Da: CdT, 24.9.09 pag 9
Ministero pubblico, bastano ritocchi
Non magistrati, ma più segretari – Partenze: fissare chiari termini di disdetta
PAGINA A CURA DI GIANNI RIGHINETTIDal rapporto del Consiglio della magistratura non emergono particolari problemi – Buona parte delle decisioni cresce incontestata in giudicato – Ma il carico di lavoro non pesa in parti uguali sulle spalle di tutti gli inquirenti
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Lo scorso mese di dicembre il Consiglio di Stato, visto l’emergere di alcuni casi eclatanti, come quello che aveva coinvolto il giudice Claudio Zali e il procuratore generale Bruno Balestra (con la ricusa di quest’ultimo e l’assoluzione del primo), aveva interpellato la presidente del Consiglio della magistratura Giovanna Roggero-Will sollecitando una verifica sul Ministero pubblico. La valutazione ha preso in considerazione un lustro (il periodo 2004-2008) «sufficientemente lungo per fare una valutazione» ha detto ieri Roggero-Will nel corso di una conferenza stampa. Ma, attenzione, ha fatto presente, si tratta di una valutazione non del lavoro dei singoli magistrati, ma dell’intera macchina della giustizia e dei suoi team specifici. La prima «e rassicurante» constatazione è che «dai dati esaminati non emergono elementi di preoccupazione: la maggioranza delle decisioni del Ministero pubblico cresce incontestata in giudicato, i decreti d’accusa contestati dalle parti vengono, per la maggior parte, confermati dai giudici della pretura penale».
Cosa va potenziato subito Allo stato attuale non si impone un aumento del numero dei PP. Con questa valutazione il Consiglio della magistratura boccia la principale richiesta da anni reiterata da Palazzo di giustizia. Per contro suggerisce di attribuire «ad ogni PP un segretario giudiziario giurista» oltre ad «alcune unità di funzionari amministrativi» da assegnare «in particolare al gruppo dei 5 sostituti procuratori» e a riattivare «l’unità di sostituto PP congelata dal Gran Consiglio nel 2005» (dettagli a lato).
Il ruolo del PG Nel documento il procuratore generale (PG) Bruno Balestra viene sollecitato a fare in modo che la sua attività «non si focalizzi unicamente sugli aspetti amministrativi e gestionali, ma torni a comprendere in modo significativo l’attività inquirente».
Il carico di lavoro Si è poi provveduto ad una verifica del carico di lavoro dei singoli magistrati, facendo le somme e giungendo al reale fabbisogno per i singoli gruppi attivi al Ministero pubblico: «È emerso che il criterio di ripartizione del lavoro garantisce una equa distribuzione per i PP del team finanziario, mentre c’è meno equilibrio per il gruppo polizia e per i sostituti procuratori pubblici. Per questo abbiamo suggerito al PG di procedere a una valutazione del reale carico dei magistrati e, se si confermerà necessario, di procedere agli opportuni aggiustamenti nell’ottica di garantire le condizioni per una celere evasione delle inchieste».
La verifica della qualità I dati dell’Ufficio del giudice dell’istruzione e dell’arresto «dimostrano che in materia di carcerazione preventiva al Ministero pubblico non possono essere formulati rimproveri. In media solo il 7% degli arresti decisi in un anno non viene confermato. L’85% delle istanze di proroga del carcere preventivo viene accolto. Solo il 21% di quelle di libertà personale inoltrate dagli arrestati trova accoglienza».
Chi va e chi viene Tra i problemi emersi c’è il ricambio che negli ultimi anni si è manifestato nella forma di un continuo viavai. E le lungaggini su certi incarti sono anche dovute alla difficoltà di chi subentra nel prendere in mano le inchieste del predecessore. Oggi nel rapporto di lavoro dei magistrati non vi sono norme che disciplinano i termini di disdetta. È un problema al quale il Governo è stato incaricato di porre rimedio in tempi brevi. Ma servono regole anche per il trapasso degli incarti.
Reclami su decisioni dei PP Sull’arco dei cinque anni è stato accolto il 47% dei reclami inoltrati. Ma i dati dei singoli anni fanno testo di un miglioramento: nel periodo 2006-2008 la media è scesa al 36% ed è «pure interessante notare che il volume dei reclami in corso d’inchiesta è drasticamente diminuito dal 2006 del 56%». Un dato di fatto «che smentisce il luogo comune secondo cui è l’accresciuta litigiosità delle parti processuali e dei loro patrocinatori, unita al cosiddetto garantismo, ad appesantire ed allungare i tempi delle inchieste».
La durata delle inchieste A livello generale il sistema funziona, ma Roggero-Will ha precisato che «non si può non notare che il 5% dei procedimenti è rimasto aperto per 6 fino ad oltre 20 anni. La percentuale è modesta, ma occorrerebbe una motivazione puntuale e non la semplice giustificazione con il numero complessivo delle inchieste. Il Consiglio della magistratura ha ritenuto di ricordare ai responsabili del Ministero che loro compito prioritario è quello di verificare con regolarità le ragioni del perdurare delle inchieste ed «intervenire per rimediare nelle situazioni di stallo». Le inchieste del gruppo polizia si sono chiuse in tempi solleciti, quelle del gruppo finanziario sono state più lunghe. Insomma, «è vero che il lavoro è più laborioso, ma uno sforzo va fatto, in maniera che il presunto autore non venga portato in aula a troppi anni di distanza dai fatti».


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