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Un granconsigliere bernese
aveva sporto una denuncia
per aver potuto acquistare
un «killergame»
Si è chiuso con un'assoluzione il primo processo penale in Svizzera
incentrato sulla vendita di videogiochi violenti. Un tribunale bernese
di prima istanza ha scagionato il gestore di una filiale di Media
Markt.
L'udienza si era tenuta venerdì scorso. Roland Näf, deputato
socialista al Gran consiglio bernese, aveva presentato una denuncia
penale dopo aver potuto acquistare, in un negozio Media Markt di Muri
presso Berna, il videogioco «Stranglehold» (mossa di strangolamento).
Questo ha per protagonista un ispettore di polizia «terminator» alle
prese con la mafia russa e quella cinese che imperversano a Hong Kong.
Secondo la giudice unica Christine Schaer, pur trattandosi di un
cosiddetto «killergame», Stranglehold non mette in scena la violenza
«con insistenza» e non ferisce la dignità umana:si vedono certo
spruzzi e pozze di sangue, ma cose simili passano anche alla
televisione. Altro sarebbe la rappresentazione della tortura.
La querela non mirava tanto a colpire il gestore quanto a creare un
caso giudiziario di principio, che facesse giurisprudenza in tutta la
Svizzera. Egli invocava l'articolo 135 del codice penale
(«Rappresentazione di atti di cruda violenza »): questo commina una
pena pecuniaria o detentiva fino a tre anni a chi «fabbrica, importa,
tiene in deposito, mette in circolazione, propaganda, espone, offre,
mostra, lascia o rende accessibili registrazioni sonore o visive,
immagini o altri oggetti o rappresentazioni
che, senza avere alcun valore culturale o scientifico degno di
protezione, mostrano con insistenza atti di cruda violenza verso
esseri umani o animali».
Secondo Näf questo articolo si è rivelato finora solo una «tigre di
carta» perché la sua formulazione complessa ne rende difficile
l'applicazione, e la sentenza di ieri lo conferma. Per poter
proseguire il gioco in Stranglehold è infatti necessario sparare a
due persone che dormono: «Se questo non è crudele!».
Pure il Partito socialista bernese non è sorpreso dalla sentenza, che
appunto dimostra che la base legale attuale non è sufficiente. Di
conseguenza «la Confederazione deve agire».
L'udienza si è tenuta dopo che il gestore aveva contestato un atto
d'accusa. Ciò significa che il giudice istruttore che lo ha emesso
aveva rilevato gli estremi del reato. Daparte sua il gestorehadetto
alla giudice Schaer di aver guardato il videogioco dopo la querela ma
di non avervi trovato nulla di illegale. In precedenza nessuno aveva
provato il gioco perché Media Markt si attiene alle raccomandazioni
del Pan European Game Information (PEGI), un metodo valido su tutto il
territorio europeo per classificare i videogiochi secondo il
contenuto. Stranglehold non è dunque venduto ai minori di 18 anni.
Nelle motivazioni della sentenza, la giudice ha in effetti lodato la
diligenza di Media Markt, auspicando che le raccomandazioni PEGI
siano rese vincolanti.
Con una mozione già approvata dal
parlamento, Roland Näf ha ottenuto che il Consiglio di Stato presenti
una iniziativa cantonale per il divieto dei videogiochi violenti,
corresponsabili a suo dire della delinquenza giovanile.
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