Da: Il caffé della domenica, 20.04.08
La Camera di Commercio, riconosce le anomalie di alcune imprese, ma...
"Gli utili sono cresciuti
ma i salari sono fermi"
Libero D'Agostino
Imporre per legge un salario non al di
sotto dei 3'500 franchi, come rivendicato dall'Uss, l' Unione sindacale
svizzera, per Franco Ambrosetti serve ben poco. "Servirebbe solo ad
irrigidire il mercato del lavoro e a creare nuovi problemi a quelle
aziende già in difficoltà", afferma il presidente della camera di
Commercio ticinese. Secondo Ambrosetti, che già in passato ha puntato
il dito contro i salari troppo bassi in Ticino, il vero problema sono
le imprese che in questi tre anni di crescita economica hanno
guadagnato bene, ma concesso poco: "Sono queste a dover aumentare i
salari. È eticamente doveroso. Su di esse dovrebbe concentrarsi la
pressione dei sindacati. Altrimenti significa che non fanno bene il
loro lavoro".
Certo
è che anche con 3.500 franchi al mese non è facile vivere. Tolti i
soldi per l'affitto, le spese per mangiare e vestirsi, per l'auto o
l'abbonamento del bus, per il telefono, qualche caffé al bar e, magari,
per il premio della casa malati, non c'è da scialare. Bisogna tirare la
cinghia. Eppure, per centinaia di migliaia di persone questo salario
resta una grande aspirazione. "In Ticino ci sono 4-5 mila lavoratori
che guadagnano addirittura meno di 3000 franchi al mese" afferma
Saverio Lurati segretario del sindacato Unia. Si tratta in gran parte
di frontalieri che lavorano nelle aziende del Mendrisiotto, dove il
sindacato ha anche riscontrato buste paghe di 10 franchi all'ora. "In
alcune aziende del settore orologiero - sottolinea Lurati -, dopo gli
aumenti che siamo riusciti ad ottenere in questi ultimi anni, oggi
arriviamo a stipendi di 2'500 franchi. Dove non esiste un contratto
collettivo c'è questa situazione. Perciò, chiediamo che, quantomeno, le
imprese che ricevono aiuti dal Cantone paghino salari non inferiori ai
3'500 franchi, l'importo rivendicato ora dall'Uss". Per Sandro
Lombardi, direttore dell'associazione industriale, le imprese ticinesi
generalmente pagano salari al di sopra di questa cifra: " Dal 2007 in
diversi rami industriali ci sono stati aumenti superiori anche al
carovita. Al di sotto dei 3'500 franchi ci sono solo le ultime
propaggini di un settore manifatturiero che ha già trasferito
all'estero la produzione. Imporre questo minimo salariale equivale a
farle chiudere. Con un danno sociale ed economico ben più grave per
tutti".
La rivendicazione dell'Uss non convince Ambrosetti: "Gli
aumenti vanno contrattati impresa per impresa. Sono convinto che dove
si è guadagnato bene è nell'interesse degli stessi imprenditori fare
una politica salariale con aumenti che premiano anche il merito per
motivare i dipendenti. Questo purtroppo non è sempre successo".
Se
un'impresa si regge solo sui bassi salari -avverte Lurati- significa
che è già fuori mercato. Proprio l'esperienza dei contratti collettivi
dimostrerebbe che quando un'azienda è solida gli aumenti salariali non
la mandano a gambe per aria: "Nell'edilizia per i lavoratori
qualificati - osserva- abbiamo ottenuto buste paga superiori ai 5'000
franchi. Anche in alcuni comparti dell'industria abbiamo raggiunto
buoni livelli retributivi, e tutte queste aziende non sono di certo
fallite". Sul fatto che tutti dovrebbero avere una busta paga dignitosa
e adeguata al costo della vita, Lombardi concorda pienamente: "Tuttavia
non possiamo dimenticare che ogni azienda paga sulla base del proprio
business. Ma come si può costringere un fruttivendolo o un piccolo
artigiano a pagare 3.500 franchi al mese o addirittura 4'000, come
chiede l'iniziativa popolare del Movimento per il socialismo. Significa
fargli chiudere bottega".
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