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Imposte, Stato e giustizia secondo l’economista Pascal Salin

Da: Corriere del Ticino, 17.3.08, pag 8

<>«Quel fisco cieco e distruttore»
Imposte, Stato e giustizia secondo l’economista Pascal Salin


Sostenitore delle teorie libertarie e della centralità dell’in­dividuo, autore di opere come «La tirannia fiscale» e «Li­beralismo », l’economista francese ha tenuto una confe­renza a Lugano, ospite dell’ Associazione liberisti ticinesi


«Se c’è un problema cercate lo Stato, è lì da qualche parte». È una battuta piazzata dopo quasi tre ore di conferenza, ma che riassu­me tutto un pensiero. Esponen­te della scuola austriaca, noto per le sue opere sul liberalismo, sul­la fiscalità e contro l’intervento dello Stato, sabato a Lugano Pa­scal Salin ha spiegato la sua visio­ne liberale e libertaria dell’eco­nomia. Una visione che si fonda sul concetto di proprietà e sulla libera contrattazione fra indivi­dui, che bolla come intrinseca­mente iniqua la potestà tributa­ria e che contesta il concetto ad essa legata di giustizia sociale. « Per sua natura l’imposta è im­morale. Usa la costrizione per to­gliere a qualcuno il diritto di pro­prietà di qualcosa che ha creato. Il fisco è arbitrario, cieco e distrut­tore. Non si sa chi sopporta il pe­so delle imposte e chi ne benefi­cia, in altri termini che paga chi e in quale proporzione. Distrug­ge gli incentivi ad agire da parte di chi produce, ma anche da parte di chi riceve». Salin ha puntato in particolare l’indice contro una se­rie di scelte tributarie:dall’impo­sta sul reddito «che in realtà è un’imposta sul risparmio e in quanto tale scoraggia la scelta del futuro» all’imposta progressiva «che non ha una giustificazione morale», dalla forte tassazione dei patrimoni («si dimentica che la ricchezza, prima di essere pre­levata viene sempre prodotta)al­l’armonizzazione fiscale europea. In un modo o nell’altro e in cer­ti modi più in altri il fisco colpi­sce il risparmio individuale, che secondo Salin è un presupposto irrinunciabile per la crescita eco­nomica.
Quanto alla giustizia sociale «è un concetto senza senso» perché il suo significato varia a seconda di chi è al potere e discrezional­mente impone trasferimenti di ricchezza in base ai suoi fini. Vuol forse che non si devono pagare le imposte? «Assolutamente no. Ci sono compiti che lo Stato deve delegare al privato e altri che non possono essere prodotti indivi­dualmente. Il fatto è che chi de­tiene il potere può estendere a vo­lontà il concetto di bene pubbli­co e imporre tributi per finanziar­lo ». Che dire allora delle vertenza fra Liechtenstein e Germania in materia di evasione fiscale? «Se ci sono dei paradisi fiscali signifi­ca che ci sono anche degli infer­ni fiscali. Si dimentica inoltre che lo Stato tedesco ha comprato in­formazioni riservate a dei ladri. Si applicano due morali differen­ti a seconda che lo cose le faccia lo Stato o l’individuo».
E lo Stato in economia? Secondo Salin fa solo danni. Si illude di poter raggiungere «l’equilibrio magico» fra pieno impiego, as­senza di inflazione e pareggio della bilancia dei pagamenti, ma diventa di fatto causa d’instabi­lità, creando crisi monetarie e fi­nanziarie. «Da quando nel XX se­colo lo Stato ha cominciato ad occuparsi di politica monetaria abbiamo assistito a crisi e infla­zione. Quando dice di lottare contro l’aumento dell’indice dei prezzi, lotta in realtà contro qual­cosa che ha prodotto lui stesso». In che modo? «Il grande peccato della nostra epoca è stato quello di credere che la creazione di moneta potesse sostituire il ri­sparmio. È stato manipolato an­che il tasso d’interesse. Lo si è ab­bassato per finanziari tutto, an­che ciò che non rende. È facile distruggere un’economia con la politica monetaria. Un giorno o l’altro la verità verrà a galla». Al­lude alla crisi dei «subprime»? A questa crisi hanno concorso tre fattori: un eccesso di creazione monetaria con una fluttuazione inimmaginabile dei tassi guida americani fra il 2000 ed il 2006; un aspetto specificamente ame­ricano che vieta alle banche di fare discriminazioni fra i debito­ri ed infine il ruolo della banca centrale, sempre pronta a lancia­re la ciambella di salvataggio agli istituti di credito in difficolta per evitare il crollo del sistema finan­ziario ». Che fare allora? «Bisogna accettare i fallimenti e dare un segnale alle banche non è possi­bile fare tutto». Lo stesso sche­ma di ragionamento, secondo Salin, si applica anche all’occu­pazione e all’alloggio. L’interven­to pubblico sul mercato del lavo­ro e su quello immobiliare fini­sce alla lunga per penalizzare sia i lavoratori sia gli inquilini. Ma si può lasciare tutto nelle mani del solo mercato? Il caso Enron negli USA non è forse stato il prodot­to di un eccesso di libertà e di as­senza di controlli? «Il ragiona­mento va rovesciato. Casi come questo ci sono stati ma sono po­chi. Il mercato sa riconoscere i suoi errori. Un colosso come Ar­thur Andersen con 80.000 dipen­denti, è sparito dall’oggi al doma­ni. Comunque attenzione. Non bisogna nemmeno cadere nel­l’illusione che si possa perfezio­nare il sistema ricorrendo ad au­torità di controllo esterne».
Giovanni Galli




SUBPRIME
Secondo Pascal Salin bisognerebbe lasciar fallire le banche interessate per dare un segnale al mondo della finanze che non è sempre possibile fare tutto.
(foto Demaldi)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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