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«Legali» i video violenti

Da: Corriere del Ticino, 10.06.2008, pag 5 

 
Assolto gestore d'una filiale di un grande distributore


Un granconsigliere berne­se aveva sporto una de­nuncia per aver potuto ac­quistare un «killergame»

 Si è chiuso con un'assoluzio­ne il primo processo penale in Svizzera incentrato sulla vendita di videogiochi violenti. Un tribu­nale bernese di prima istanza ha scagionato il gestore di una filia­le di Media Markt.
L'udienza si era tenuta venerdì scorso. Roland Näf, deputato so­cialista al Gran consiglio berne­se, aveva presentato una denun­cia penale dopo aver potuto ac­quistare, in un negozio Media Markt di Muri presso Berna, il vi­deogioco «Stranglehold» (mossa di strangolamento). Questo ha per protagonista un ispettore di poli­zia «terminator» alle prese con la mafia russa e quella cinese che imperversano a Hong Kong.
Secondo la giudice unica Christi­ne Schaer, pur trattandosi di un cosiddetto «killergame», Stran­glehold non mette in scena la vio­lenza «con insistenza» e non fe­risce la dignità umana:si vedono certo spruzzi e pozze di sangue, ma cose simili passano anche al­la televisione. Altro sarebbe la rappresentazione della tortura.
La querela non mirava tanto a col­pire il gestore quanto a creare un caso giudiziario di principio, che facesse giurisprudenza in tutta la Svizzera. Egli invocava l'articolo 135 del codice penale («Rappre­sentazione di atti di cruda violen­za »): questo commina una pena pecuniaria o detentiva fino a tre anni a chi «fabbrica, importa, tie­ne in deposito, mette in circola­zione, propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili registrazioni sonore o visive, im­magini o altri oggetti o rappresen­tazioni che, senza avere alcun va­lore culturale o scientifico degno di protezione, mostrano con in­sistenza atti di cruda violenza ver­so esseri umani o animali».
Secondo Näf questo articolo si è rivelato finora solo una «tigre di carta» perché la sua formulazio­ne complessa ne rende difficile l'applicazione, e la sentenza di ie­ri lo conferma. Per poter prose­guire il gioco in Stranglehold è in­fatti necessario sparare a due per­sone che dormono: «Se questo non è crudele!».
Pure il Partito socialista bernese non è sorpreso dalla sentenza, che appunto dimostra che la ba­se legale attuale non è sufficien­te. Di conseguenza «la Confede­razione deve agire».
L'udienza si è tenuta dopo che il gestore aveva contestato un atto d'accusa. Ciò significa che il giu­dice istruttore che lo ha emesso aveva rilevato gli estremi del rea­to. Daparte sua il gestorehadet­to alla giudice Schaer di aver guardato il videogioco dopo la querela ma di non avervi trovato nulla di illegale. In precedenza nessuno aveva provato il gioco perché Media Markt si attiene al­le raccomandazioni del Pan Euro­pean Game Information (PEGI), un metodo valido su tutto il ter­ritorio europeo per classificare i videogiochi secondo il contenu­to. Stranglehold non è dunque venduto ai minori di 18 anni.
Nelle motivazioni della senten­za, la giudice ha in effetti lodato la diligenza di Media Markt, au­spicando che le raccomandazio­ni PEGI siano rese vincolanti.
Con una mozione già approvata dal parlamento, Roland Näf ha ottenuto che il Consiglio di Stato presenti una iniziativa cantona­le per il divieto dei videogiochi violenti, corresponsabili a suo di­re della delinquenza giovanile.




LA MOTIVAZIONE Secondo Roland Näf i videogiochi violenti sono cor­responsabili della delinquenza giovanile. (Key)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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