Da: CdT 5.6.09 pag 22
Affolter: non ci fu truffa
Il titolare di Vivere le lingue prosciolto dopo 9 anni
Mauro EuroIeri, davanti alle Correzionali cittadine riunite a Lugano, il processo all'ex organizzatore di soggiorni di studio all'estero: assolto dall'accusa principale, Richard Affolter ha comunque subìto una condanna per reati minori
Si è conclusa solo ieri, davanti alle Assise correzionali di Locarno presiedute dal giudice Claudio Zali, una vicenda che aveva fatto molto discutere una decina di anni fa: quella di Vivere le lingue Sagl, società con sede a Bellinzona (e filiali a Locarno, Lugano, Verbania e Varese) che vendeva soggiorni di studio linguistico all'estero. La ditta, nata alla fine del '98, era presto naufragata nei debiti, lasciando senza prestazioni 48 studenti: giovani che vennero esclusi dalle scuole alle quali si erano iscritti perché i soldi da loro versati erano stati utilizzati per saldare i conti di quelli che erano partiti prima di loro, i quali a loro volta, senza saperlo, avevano pagato per qualcun altro ancora. Una specie di catena di Sant'Antonio, nella quale gli ultimi arrivati si erano ritrovati senza copertura.
Gerente e direttore di Vivere le lingue era il locarnese Richard Affolter, oggi 42.enne, che all'epoca - fra il settembre e l'ottobre del 2000 - si era fatto un mese di carcere preventivo, e che ieri ha dovuto rispondere di ripetuta truffa per complessivi 531 mila franchi e 4 milioni e mezzo di lire. La quasi totalità di questa cifra va ascritta ai fatti appena ricordati; una parte (128 mila franchi) riguarda invece prestazioni di disoccupazione incassate in maniera fraudolenta, con tanto di falsi conteggi salariali creati ad hoc: di qui anche l'accusa di ripetuta falsità in documenti. A completare il quadro, infine, un'appropriazione indebita: 10 mila franchi sottratti a un'altra società, nella quale pure l'imputato operava, per coprire buchi di Vivere le lingue.
Una serie di errori Formatosi come pasticciere, Affolter finisce quasi per caso a lavorare in un ufficio viaggi, e già a vent'anni - senza nessuna formazione commerciale - si mette in proprio: individuata una promettente nicchia di mercato, quella dei soggiorni linguistici, crea la Travel Study Affolter. All'inizio, tutto bene: 20, 25, fino a 30 dipendenti, 6 mila studenti inviati oltre Manica e oltre Atlantico, un fatturato annuo salito fino a 4,5 milioni. Poi, il crollo: troppe spese portano ad accumulare in dieci anni mezzo milione di perdite; e quando la sua banca gli chiede di rimborsare una parte dei prestiti concessi, è il fallimento.
Siamo nel gennaio del '99. Da un paio di mesi, però, Affolter ha già individuato la strada del rilancio: con due colleghi, alla fine del '98, ha creato Vivere le lingue. L'idea è quella di avere un ufficio di vendita a Bellinzona e di aprire delle filiali in franchising. Durerà poco (le prime denunce giungono già nell'agosto '99, il fallimento seguirà nel 2001), sia per la scarsa affidabilità delle persone che rilevano le filiali ticinesi, sia per altre scelte sbagliate: «Ho fatto una serie di errori, tantissimi», ha ammesso in aula l'imputato. Errori da cui derivano grossi problemi di liquidità, col risultato di dover utilizzare i soldi di un cliente per colmare i buchi del cliente precedente.
Semplice fallimento civile L'accusa, sostenuta dal p.p. Giuseppe Muschietti (che però ha ereditato un incarto non suo) imputava ad Affolter sostanzialmente due cose: l'aver taciuto ai clienti che la situazione societaria era critica, e il fatto di utilizzare i soldi di Tizio non per Tizio ma per coprire le spese di altri. «Ma esiste questo obbligo giuridico?», ha obiettato il giudice Zali. «E in che misura tacere questa circostanza configura un inganno astuto?». E ancora: «Una società è tenuta a rivelare la sua precaria situazione finanziaria?». Conclusione: «A mente mia questo è semplicemente un fallimento civile», che non meritava nemmeno l'incarcerazione preventiva subíta da Affolter nel 2000.
Una visione civile, e non penale, che il giudice ha mantenuto fino alla fine. A favore dell'imputato hanno poi giocato alcune circostanze ben evidenziate dal suo difensore, l'avv. Ignazio Maria Clemente di Muralto. Ne citiamo solo tre. Primo, il fatto che sì, tanti studenti sono stati danneggiati, ma in realtà le scuole non potevano rimandarli a casa: dovevano tenerli in classe, e rivalersi invece su chi li aveva lasciati scoperti. Secondo, l'enorme distanza dai fatti: anni e anni di attesa che l'imputato ha vissuto con una «sofferenza quotidiana». Terzo, Affolter si è rimesso a lavorare (ha creato dei software e organizza eventi) per rimborsare i creditori: 50, 100 franchi alla volta, man mano che entrano. Finora ha restituito 46 mila franchi, e intende continuare. Insomma, a differenza di tanti altri, non si è nascosto dietro la sua società, ma ha deciso di «rimborsare personalmente debiti che non sono suoi: un caso più unico che raro!».
Prevale la linea della difesa Di qui la proposta di una condanna al pagamento di non più di 60 aliquote giornaliere di 80 franchi, sospese (l'accusa ne aveva chieste 270). Sulla stessa linea la Corte: «è deprecabile», ha detto Zali, «quanto successo agli studenti, ma questi restano dei creditori, e non delle vittime di reati penali». E questo perché «il reato ipotizzato di truffa non sussiste». L'imputato è stato però giudicato colpevole di ripetuta falsità in documenti e di appropriazione indebita. Di qui una pena che il giudice stesso ha definito «poco più che simbolica»: 90 aliquote, sospese per due anni.
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