Un uomo segnala il comportamento scorretto di un agente di polizia che convive con la sua ex moglie e suo figlio minorenne. Ma Piazzini fa orecchie da mercante, e il governicchio cantonale pure.
La cosa è già nota, ossia che è impossibile contestare o ricorrere contro l’atteggiamento, a volte molto discutibile, di agenti della polizia cantonale. Già abbiamo ricevuto lamentele da parte di una cittadina luganese, vittima di un “interrogatorio” molto... pesante (sul piano verbale) che l’ha scossa non poco. Inutili le lettere scritte a Piazzini per stigmatizzare “l’offesa personale”, il comandante della Polcontantonale ha liquidato il tutto con un semplice... non luogo a procedere, non ravvisando gli estremi per un “provvedimento” disciplinare nei confronti dell’agente.
Un altro emblematico caso, riguarda un socio del Movimento Papageno (www.miopapageno.ch). In questa storia appunto, protagonista un padre separato ed un graduato della Polizia cantonale, “amico” della moglie di quest’uomo.
In questa vicenda ciò che fa discutere è il comportamento nella vita privata di questo agente che, secondo il padre, ha più volte disatteso il codice deontologico che un agente è tenuto a rispettare sia durante il lavoro che fuori dagli... uffici. In particolare alludiamo, tanto per prendere un paio di esempi, al cinturone con la pistola inserita nella fondina lasciato su un letto e quindi accessibile (e questo è il fatto grave) al figlio minorenne del padre separato. Poi, il fatto che lo stesso agente abbia coabitato con la moglie del padre separato, per circa un anno e senza annunciarsi (come prevede la legge) all’ufficio controllo abitanti del comune dove vive la donna. Solo in un secondo tempo, quando il padre separato ha segnalato la situazione al Comune, l’agente di polizia convocato (con la donna) dal Municipio ha regolarizzato la sua posizione.
Considerando il fatto che questo agente vivesse in casa della sua ex moglie, l’ex marito ha provato a far valere il diritto ad una riduzione degli alimenti da pagare alla donna. A seguito di ciò il sergente si è annunciato partente dal domicilio della donna. In fase d’accertamenti successivi, il poliziotto ha dichiarato di abitare e pernottare nel proprio camper!
Da ultimo il problema del bambino. Il padre separato aveva diritto ad avere con sé il figlio minorenne durante le festività di capodanno, invece il bambino gli è stato “sottratto” dalla madre che è partita per l’estero con il suo “amico” poliziotto a bordo del suo famoso camper da lui guidato.
Il padre (che si è pure rivolto, inutilmente, al curatore educativo nominato dal Cantone che avrebbe dovuto garantire il diritto di visita) ha successivamente sporto una denuncia penale, come preavvisato prima della partenza della coppia. Denuncia che purtroppo è sfociata in un “non luogo a procedere” secondo la decisione della procura, avendo la madre la custodia del bambino, nonostante l’autorità parentale congiunta tra i genitori. Al di là del citato affidamento, il diritto di visita del padre è stato quindi calpestato. Il comportamento dell’agente, in tutta questa faccenda, è stato dunque attivo e quindi contestato – unitamente a tutti gli altri punti – dal nostro interlocutore in una lettera inviata al comandante Piazzini. Nello scritto erano state chieste delle misure disciplinari e amministrative nei confronti del graduato. Risposta? Nulla di... nulla. Il comandante Piazzini ha infatti risposto: “non ravvedo gli estremi per dare avvio ad un procedimento disciplinare o amministrativo nei confronti del nostro collaboratore al quale ho comunque raccomandato di mantenere (come mi risultata abbia fatto fino ad ora) un comportamento equilibrato, ponderato e dignitoso, in conformità con i doveri della funzione che riveste”.
Contro la (non) decisione di Piazzini, l’uomo ha interposto ricorso al Consiglio di Stato. La risposta del CdS? Innanzitutto che “il rapporto di impiego che lega l’agente allo Stato, interessa solo ed esclusivamente le suddette parti, ragion per cui... egli (il padre separato, ndr) non può vantare alcun interesse personale all’adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti dell’agente graduato”. Di conseguenza, «il gravame (ossia il ricorso, ndr) deve essere dichiarato irricevibile, nella misura in cui non rivolto contro una decisione impugnabile ai sensi di legge».
La morale di tutto questo? Che ancora una volta un privato cittadino non potrà mai contestare l’operato della Polizia cantonale (chiedendo misure disciplinari e amministrative), né tantomeno ricorrere contro il costante “protezionismo” di Piazzini verso i suoi collaboratori.
MDD
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