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L'INTERVISTA TUTO ROSSI «Per vincere in tribunale si anticipa sul giornale»

Da: CdT 23.8.11 pag 10

L'INTERVISTA ■ TUTO ROSSI 
«Per vincere in tribunale si anticipa sul giornale»

Stampa e giustizia penale: fin dove informare?
«Temo che i buoi siano già fuggiti dalla stalla»

A CURA DI 
FABIO PONTIGGIA
 
 Come trattare sulla stampa la delicata questione dell'identità delle vittime di rea ti? Il nuovoCodice di diritto processuale pe nale svizzero , entrato in vigore all'inizio dell'anno, ripropone il dilemma della pub blicazione dei nomi. Le nuove norme so no particolarmente restrittive per quanto concerne l'informazione. L'articolo 74 CPP ha ripreso principi già in vigore preceden­temente (informare il pubblico su proce dimenti pendenti solo se è necessario per far luce su reati o per la ricerca di indizia ti, per mettere in guardia o tranquillizzare la popolazione, per rettificare notizie o vo ci inesatte o ancora se il caso è particolar mente importante). Secondo il nuovo CPP, il pubblico dev'essere informato «rispet tando il principio della presunzione di in nocenza e i diritti della personalità degli interessati». A quest'ultimo riguardo, pro blematico risulta essere, per la sua rigidi tà, il capoverso che disciplina la pubblica zione dei nomi delle vittime (vedi scheda in basso): il nuovo Codice ne impedisce l'identificazione anche se si tratta di per sonalità conosciute. Nessuna eccezione è contemplata, come ricordato dal procura tore generale John Noseda nell'intervista al CdT del 18 luglio scorso. Oggi diamo la parola all'avvocato Tuto Rossi , che propo ne tesi e valutazioni controcorrente. In pre cedenza sono stati intervistati Michele Al bertini (5 agosto), Mario Postizzi (10 ago sto), Guido Corti (12 agosto) e Luciano Giu dici (20 agosto).
Il nuovo diritto processuale svizzero li mita ancor più le possibilità di informa zione da parte dei media sulle persone coinvolte in inchieste giudiziarie o in fat ti di cronaca nera. È un problema reale o secondo lei viene eccessivamente enfa tizzato?
«Permettetemi di dire ad alta voce ciò che gli uomini del mestiere (avvocati, magi strati penali, politici e giornalisti) si rac contano fra di loro. Quando i penalisti ri badiscono solennemente che il processo si fa in aula e non sulla stampa, ciò signifi ca che per vincere in tribunale è meglio anticipare il processo sul giornale. È que sta la realtà dell'Italia ma anche del Tici no. Se così non fosse, perché tutti gli studi legali che lavorano professionalmente di spongono di appositi lettori dei giornali e curano ben bene i rapporti con i giornali sti? E come mai quasi tutti i giornalisti han­no in agenda non solo il numero di telefo no del Ministero pubblico, bensì anche quelli privati, dei cellulari, etc. di ogni pro curatore? Riconoscere l'esistenza di pres sioni esterne alle aule giudiziarie non si gnifica mancare di rispetto ai magistrati, al contrario».
Ognuno cerca di fare il suo mestiere. L'ar ticolo 74 del nuovo Codice è tassativo in merito all'identità delle vittime. Quest'ul tima può essere rivelata solo se è neces saria la collaborazione della popolazio ne per far luce sui crimini oppure se la vittima o i suoi parenti danno il loro con senso. Questo vale anche per persone no te o che rivestono cariche pubbliche?
«Temo che l'art. 74 del nuovo Codice chiu da la porta della stalla quando i buoi sono già fuggiti. Mi ricordo che “le Nouvelliste”, il quotidiano vallesano, una volta titolò che un grave delitto avrebbe potuto coin volgere anche “R.B. ancien conseiller fé déral”. In Vallese ovviamente di R.B. ex con siglieri federali non ce n'erano a bizzeffe. Oggi i media sono così potenti che è illu sorio pensare di censurali con un paragra fo. Il problema non risolto è che la sacro santa libertà di stampa può essere usata, e talvolta viene usata, non per informare, ma per distruggere un avversario, una perso na scomoda o antipatica. Oppure per pro teggere il potente di turno silenziando le sue malefatte».
Veniamo tuttavia al caso concreto. Il pro curatore generale John Noseda ha fatto un esempio molto esplicito: se lui doves se essere travolto da un'auto e perire, ra dio, tv, internet e giornali non potrebbe ro fare il suo nome senza prima ottenere il consenso di sua moglie. Condivide que sta impostazione?
«Temo che il nostro giovane procuratore generale sopravvaluti la forza della legge di fronte alla legge della forza. Del resto non sembra che sia pronto a sottoporsi al test della sua affermazione».
C'è anche la forza dei fatti: non vi è, in que sta ipotesi e in altre paragonabili, un in­teresse pubblico preponderante ad in formare correttamente e tempestivamen te il pubblico, indipendentemente dal consenso dei parenti? Questo interesse pubblico non deve prevalere su un'appli cazione restrittiva dell'articolo 74?
