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2008.Giustizia x la pace sociaIe.Il procuratore generale Bruno Balestra fa il bilancio del Ministero

Da: CdT 27.12.08 pag 9

La Giustizia per la pace sociale
 Il procuratore generale Bruno Balestra fa il bilancio del Ministero

 EMANUELE GAGLIARDI
  Procuratore, da sempre il diritto penale calamita l'interesse dei citta­dini.
  Perché?
 «Da sempre e dappertutto i fatti di cui si occupa il diritto penale suscitano il maggior interesse del­l'opinione pubblica e delle cro­nache giudiziarie. A differenza del diritto civile e amministrati­vo, nelle sue molteplici sfaccet­tature, il campo e la lettura pena­le riguardano episodi che tocca­no le emozioni di tutti provocan­do una facile identificazione nel bisogno di sicurezza individuale che nasconde difficoltà e umane paure accentuate da quest'epo­ca di frenetici cambiamenti. Ciò genera aspettative di una cosid­detta giustizia che risponda al sentiredi ognuno, machehapo­co a che fare con i fatti e le nor­me giuridiche che regolano il si­stema penale».
 Non ci sono troppe leggi?
 «In una società sempre più com­plessa e veloce, il legislatore in­segue i tempi promulgando leggi sempre più numerose e altrettan­to complesse, nella speranza che all'aumento di regolamentazioni corrisponda una giustizia miglio­re più precisa ed efficace».
 Le vostre decisioni vengono sempre accettate?
 «Il Ministero pubblico è solo il primo fronte della giustizia pena­le con il compito di intervenire in tutti i numerosissimi casi di so­spetta violazione delle normati­ve (circa 12 mila sono gli incarti annui costantemente crescenti che riguardano un numero ben maggiore di persone e fatti). Le valutazioni formali e sostanziali così come le interpretazioni giu­ridiche, sono spesso opinabili; proprio per questo sono stati in­trodotti, a tutela dei cittadini, ul­teriori filtri che permettono alle parti di avere una seconda, terza e quarta valutazione. In stragran­de maggioranza le decisioni di questo ufficio sono accettate e so­lo l'1% è oggetto di riforme di un'autorità superiore. Ciò non to­glie che gli interessati concreta­mente toccati vivano un com­prensibile sentimento di ingiu­stizia. Ingiustizia che provano pe­rò anche le vittime quando non si riesce a condannare un colpe­vole. Ciò è insito in un sistema che come proprio obiettivo deve avere quello di evitare anzitutto il rischio di condannare un inno­cente ».
 Qual è il vostro compito?
 «Il compito del magistrato è la dif­ficile ricerca della verità, una ve­rità imperfetta e diversa per l'esperienza di vita di ciascuno, colpito da percezioni ed emozio­ni differenti. Emozioni forti, at­traverso le quali il magistrato de­ve saper cogliere fatti, spesso complessi e non sempre dimo­­strabili, per capire l'accaduto, nel rispetto delle forme e spesso nel­l'urgenza o nei tempi limitati del suo intervento. Se poi tali fatti do­vessero rappresentare una viola­zione della legge, diventa un compito ancora più difficile quel­lo di interpretare e di dedurre la consapevolezza e la responsabi­lità dell'autore, che rispondono a logiche personali oggi sempre più diversificate nel nome di una più spiccata libertà individuale».
 Che ruolo ha la giustizia?
 «La giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace sociale, ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità individua­li, prendendosi anche il tempo per decantare le emozioni guar­dando gli avvenimenti oltre i pro­pri interessi, con l'umiltà di ri­spettare la diversità dell'altro. Pur­troppo assistiamo ad un aumen­to di conflittualità che delega al penale, spesso anche strumenta­lizzato, la soluzione di problemi che sempre meno ci si prende la responsabilità di gestire».
  «Coniugare le esigenze di uma­nità, oggettività, celerità e quan­tità di tale lavoro è una sfida ar­ricchente, ma che necessaria­mente scontenta sempre qualcu­no, nel rispetto di tutte le norme materiali e formali in continuo cambiamento e nei limiti delle competenze di legge, che nulla hanno a che fare con valutazioni morali».
