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Stesso giudice, stesso caso, ma pene ridotte Al ‘processo bis' ottengono condanne più miti

Da: La regione 23.1.09 pag 17

Stesso giudice, stesso caso, ma pene ridotte
 Al ‘processo bis' due imprenditori italiani ottengono condanne più miti

  Stesso giudice, stessa vicenda giudiziaria, ma sentenza rive­duta e corretta. Al ribasso.
  Si è concluso con pene miti, ieri, il ‘processo bis' (in corso da mercoledì) per reati patrimo­niali a carico di due imprendito­ri milanesi, padre di 70 anni e fi­glio di 44, che, condannati in contumacia lo scorso aprile a 3 anni e a 18 mesi con la condizio­nale, hanno ottenuto il rifaci­mento del dibattimento richie­dendo quello che in termini giu­ridici viene definito ‘lo spurgo' e presentandosi così al cospetto della Corte.
  Il nuovo giudizio, formulato dalla giudice Agnese Balestra­Bianchi, ha visto cadere l'impu­tazione più grave: la truffa. In estrema sintesi la vicenda vede vittima l'ex amica e convivente facoltosa del 70enne, la quale de­cise di farsi aiutare per dirotta­re in banche luganesi (perlopiù in ‘nero') enormi somme - alcu­ni milioni di franchi - ereditate dal marito. Ebbene, ieri la Corte ha stabilito come l'anziano ab­bia effettivamente abusato delle diverse procure bancarie, prele­vando dai conti di cui era titola­re la donna. Ma questo in virtù di un accordo scritto tra le parti che la giudice ha ritenuto au­tentico. Niente truffa, dunque, ma comunque appropriazione indebita ripetuta e amministra­zione infedele qualificata. Reati, questi, che hanno portato la pre­sidente della Corte delle assise correzionali di Lugano a quan­tificare in 18 mesi posti al bene­ficio della sospensione condizio­nale la pena a carico del 70enne, il quale ieri non si è presentato alla lettura della sentenza, aspetto biasimato dalla giudice. Pena pecuniaria di 60'000 franchi sospesi con la condizio­nale, invece, per il figlio ricono­sciuto colpevole ‘unicamente' di un episodio di appropriazione indebita per un importo di 800'000 franchi. Nella nuova e più mite pena la Corte ha tenuto conto dell'avvenuto risarcimen­to della vittima avvenuto in sede civile, del lungo tempo tra­scorso e in parte della violazio­ne del principio di celerità pro­cessuale (il caso risale infatti al periodo '93-'97). G.G.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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