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Il capo delle Istituzioni è
favorevole a creare gerarchie più chiare dei procuratori, del procuratore capo,
dei sostituti procuratori, ma avverte: «Non si deve mettere sotto accusa tutta
la magistratura e tutto il Ministero pubblico»
Il direttore del Dipartimento delle
istituzioni, Luigi Pedrazzini, incontrerà prima delle prossime festività
natalizie, unitamente ad alcuni suoi funzionari, il Consiglio della
Magistratura: un'occasione (già da tempo programmata) per discutere
dell'attività in generale della giustizia e dei carichi di lavoro. Non è
escluso, comunque, che nel citato vertice si parli anche dei problemi, sempre
più pesanti, che interessano il Ministero pubblico ticinese. «Io sono disposto
- spiega Pedrazzini - ad entrare nel merito di un discorso strutturale sul
Ministero pubblico. Nel senso di riorganizzarlo, di dargli una struttura che
gli permetta di gestire meglio, senza nulla togliere alle varie personalità, le
eccessive, secondo me, autonomia e solitudine del procuratore pubblico. È
necessario che i procuratori diventino più équipe, più collegio. Occorre
individuare le premesse organizzative strutturali perché ci sia un maggiore
scambio di informazioni, di esperienze tra i vari pp. È chiaro che la scelta,
di mettere per esempio sotto accusaunapersona, deveesseredi un procuratore.
Però mi sembra, considerato il fatto che lo stesso agisce per conto dello Stato,
che nulla vieti che ci siano delle possibilità di discutere tra colleghi, di
capire, di vagliare la sua decisione. Mi pare importante che si possano
ricreare attraverso delle colonne all'interno del sistema, delle gerarchie più
chiare dei procuratori, del procuratore capo, dei sostituti procuratori. Oggi
noi abbiamo una piramide che è inversa a quello che dovrebbe essere. Ci sono15
procuratori e sei sostituti. Al limite dovrebbe essere al contrario. Noi
dobbiamo affrontare questo discorso di riorganizzazione
‘ Pedrazzini
Una sorta di
difficile comunicabilità fra alcune persone mi sembra, a questo punto, che si
noti.
che ha anche poi delle conseguenze sulla cooperazione e la collaborazione tra
procuratori».
La situazione all'interno della Procura, da tempo, pare aver
raggiunto livelli di guardia per quanto concerne i carichi di lavoro ed i
ricambi fra i procuratori pubblici. Gli incarti crescono a livello esponenziale
e non sono poche le vecchie inchieste, importanti, che attendono il momento
giusto per essere riattivate. E dietro queste vicende ci sono centinaia di
parti lese, oppure vittime di episodi di violenza che hanno sofferto e devono
continuare a soffrire in attesa di un cenno da parte della Giustizia. Un certo
malessere si avverte pure nei rapporti tra qualche avvocato e il Ministero
pubblico. Una situazione destinata, secondo alcuni, a peggiorare, in vista
dell'arrivo delle nuova procedura penale federale che assegnerà ai difensori
alcuni diritti in più rispetto agli attuali, sin dalle prime fasi delle
inchieste.
Direttore Pedrazzini, che cosa, però, non accetta?
«Ciò che io non accetto è di
mettere sotto accusa tutta la Magistratura e tutto il Ministero pubblico. È
possibile che ci siano stati degli errori recentemente. Certamente. Magari ce
ne sono stati più del dovuto. Però il fatto che vengano corretti, dal Giar,
dalla Camera dei ricorsi penali, dal Tribunale penale, significa che la
Giustizia funziona. L'errore di un magistrato non è l'errore di tutta la
Magistratura. Il fatto che venga corretta una decisione, per quanto possa dare
l'impressione che sia stata sbagliata, è un segnale di vitalità, non di
inefficienza ».
Il clima all'interno del
Ministero non sembra essere, a volte, dei migliori. Che cosa ne
pensa?
«È inevitabile - aggiunge Pedrazzini - che quando aumenta la pressione
sulle istituzioni, aumenta anche la pressione interna, che si creino quindi
delle situazioni difficili tra le persone. Un disagio emerge così pure
all'interno del Ministero pubblico: disagio che dovrà essere oggetto di
riflessione. Una sorta di difficile comunicabilità fra alcune persone mi
sembra, a questo punto, che si noti. Non è escluso che nel corso dell'incontro
col Consiglio della Magistratura si parli anche di questo problema, anche se si tratta di
un aspetto chedeveessere trattatodal Consiglio della magistratura. Io non
vorrei che l'esito finale di tutte queste discussioni sia quello di mettere
paura ai procuratori, che potrebbero infine agire con eccessiva prudenza, pur
di non sbagliare. Il magistrato deve poter operare, deve poter anche
sbagliare. I Procuratori non sono sotto esame».
Emanuele
Gagliardi
ARRETRATI Intanto gli incarti si
accumulano.
(Keystone) |
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