 Come avete affrontato le novità?
 «Quest'anno l'ufficio è riuscito in modo quasi definitivo a recepire il nuovo sistema di sanzioni vo­luto dalle autorità federali nel 2007 e nonostante alcuni colle­ghi e collaboratori abbiano lascia­to il Ministero, l'impegno degli al­tri ha consentito di mantenere buona la produzione anche se è evidente che le fisiologiche par­tenze comportano un inevitabi­le rallentamento, vuoi per i tem­pi necessari alle sostituzioni vuoi per quelli di apprendimento del­la materia e degli incarti».
 Qual è il vostro obiettivo?
 «Obiettivo dell'ufficio, oltre be­ninteso continuare a svolgere il proprio ruolo di perseguire i rea­ti, è quello di prepararsi concreta­mente agli ulteriori cambiamen­ti relativi alla nuova procedura penale federale unificata e alla nuova organizzazione che il Par­lamento vorrà dibattere. Sono al­tre sfide importanti che toccano da vicino tutta l'essenza del Mi­nistero e del suo modo di lavora­re in futuro. I compiti e le compe­tenze formali e materiali aumen­teranno e oggettivamente rende­ranno più arduo il servizio per il cittadino. Le decisioni sull'oppor­tunità di migliorare concreta­mente le condizioni e le risorse reali per rispondere meglio a que­sti compiti spettano al cittadino ed ai suoi rappresentanti politi­ci. Finora la grande difficoltà è stata quella di non riuscire mai a precorrere i tempi realizzando un assetto stabile adeguato. Ad ogni modo nell'ufficio, individualmen­te e nel suo insieme, si lavora con il contributo spesso ignoto ed im­pegnativo dei magistrati e dei lo­ro collaboratori. Un lavoro che non può fare differenze fra casi e persone, con la consapevolezza comunque che i riflettori del­l'emotività e della polemica en­fatizzata e generalizzata appar­tengono alle logiche di questa so­cietà, ma non devono impedire di svolgere nei fatti il servizio cui il Ministero è votato cercando sempre e costantemente di far meglio».
  Si avvicina a grandi passi il 2009: un anno importante anche per la Giustizia ticinese. L'anno si ini­zierà con importanti processi re­lativi ad episodi che hanno scos­so il Cantone: a gennaio alle Cri­minali di Locarno si svolgerà il di­battimento per la tragica morte di Damiano Tamagni, mentre in Cassazione a Lugano verranno dibattuti gli avvenimenti relativi al buco registrato ai danni di Ban­ca Stato. E poi ci sono le altre gros­se inchieste in corso, che hanno portato in carcere diverse perso­ne indagate per reati di varia na­tura.
  Infine occorre aspettare il lavoro che il Consiglio della Magistratu­ra ha deciso di svolgere nelle prossime settimane per appro­fondire la situazione all'interno del Ministero pubblico.
 La Giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace so­ciale. «Ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità individuali, prendendosi anche il tempo per de­cantare le emozioni guardando agli avvenimenti oltre i propri inte­ressi, con l'umiltà di rispettare la diversità dell'altro. Purtroppo as­sistiamo ad un aumento di conflittualità che delega al penale, spes­so anche strumentalizzato, la soluzione di problemi che sempre me­no ci si prende la responsabilità di gestire». A parlare è il procura­tore generale Bruno Balestra che abbiamo interpellato per fare un bilancio del suo Ufficio al termine di un anno non semplice, con­frontato con varie partenze, aumento di incarti e qualche polemica.
 L' INTERVISTA
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 VOLUMINOSI
Dodicimila incarti all'anno, ma in Ticino la media tende a crescere. (foto Fiorenzo Maffi)
 Bruno Balestra

 La Giustizia sarà me­no efficace se ognu­no di noi non si assu­me le proprie respon­sabilità individuali

 





 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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