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Quindici anni per rompere il silenzio

Da: La regione, 7.3.08, pag 13

 

Quindici anni per rompere il silenzio
Il Nazionale allunga i termini di prescrizione dei reati sessuali su minori; no all’iniziativa di Marche Blanche


da Palazzo federale Claudio Carrer

Una proposta
«che va nella giusta direzione ma eccessiva» ,
«seducente ma pericolosa»
,
«comprensibile ma problematica dal punto di vista giuridico»
. Sono le principali considerazio­ni che hanno spinto ieri la mag­gioranza del Consiglio naziona­le (con 137 voti contro 40 e 3 aste­nuti) a raccomandare al popolo svizzero di respingere l’iniziati­va popolare che mira a rendere imprescrittibili l’azione penale e la pena per i «reati sessuali o di pornografia commessi su fan­ciulli impuberi».
Accettata per contro una mo­difica del Codice penale per con­cedere alle vittime più tempo
per presentare denuncia. L’ini­ziativa, promossa nel 2006 dal­l’associazione “Marche blan­che” e sottoscritta da quasi 120 mila cittadini, vuole invece ga­rantire loro un tempo indeter­minato per ottenere giustizia. Essa è stata concepita soprattut­to per quei casi in cui esiste un legame particolarmente forte (dal punto di vista affettivo o economico) con l’autore della violenza psichica o sessuale, per esempio se questo è mem­bro della famiglia o fa parte del cosiddetto “entourage”. In simi­li circostanze risulta infatti dif­ficile per la vittima parlare de­gli atti subiti prima di essersi li­berata da tale dipendenza e di aver portato a termine un pro­cesso di elaborazione psicologi- ca estremamente lungo e labo­rioso.
Per non ostacolare l’avvio di un procedimento penale e con­sentire così all’autore di sfuggi­re alla giustizia, a tutti appare sensato applicare un regime di prescrizione particolare (del re­sto già previsto dall’attuale Co­dice penale), ma
«la soluzione proposta dall’iniziativa e la sua terminologia» sono state giudi­cate
«problematiche»
dalla mag­gioranza del Nazionale e dal Consiglio federale.
La neo ministra della giusti­zia
Eveline Widmer-Sch­lumpf
ha spiegato al plenum che
«l’interpretazione e l’appli­cazione » dell’iniziativa porreb­bero «grosse difficoltà» . In parti­colare, ha fatto notare l’impossi­bilità di definire la nozione di “fanciulli impuberi”, visto che «la pubertà interviene in mo­menti diversi a seconda dei sog­getti » ; inoltre, parlando di “reati di pornografia”, il campo di ap­plicazione dell’imprescrittibi­lità si allargherebbe anche ai casi di semplice possesso di og­getti o rappresentazioni di ca­rattere pornografico, il che sa­rebbe «oggettivamente spropor­zionato » ; infine, il testo dell’ini­ziativa non fa alcuna differenza tra autori maggiorenni e mino­renni.
Meglio dunque il contropro­getto indiretto (accolto all’una­nimità dalla Camera del popo­lo), che prevede di dare più tem­po alla vittima per presentare denuncia penale. Secondo il di­ritto attualmente in vigore, il termine di prescrizione per i reati gravi contro l’integrità fi­sica e sessuale dei fanciulli mi­nori di 16 anni è di quindici anni, ma dura al massimo fino al 25esimo anno di vita. Il mo­dello adottato prevede invece che il termine di prescrizione inizi a decorrere a partire dal momento in cui la vittima rag­giunge la maggiore età, ossia 18 anni. Questo significa in prati­ca che avrà tempo fino ai 33 per rompere il silenzio e rivolgersi alla giustizia.
La norma si applicherebbe soltanto ai casi in cui il presun­to colpevole era maggiorenne al momento della commissione
del reato e non ai minorenni, con i quali la vittima non può avere quel particolare rapporto di dipendenza che le rende diffi­cile rivolgersi alla giustizia.
I fautori considerano questo progetto sufficientemente
«equi­librato » da poter indurre “Mar­che Blanche” a ritirare l’inizia­tiva. La sua presidente Christi­ne Bussat per ora si limita ad affermare che il controprogetto
«va nella giusta direzione ma re­sta insufficiente»
. Prima di pren­dere una decisione definitiva, l’associazione attenderà co­munque la fine dell’iter parla­mentare (l’oggetto deve ancora passare al vaglio degli Stati). Nel frattempo però il Nazionale ha dato seguito a due iniziative parlamentari che mirano a me­glio tutelare l’integrità dei mi­nori: una della ticinese Chiara Simoneschi- Cortesi, che vuole introdurre l’obbligo di presen­tare un estratto del casellario giudiziario per tutti coloro che lavorano a contatto con fanciul­li e una del presidente del Ppd Christophe Darbellay, che mira a vietare per almeno dieci anni ogni attività professionale o volontaria con minori alle per­sone condannate per atti ses­suali con fanciulli.




Tempo fino a 33 anni per inoltrare la denuncia

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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