«I giuristi distinguono due campi del diritto. Il primo è quello del diritto in senso stretto, cioè la scienza delle leggi e dei re golamenti adottati dagli organi legislativi e dalle autorità di governo nazionali e in ternazionali. Il secondo è quello del dirit to in azione, cioè del diritto applicato nel la vita quotidiana del cittadino, dell'impat to delle leggi nella realtà. Soltanto in In ghilterra la protezione del processo dalle influenze politiche e mediatiche riesce a strappare dai giornali l'anticipazione dei processi. Da noi il diritto in azione preva le sempre sul diritto in senso stretto».
Un giornalista e una testata che optasse ro allora per il diritto in azione, per l'in teresse pubblico, cosa potrebbero rischia re dal punto di vista legale?
«In generale i giornalisti sanno difendersi molto bene fra di loro. Il loro mestiere è giustamente tutelato dalle costituzioni dei paesi democratici e dalla Carta dei diritti dell'uomo. Il pericolo di una norma trop po restrittiva contro di loro è quello di ri cevere un'applicazione “politica”. Cioè di venire applicata rigorosamente soltanto contro i giornalisti piccoli, o contro quelli che rivelano fatti scomodi. Speriamo che le penalità contro i giornalisti non venga no affidate al medesimo procuratore pub blico che conduce l'inchiesta “abusiva mente” pubblicata».
È auspicabile che una testata rischi su un caso e vada fino al Tribunale federale per fare in modo che vi sia giurisprudenza su questo specifico aspetto?
«La manipolazione della giurisprudenza federale è altrettanto complicata della ma nipolazione dell'informazione mediatica. Bisogna essere molto cauti, altrimenti si va in autogol. Il Tribunale federale scioglie il nodo gordiano della legge soltanto di fron te a risultati concreti manifestamente ar bitrari, contrari al senso comune di giusti zia, oppure palesemente eccessivi. Altri menti stringe il cappio della giurispruden za. Ai giornalisti consiglio di combattere la loro battaglia davanti all'autorità che li vuo le zittire. Saldamente impugnata, la giuri sprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo costituisce un'arma micidiale in loro favore».
È forse necessario pensare ad una corre zione dell'articolo del Codice?
«È una questione di pesi e di contrappesi. Il Parlamento ha ritenuto in buona fede di aiutare i magistrati nel difficile compito di giudicare, sottraendoli al bombardamen to mediatico. L'intento è lodevole, ma te mo che la pezza risulterà peggiore del bu co. Non dimentichiamo che anche in que sta materia il magistrato penale è l'unica persona competente per decidere se av viare la procedura sanzionatoria contro il giornalista “scorretto” oppure se bloccar la in favore di quello “corretto”. Vittime e delinquenti dal nome sbattuto in prima pagina non avranno - paradossalmente - niente da dire».
Per la stampa ticinese vi è anche il pro blema della concorrenza della stampa italiana: nell'ipotesi fatta prima, il «Cor riere della Sera» pubblicherebbe il nome di John Noseda mentre il «Corriere del Ticino» non potrebbe pubblicarlo. È ac cettabile una situazione del genere?
«Per la stampa ticinese vi è soprattutto il problema della concorrenza della stampa … ticinese. Bene ha fatto il procuratore ge nerale John Noseda a impugnarlo. Non di mentichiamo che il Codice penale svizze ro erge a delitto la trasmissione alla stam pa dei dettagli di un'inchiesta da parte di un'autorità penale. In Ticino una prassi se miufficiale ha relegato questa importante norma nell'armadio delle obsolescenze. Tuttavia l'impressione che la legge non val ga per tutti, e in particolare non per chi de ve farla rispettare agli altri, è sempre per niciosa, e alla lunga può provocare danni irreparabili al funzionamento della demo crazia».
Questione grossa, ma diversa. Ritiene che nella nostra realtà, svizzera e ticinese, fos­se proprio necessario stringere ulterior mente i bulloni dell'informazione? Vi è stato un degrado in questo ambito speci fico tale da giustificare questo cambia mento restrittivo?
«L'intento di creare un cordone sanitario attorno alla giustizia penale è tanto lode vole quanto illusorio. Tuttavia l'innegabi le degrado non è colpa né della stampa né dei giornalisti. È il prodotto delle rivalità che si scontrano nella società fra gruppi sempre più uguali fra di loro. Per strappa re l'oggetto del potere desiderato dall'av versario questi gruppi sfondano gli argini costituzionali, travolgono la separazione dei poteri, asserviscono la stampa, piega no le autorità ai loro desideri. Con l'artico lo 74 il legislatore ha voluto ribadire anco ra una volta quanto la Costituzione e le leg gi dicono già, manifestando in questo mo do tutta la sua impotenza». 
Oggi i media sono così potenti che è impensabile di censurarli con un paragrafo di legge
 Il pg John Noseda sopravvaluta la forza della legge di fronte alla legge della forza



DEGRADO INNEGABILE Per l'avv. Tuto Rossi è il frutto delle rivalità fra gruppi sociali. (Foto Keystone e fotogonnella) 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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