******
Giustizia strappata alla prescrizione
Il giudice Siro Quadri non si fa condizionare dalla Crp e condanna un chirurgo per lesioni colpose gravi
SPI/R.B.Mancava il chirurgo ortopedico accusato di lesioni colpose gravi, non si è presentato il suo difensore e alla resa dei conti non si è vista nemmeno la procuratrice pubblica Chiara Borelli. Ma c’era un giudice a Bellinzona. Capace di rischiare parecchio del suo per evitare alla vittima, una casalinga sulla sessantina, l’ingiustizia finale e definitiva.
Con una prova di carattere e umanità fuori dagli schemi ieri mattina il pretore Siro Quadri ha ripreso per i capelli, strappandolo al buco nero della prescrizione, un grave caso di malasanità. Un atto doppiamente significativo visto che la Camera dei ricorsi penali (Crp), chiamata in causa da un ricorso del medico imputato, solo pochi giorni fa aveva annullato la citazione emessa per “direttissima” da Quadri.
La cronologia è fondamentale per comprendere questa vicenda conclusasi (provvisoriamente, per carità, quella di ieri è solo la prima istanza) con la condanna per lesioni colpose gravi di un chirurgo ortopedico di 52 anni operante presso la clinica Ars Medica di Gravesano. Il medico è stato sanzionato con una pena pecuniaria di 48 mila e 500 franchi (pari a 50 aliquote giornaliere da 970 franchi l’una), sospesa per un periodo di due anni. In aggiunta una multa di 1’000 franchi, oltre a 7’200 franchi in spese giudiziarie e 2’000 franchi in ripetibili alla parte civile.
Esattamente sette anni fa, il 4 giugno 2003, alla vittima viene praticato l’innesto di una protesi al ginocchio sinistro. Attraverso questo intervento relativamente semplice, che ha luogo nella rinomata struttura sanitaria privata, la donna voleva rimediare agli scompensi provocati da una poliomielite invalidante. Invece insorgono complicazioni e la signora subisce un danno permanente al muscolo sinistro del polpaccio. In pratica, a causa di un travaso postoperatorio di sangue, le “muore” il muscolo: come rileva il decreto d’accusa non le viene curata una «sindrome compartimentale del compartimento posteriore profondo e del compartimento antero laterale», che provoca «alla paziente l’insorgenza di un piede paritetico con sequele menomanti a tutt’oggi persistenti». Per farla breve la paziente soffriva di “sindrome della loggia”.
«È stato commesso un errore di diagnosi e trattamento» sosterrà in seguito una delle due perizie, quella del dottor Charles Freuler, chirurgo che ha lavorato all’Università di Ginevra e all’Ospedale Civico. La seconda, pure estremamente censoria nei confronti dell’imputato, è del dottor Stefano Martinoli, celebre ortopedico dell’Ospedale Civico.
Per i periti è errore medico: grave perché non è stato rispettato l’abc dell’Arte. Di fatto davanti ai lamenti della paziente il chirurgo incriminato procede con esami sbagliati e prende un abbaglio. Bastava misurare la pressione all’interno del muscolo e poi intervenire con un’operazione di decompressione, invece la sottopone a un inutile eco doppler.
Subìto il danno inizia il calvario della signora. Per anni cerca di trovare un accordo economico con l’assicurazione del medico. «Ma riceve solo una proposta risibile di 100-150 mila franchi» ha ricordato ieri in aula l’avvocato di parte civile Luca Maghetti, che quantifica il risarcimento in 800-900 mila franchi. È il 7 marzo 2008, ed è la seconda data da annotare, quando la vittima denuncia il medico come ultima ratio. Incaricata dell’istruttoria è la procuratrice pubblica Chiara Borelli. Scatta il cronometro. Tic-tac, tic-tac. Finalmente, lo scorso 4 maggio, la procuratrice firma il decreto d’accusa nel quale propone una condanna del chirurgo per lesioni colpose gravi a 39 mila franchi. Ma è un decreto ormai in scadenza, decrepito, quello che il 27 maggio arriva nelle mani del pretore Siro Quadri. Una bomba a orologeria. Il minimo legale per aggiornare un processo è 10 giorni, invece il giudice ne ha solo 6 prima che il 4 giugno, passati sette anni dai fatti, scatti la prescrizione. Il giudice se ne avvede e cita immediatamente le parti proprio per il 4. Ma anche l’imputato non sta inerte e ribatte impugnando la citazione davanti alla Crp. Il finale è da spy story: sono le 18 di mercoledì sera, e il giudice è ancora in ufficio per il protrarsi di un altro dibattimento, quando il fax si mette a gracchiare e sputa la sentenza della Crp che annulla la citazione (addirittura l’avvocato Maghetti ne è stato informato solo ieri mattina).
