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Abusi nel sociale da parte di persone straniere. Rompere il silenzio

Da: Mattino della domenica

 

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 30 marzo 2008
In una mezza giornata – martedì pomeriggio, se si vuole essere precisi - abbiamo sentito due storie di (presunto?) abuso di prestazioni sociali da parte di cittadini stranieri. Due in mezza giornata ci pare una media fin troppo alta. Adesso i “benpensanti” sono liberi di dare la stura alla solita manfrina su xenofobia, razzismo e quant’altro: ma se gli abusi ci sono ci sono, e c’è poco da far finta di nulla.
Tanto per dirne una, anzi due, sul caso del cittadino balcanico in AI e in assistenza che si è comprato una villetta da 700mila Fr, nessuno da Bellinzona ha saputo dare una spiegazione convincente. Mentre a quanto ci risulta la richiedente l’asilo minorenne collocata in istituto a Lugano a 8114 Fr al mese, di cui si è assai parlato l’anno scorso, sarebbe ancora lì. 

Due storielle
Le due storielle sentite in mezza giornata, di cui si scriveva poc’anzi, riguardano invece: la prima un cittadino balcanico residente nel Sopraceneri, in AI e in assistenza, che però al paese d’origine sarebbe proprietario di una casa (e quindi non avrebbe diritto all’assistenza) mentre in Ticino sarebbe alla costante ricerca di lavori da svolgere in nero (ciò che dimostrerebbe che non è invalido e che quindi non ha diritto all’AI). Due abusi in un colpo solo.
Il secondo caso è invece riferito a persone italiane in AVS che possiedono una casa in Italia: non in Sicilia, ma in Lombardia. Di questo però il fisco ticinese – di riflesso lo Stato ticinese – non sa nulla. Per cui, per l’autorità cantonale la casa non esiste e di conseguenza la complementare arriva anche a queste persone che non ne avrebbero diritto. Come tutti sanno, l’anziano ticinese che vive con la sola AVS e che ha una casa in Ticino, frutto di decenni di sacrifici, la complementare se la scorda. Prima di riceverla deve “mangiarsi fuori” la casa.
Di recente invece i servizi sociali di Lugano avevano beccato con le mani nel sacco (più concretamente: nel motore) un cittadino straniero in assistenza, con domanda di invalidità in corso (ma respinta) che lavorava in nero nell’officina di un parente. Il Cantone non ha però ritenuto che le “prove” dell’abuso presentate (testimonianza di funzionari comunali) fossero sufficienti per sospendere le prestazioni: probabilmente ci voleva un filmato...

Bisogna segnalare
Di queste situazioni si deve parlare. Chi è a conoscenza di abusi nel sociale deve segnalarli al Comune, o al Cantone. Certo la tentazione di guardare dall’altra parte è forte. E’ facile dirsi: “mah, in fondo non è affar mio, io non sono un gendarme, né sono tenuto a farlo”. Così però ci si rende complici. Segnalare gli abusi di cui si è a conoscenza è un dovere civico. Perché poi mancano i soldi per chi davvero ne necessita. Non bisogna nemmeno aver paura che la persona “denunciata” possa scoprire che è l’autore della segnalazione, perché l’anonimato è garantito.
Il Mattino da parte sua continuerà a fare il proprio dovere a difesa dei soldi del contribuente ticinese che non devono finire nelle tasche di chi arriva da noi da certi paesi con lo scopo preciso di farsi mantenere perché “se gli Svizzeri sono così scemi, bisogna approfittarne”. Questa citata tra virgolette non è una frase di fantasia, ma è stata realmente sentita qualche tempo fa da una signora alla fermata dell’autobus.
Noi a fare la figura degli scemi non ci stiamo. Per questo continueremo a tornare alla carica sia con scritti sul giornale sia con atti parlamentari. In certi casi, dice il saggio, il silenzio è d’oro. Certamente non in questi. E delle accuse di “xenofobia” e di “razzismo” di chi ha spalancato il nostro paese e il nostro Stato sociale ad approfittatori provienienti da quattro angoli del globo, ci importa meno di zero. La Svizzera, il Ticino, ha già dato: adesso basta.

 

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