere i loro diritti davanti a diverse istanze giudiziarie. E poi li vede solo ogni due mesi!

Oggi Gianna S. è in pensione. Ma gli effetti del suo operato si fanno ancora sentire. Siccome i Bianchi lasciano il Ticino per motivi professionali, la Commissione tutoria (presieduta dall'avvocata Michela Ferrari-Testa) lo scorso giugno conferma la privazione della custodia ai Rossi, colloca Tamara in un foyer e concede ai genitori una visita ogni due mesi, sotto sorveglianza.

Una decisione in contrasto con la giurisprudenza del Tribunale d'appello e del Tribunale federale, come spiegato in questo articolo.

Nussbaumer difendeva la bambina

Nel giugno 1996, quattro mesi dopo aver tolto la figlia Tamara ai genitori Cristina e Andrea Rossi, la Delegazione tutoria (DT) del comune di A nomina il medico Werner Nussbaumer "curatore" della bambina. (Il curatore è incaricato di difendere gli interessi di un minorenne nei confronti di terzi).

Nussbaumer (medico di famiglia dei Rossi) constata numerose disfunzioni nell'operato delle autorità (in particolare della psicologa Gianna S. e della delegazione tutoria di A). Il 24 febbraio 1997 invia quindi un rapporto all'autorità di vigilanza sulle tutele in cui denuncia la «totale incapacità da parte delle persone preposte a gestire in modo equo ed equilibrato il caso di Tamara». Secondo Nussbaumer, la psicologa Gianna S. e la delegazione tutoria «si sono messi chiaramente non dalla parte della piccola Tamara, ma dei signori Bianchi, con gravissime ripercussioni per tutti».

Il curatore chiede che la bambina «rientri immediatamente al domicilio dei genitori, fermo restando un breve diritto di visita da parte dei signori Bianchi e per un periodo limitato». A causa di questa lettera, tre settimane più tardi, a Nussbaumer viene revocato il mandato di curatore.

Tamara resterà dai Bianchi per altri sette anni, fino al 9 agosto 2004. Poi sarà collocata in un foyer.

L'avvocata presidente

La Commissione regionale tutoria che decide il futuro di "Tamara Rossi" è presieduta dall'avvocata Michela Ferrari-Testa, ex deputata in Gran consiglio ed ex vice presidente del Partito liberale radicale.

Nel 2001 le oltre 200 Delegazioni tutorie comunali (DT) sono state sostituite da 18 Commissioni tutorie regionali (CTR), composte da un giurista (presidente), da un operatore sociale (membro permanente) e da un delegato del comune dove risiede la persona oggetto della misura. Le decisioni sono preparate dal presidente e approvate a maggioranza dei tre membri.

Argomentazioni giuridiche zoppicanti

Il curatore Nello P. allestisce un progetto di collocamento al foyer «nell'ipotesi in cui un rientro in famiglia non sia opportuno». Più sotto la commissione scrive che «non ha motivo di scostarsi dal progetto suggerito dal curatore, ritenuto che non sono dati gli estremi per un rientro di Tamara presso i genitori naturali». Secondo la legge, i genitori possono essere privati del figlio solo se non esistono altri mezzi per sottrarlo a un pericolo grave. La commissione non motiva in modo abbastanza preciso perché i Rossi non sarebbero «idonei a svolgere il ruolo genitoriale».

Alla nonna ha detto un'altra cosa

Interrogata dalla Commissione tutoria, Tamara ha detto che preferisce il foyer piuttosto che rientrare dai genitori. Alla nonna però ha riferito che ha potuto scegliere solo tra il foyer e un'altra famiglia affidataria.

Tamara ha vissuto per anni con i Bianchi, incontrando i genitori solo poche volte all'anno. La ragazza (oggi 13enne) si trova in un conflitto di lealtà. Ad esempio prova disagio a dire alla sua mamma che vuole bene alla signora Bianchi e viceversa.

Un fenomeno analogo lo si riscontra nei figli di genitori in fase di divorzio. Quando vengono interrogati, spesso cercano di indovinare la risposta che l'adulto si aspetta.

Costretta a cambiare scuola

Il Tribunale federale dice che il minore «non deve essere tolto bruscamente dal luogo in cui si è radicato». Eppure La Commissione tutoria non spiega nella sua decisione perché non era possibile collocare Tamara in un foyer vicino alla scuola attuale.

La mamma aveva chiesto di lasciar scegliere a Tamara se desiderava cambiare scuola e andare al foyer oppure se preferiva restare nella stessa scuola e alloggiare dalla nonna o dalla zia. La Commissione tutoria non ha posto questa domanda a Tamara e nella sua decisione non ha spiegato perché non l'ha fatto.

In carcere la vedrebbero più spesso

La Commissione tutoria concede ai genitori di vedere la loro figlia solo ogni due mesi e sotto sorveglianza. Un assassino in carcere avrebbe diritto a visite molto più frequenti (vedi articolo "Quando il papa è in prigione"). La commissione non spiega né perché non si possono intensificare gli incontri e nemmeno perché è necessaria la sorveglianza.

Secondo il Tribunale d'appello per pronunciarsi sulle relazioni personali tra i genitori privati della custodia e il figlio «sono sufficienti constatazioni aggiornate sul modo in cui avvengono le visite e sul vicendevole comportamento degli interessati». La Commissione tutoria ha violato questo principio.

Un privilegio illegale per i Bianchi

Al punto 6 la Commissione tutoria fissa in modo estremamente rigido i diritti di visita a favore dei Rossi (genitori di Tamara). Mentre al punto 7 delega al foyer la decisione sugli incontri con i Bianchi (ex famiglia affidataria). Si tratta di una discriminazione illegale, come ha confermato a fine luglio l'autorità di vigilanza sulle tutele (della Sezione enti locali). Questa ha annullato il punto 7 della decisione e ha invitato la Commissione tutoria a esprimersi formalmente sui diritti di visita tra Tamara e i Bianchi. A fine settembre il curatore dovrebbe formulare una proposta concreta.

L'importante è collaborare

La foto mostra il braccio del piccolo Lorenzo al rientro dal diritto di visita col papà. Il bambino avrebbe più volte riferito del «clima teso e violento che regna nella famiglia del padre, il quale percuote la moglie». Interrogato dalla psicologa Anna Maggetti Jolidon, Lorenzo ha risposto che la bruciatura sul braccio è stata causata dal padre con una sigaretta. Nonostante ciò, il Tribunale d'appello ha attribuito Lorenzo al papà (e non alla mamma), in quanto l'uomo collabora positivamente con i servizi sociali. Nel caso di Tamara invece i genitori si sono permessi di criticare duramente gli errori delle autorità. Strana coincidenza: da otto anni sono privati della figlia. E dire che anche il curatore ufficiale della bambina Werner Nussbaumer aveva formulato pesanti critiche. Per questo era stato destituito.

Copyright © L'Inchiesta, 5/2004, settembre - pagina 14

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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