Quel foglio si rivela un boomerang per il medico. Il pretore messo all’angolo decide con un dribbling di procedere lo stesso col dibattimento, «in quanto – spiegherà poi in aula – la sentenza della Crp non è ancora cresciuta in giudicato». In altri termini la parte civile avrebbe potuto impugnarla davanti al Tribunale federale (intenzione manifestata dallo stesso Maghetti). E qualora il Tf avesse dato ragione alla signora? Sarebbe stato troppo tardi. «In definitiva – ha detto il giudice – senza processo i diritti della signora sarebbero stati cancellati per sempre, viceversa i diritti dell’accusato rimangono anche dopo la sentenza».
Una vittoria del buon senso e della giustizia sui formalismi. Ne è convinto anche l’ex procuratore pubblico Luca Maghetti: «Il giudice Siro Quadri oggi sta facendo il suo dovere, invece penso che qualcun’altro, anche se è brutto che sia io a dirlo, non l’abbia fatto» ed è una staffilata a buon intenditore. Dopo una sequela di errori (non solo medici) con questa sterzata finale viene raddrizzato il diritto. Per la gamba della signora è troppo tardi: oggi riesce a camminare solo con le stampelle.
Da: La regione, 11.6.10 pag 21
Il chirurgo farà ricorso
Il legale: ‘Quel processo non doveva tenersi’
SPIVuole ristabilire la verità e soprattutto riscattare il suo corretto operato il chirurgo ortopedico condannato una settimana fa a 50 aliquote giornaliere per lesioni colpose gravi. «Faremo ricorso. Siamo convinti che la sentenza verrà annullata» ci dice il suo rappresentante legale, l’avvocato Fabrizio Ottaviani.
Più che per il fatto in sé, il processo ha avuto eco mediatica per la decisione (e il decisionismo) del giudice Siro Quadri di istruirlo per “direttissima”. A prescindere, e qui sta la contestazione, dal fatto che la Camera dei ricorsi penali solo pochi giorni prima aveva accolto il ricorso del medico contro la citazione per quel venerdì in Pretura penale, giudicandola contraria ai termini legali e non giustificata nemmeno dall’imminente prescrizione. Nel “dribblare” l’annullamento il magistrato sostenne che esso non era ancora cresciuto in giudicato e poteva perciò essere impugnato dalla vittima. Un modo di procedere anomalo («siamo allibiti» commenta Ottaviani) ma dettato dalla presunta priorità di garantire i diritti della denunciante, evitando la prescrizione che sarebbe scattata proprio il 4 giugno, a 7 anni dall’intervento. In aula si era arrivati per stabilire le responsabilità del medico nell’insorgere di una menomazione vascolo-muscolare (“sindrome della loggia”) al polpaccio di una donna operata all’Ars medica di Gravesano per l’innesto di una protesi al ginocchio sovraccaricato da una forma poliomielitica.
Ora il medico – “contumace” nel giorno del processo innanzitutto poiché era impegnato con alcuni interventi chirurgici urgenti, ma anche perché lo reputava annullato dalla Crp – intende andare fino in fondo. «Quel dibattimento non doveva svolgersi. Oltretutto è stato fatto senza garantire i diritti minimi della difesa. Pensi che non è stato nominato neppure un difensore d’ufficio» osserva l’avvocato Ottaviani. «Certo c’era un problema di prescrizione, che però – sottolinea – non ci può essere imputato. Questo è dipeso dalla denuncia tardiva da parte della signora, ma anche dalla magistratura che ha tirato l’inchiesta per le lunghe».
Il legale annuncia che non sarà solo battaglia di forma (cioè attorno all’annullamento), ma anche di sostanza: «Il mio cliente, stimato dai pazienti per la sua umanità e competenza, non ha fatto l’errore medico che gli è stato contestato. In quel momento non poteva accorgersi del problema che sarebbe poi insorto, come non se ne sono accorti gli altri specialisti che hanno visitato la signora nei periodi successivi, e lo dimostreremo con una controperizia. È solo l’inizio».
Commenti