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Acqua: Morbio si interroga: una lunga storia di ‘leggerezze' all'esame del Consiglio comunale

Da: La regione 1.10.08 pag 18

Acqua: Morbio si interroga
Una lunga storia di ‘leggerezze' all'esame del Consiglio comunale

Se un processo doveva esser­ci nei confronti del Municipio di Morbio e dei servizi comu­nali non c'è stato. È questo il commento che si può fare della seduta straordinaria del Consi­glio comunale riunito, su ri­chiesta di dieci consiglieri (pri­mo firmatario l'esponente del­la Lista civica Mario Saldarini) per parlare del caso di inquina­mento scoperto il 21 luglio scorso al Pozzo Polenta, caso che ha messo in ginocchio tut­to il sistema di approvvigiona­mento idrico del Comune il quale, del resto, continua or­mai a mesi di distanza a rifor­nirsi presso l'Age di Chiasso per assicurare il fabbisogno di acqua potabile alla popolazio­ne. Né si sa quando il Pozzo Po­lenta potrà essere risanato, sempre che l'operazione sia possibile. Saldarini l'altra sera ha confermato critiche ed ac­cuse nei confronti dell'autorità comunale e dei suoi servizi, ca­potecnico in testa. Municipio e servizi tecnici avrebbero, se­condo Saldarini, reagito tar­divamente alla situazione di emergenza sia sul piano delle misure adottate sia su quello dell'informazione ai cittadini. Alle critiche ha replicato il sin­daco Angelo Albisetti attraver­so la lettura di un lungo memo­riale che ricostruisce tutte le fasi della vicenda fornendo le informazioni compatibili con i limiti imposti dall'inchiesta giudiziaria in corso (il Munici­pio di Morbio si è costituito parte civile ed è assistito dal­l'avvocato John Noseda, pure presente alla seduta e chiama­to in causa a più riprese nel corso della discussione). A se­guito delle segnalazioni di un cittadino ( la prima risale al 7 luglio e la seconda al giorno 18 dello stesso mese) l'Ufficio tec­nico non solo ha effettuato dei controlli, ma ha pure chiesto ulteriori verifiche alla ditta Ecorisana che si occupa dello stato della falda e del Pozzo Po­lenta da quando, a partire dal 2000, venne scoperta la presen­za di nafta nel sottosuolo del Centro commerciale Breggia dove si trova pure un distribu­tore di benzina (finirono allora nel terreno tra i 50 e gli 80 mila litri di gasolio ‘fuggiti' dall'im­pianto di riscaldamento che non hanno però nulla a che ve­dere con il caso di inquinamen­to più recente e che ha portato all'emergenza a seguito della comparsa nell'acqua di tracce di Mtbe, materia presente nella benzina verde). Fu sempre in quel periodo che la zona venne dotata di pozzi scudo per argi­nare la presenza di nafta nel sottosuolo. È l'11 luglio, dopo la prima segnalazione del cittadi­no che aveva avvertito un odo­re da idrocarburi nell'acqua di casa sua, che la già citata Eco­risana avverte di aver trovato tracce di benzina verde presso uno dei piezometri posati at­torno al Pozzo Polenta, ma non nei pozzi scudo attivi ormai da anni. Di fronte a queste infor­mazioni si può semmai rinfac­ciare al Comune, come ha fatto puntualmente Saldarini, di aver ordinato unicamente ana­lisi di tipo microbiologico del­l'acqua e non di altro tipo. È pur vero, peraltro, che i dati forniti fino a quel momento dalla ditta incaricata dei con­trolli escludevano una situa­zione di inquinamento ( sem­mai la minaccia che ciò potesse verificarsi). Del resto, ancora il 21 luglio (vero fulmine a ciel se­reno) la Sezione protezione aria e acqua e il Laboratorio cantonale comunicano di aver constatato la presenza di benzi­na verde nella falda, ma non nel pozzo di captazione al pun­to da dichiarare non potabile l'acqua di Morbio. Il resto è cronaca nota con le reazioni del Municipio che sappiamo, reazioni maturate sotto la pres­sione degli eventi e comunque in buona fede. Sia quel che sia l'inquinamento c'è stato ed a pagarne le conseguenze è tutta la comunità, anche in termini monetari. Il dibattito in Consi­glio comunale, da questo profi­lo è stato piuttosto carente fat­ta eccezione per pochi inter­venti. Quella del Polenta, tanto per cominciare, è una zona a ri­schio non da oggi ma da quan­do venne favorito lo sviluppo incontrollato di centri com­merciali ( non solo del Centro Breggia) senza preoccuparsi più di tanto delle possibili con­seguenze ambientali, prima di tutto su un «bene comune» pre­zioso come l'acqua. L'unico ad utilizzare quel termine, quello di bene comune appunto (qual­cuno a Morbio parla anche di ‘ oro blu'), in Consiglio comu­nale è stato il verde Ermanno Canova. Il problema acqua è stato gestito per decenni con leggerezza a Morbio Inferiore ha ribadito la socialista Anna Biscossa (una mozione della Si­nistra che chiede controlli più regolari sulla rete e non solo sulle fonti è all'esame delle spe­ciali commissioni). A monte di tutto e delle singole responsa­bilità vi sarebbero insomma scelte pianificatorie discutibili e che rischiano di compromet­tere per anni la situazione an­che perché, come ha fatto nota­re il liberale Francesco Tetta­manti, l'acquedotto a lago è per ora solo nei programmi. Non si sa quando verrà, insom­ma. Non si può dunque colpe­volizzare l'attuale compagine municipale ed i suoi servizi per la scabrosa vicenda, ha fat­to notare il popolare democra­tico Cristiano Canova. Quella dell'acqua è una storia che vie­ne da lontano. E.B.




Acqua potabile a Morbio, in attesa della fine dell'inchiesta non si vede via d'uscita
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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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