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EMANUELE GAGLIARDI
Procuratore, da sempre
il diritto penale calamita l'interesse dei cittadini.
Perché?
«Da sempre e
dappertutto i fatti di cui si occupa il diritto penale suscitano il maggior
interesse dell'opinione pubblica e delle cronache giudiziarie. A differenza
del diritto civile e amministrativo, nelle sue molteplici sfaccettature, il
campo e la lettura penale riguardano episodi che toccano le emozioni di tutti
provocando una facile identificazione nel bisogno di sicurezza individuale che
nasconde difficoltà e umane paure accentuate da quest'epoca di frenetici
cambiamenti. Ciò genera aspettative di una cosiddetta giustizia che risponda al
sentiredi ognuno, machehapoco a che fare con i fatti e le norme giuridiche che
regolano il sistema penale».
Non ci sono troppe
leggi?
«In una società sempre più complessa e veloce, il legislatore insegue i
tempi promulgando leggi sempre più numerose e altrettanto complesse, nella
speranza che all'aumento di regolamentazioni corrisponda una giustizia migliore
più precisa ed efficace».
Le vostre decisioni vengono
sempre accettate?
«Il Ministero pubblico è solo
il primo fronte della giustizia penale con il compito di intervenire in tutti i
numerosissimi casi di sospetta violazione delle normative (circa 12 mila sono
gli incarti annui costantemente crescenti che riguardano un numero ben maggiore
di persone e fatti). Le valutazioni formali e sostanziali così come le
interpretazioni giuridiche, sono spesso opinabili; proprio per questo sono
stati introdotti, a tutela dei cittadini, ulteriori filtri che permettono
alle parti
di avere una seconda, terza e quarta valutazione. In stragrande maggioranza le
decisioni di questo ufficio sono accettate e solo l'1% è oggetto di riforme di
un'autorità superiore. Ciò non toglie che gli interessati concretamente
toccati vivano un comprensibile sentimento di ingiustizia. Ingiustizia che
provano però anche le vittime quando non si riesce a condannare un colpevole.
Ciò è insito in un sistema che come proprio obiettivo deve avere quello di
evitare anzitutto il rischio di condannare un innocente ».
Qual è il vostro
compito?
«Il compito del magistrato è la difficile ricerca della verità, una
verità imperfetta e diversa per l'esperienza di vita di ciascuno, colpito da
percezioni ed emozioni differenti. Emozioni forti, attraverso le quali il
magistrato deve saper cogliere fatti, spesso complessi e non sempre
dimostrabili, per capire l'accaduto, nel rispetto delle forme e spesso
nell'urgenza o nei tempi limitati del suo intervento. Se poi tali fatti
dovessero rappresentare una violazione della legge, diventa un compito ancora
più difficile quello di interpretare e di dedurre la consapevolezza e la
responsabilità dell'autore, che rispondono a logiche personali oggi sempre più
diversificate nel nome di una più spiccata libertà individuale».
Che ruolo ha la
giustizia?
«La giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace sociale,
ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità
individuali, prendendosi anche il tempo per decantare le emozioni guardando
gli avvenimenti oltre i propri interessi, con l'umiltà di rispettare la
diversità dell'altro. Purtroppo assistiamo ad un aumento di conflittualità che
delega al penale, spesso anche strumentalizzato, la soluzione di problemi che
sempre meno ci si prende la responsabilità di gestire».
«Coniugare le esigenze
di umanità, oggettività, celerità e quantità di tale lavoro è una sfida
arricchente, ma che necessariamente scontenta sempre qualcuno, nel rispetto
di tutte le norme materiali e formali in continuo cambiamento e nei limiti delle
competenze di legge, che nulla hanno a che fare con valutazioni
morali».
Come avete affrontato le novità?
«Quest'anno l'ufficio è
riuscito in modo quasi definitivo a recepire il nuovo sistema di sanzioni
voluto dalle autorità federali nel 2007 e nonostante alcuni colleghi e
collaboratori abbiano lasciato il Ministero, l'impegno degli altri ha consentito di
mantenere buona la produzione anche se è evidente che le fisiologiche partenze
comportano un inevitabile rallentamento, vuoi per i tempi necessari alle
sostituzioni vuoi per quelli di apprendimento della materia e degli
incarti».
Qual è il vostro obiettivo?
«Obiettivo dell'ufficio, oltre
beninteso continuare a svolgere il proprio ruolo di perseguire i reati, è
quello di prepararsi concretamente agli ulteriori cambiamenti relativi alla
nuova procedura penale federale unificata e alla nuova organizzazione che il
Parlamento vorrà dibattere. Sono altre sfide importanti che toccano da vicino
tutta l'essenza del Ministero e del suo modo di lavorare in futuro. I compiti
e le competenze formali e materiali aumenteranno e oggettivamente renderanno
più arduo il servizio per il cittadino. Le decisioni sull'opportunità di
migliorare concretamente le condizioni e le risorse reali per rispondere meglio
a questi compiti spettano al cittadino ed ai suoi rappresentanti politici.
Finora la grande difficoltà è stata quella di non riuscire mai a precorrere i
tempi realizzando un assetto stabile adeguato. Ad ogni modo nell'ufficio,
individualmente e nel suo insieme, si lavora con il contributo spesso ignoto ed
impegnativo dei magistrati e dei loro collaboratori. Un lavoro che non può
fare differenze fra casi e persone, con la consapevolezza comunque che i
riflettori dell'emotività e della polemica enfatizzata e generalizzata
appartengono alle logiche di questa società, ma non devono impedire di
svolgere nei fatti il servizio cui il Ministero è votato cercando sempre e
costantemente di far meglio».
Si avvicina a grandi passi il 2009: un anno
importante anche per la Giustizia ticinese. L'anno si inizierà con importanti
processi relativi ad episodi che hanno scosso il Cantone: a gennaio alle
Criminali di Locarno si svolgerà il dibattimento per la tragica morte di
Damiano Tamagni, mentre in Cassazione a Lugano verranno dibattuti gli
avvenimenti relativi al buco registrato ai danni di Banca Stato. E poi ci sono
le altre grosse inchieste in corso, che hanno portato in carcere diverse
persone indagate per reati di varia natura.
Infine occorre aspettare il
lavoro che il Consiglio della Magistratura ha deciso di svolgere nelle prossime
settimane per approfondire la situazione all'interno del Ministero
pubblico.
La Giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace sociale.
«Ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità
individuali, prendendosi anche il tempo per decantare le emozioni guardando
agli avvenimenti oltre i propri interessi, con l'umiltà di rispettare la
diversità dell'altro. Purtroppo assistiamo ad un aumento di conflittualità che
delega al penale, spesso anche strumentalizzato, la soluzione di problemi che
sempre meno ci si prende la responsabilità di gestire». A parlare è il
procuratore generale Bruno Balestra che abbiamo interpellato per fare un
bilancio del suo Ufficio al termine di un anno non semplice, confrontato con
varie partenze, aumento di incarti e qualche polemica.
L' INTERVISTA
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VOLUMINOSI Dodicimila incarti
all'anno, ma in Ticino la media tende a crescere. (foto Fiorenzo Maffi)
Bruno
Balestra
La Giustizia sarà meno
efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità
individuali
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