Da: Mattino della domenica, 14.09.08, pag 3 (www.mattino.ch)
Scritto da Lorenzo Quadri - MDD
La reintroduzione della censura da parte del Consiglio di Stato, che
crede di potersi permettere di andare a dire ad un giornale cosa può
scrivere e cosa no, non poteva essere più maldestra.
Ad aprire le danze, montando la panna ed ingigantendo una questione che
era nata come una faccenda di piccolo cabotaggio, il presidente del
P(L)R Giovanni Merlini, con un comunicato stampa rivelatore: da un lato
indica chiaramente qual è il bacino elettorale del Partito radicale ex
liberale, ossia il funzionariato pubblico; dall'altro evidenzia che
nella prima tranches di nomi è stato citato qualche superprotetto del
presidente (abbiamo anche una mezza idea di chi possa trattarsi). Al
proposito è interessante ricordare che quando ad essere attaccata un
po' da ogni parte era l'ex Consigliera di Stato PLR Marina Masoni, il
presidente Merlini non si è mai sognato di alzare un dito in sua difesa.
A ruota ecco sopraggiungere il Consiglio di Stato, che per l'ennesima
volta dimostra l'agilità politica di un bradipo. Che il Consiglio di
Stato, in qualità di datore di lavoro dei funzionari, avrebbe potuto
decidere di prendere posizione sui nomi pubblicati dal Mattino, rientra
nel normale ordine delle cose. Lasciano invece basiti le modalità
scelte. Niente impediva al Consiglio di Stato di seguire la consueta
"via di servizio"; ossia quella del comunicato stampa, che avrebbe
potuto recitare più o meno: «Il Consiglio di Stato condanna fermamente
l'iniziativa del Mattino della domenica e, nell'interesse di un sereno
e costruttivo confronto sulla revisione dei compiti dello Stato,
auspica che il direttore voglia porre fine eccetera eccetera». Invece
no. Per la prima volta a memoria d'uomo il Governo usa la modalità
della lettera aperta di stampo mafioseggiante al direttore del
giornale, in cui infila una sequela di velati ricatti nello stile dei
"consigli che non si possono rifiutare" ben noti nel meridione
italiano. Il tutto accompagnato da una difesa ad oltranza dei
funzionari, assolutamente acritica. E neanche mezza parola sulla
necessità di ridurre i costi di un'amministrazione - pachiderma.
Un manifesto tentativo di censura in uno stile da regime staliniano, e
un'altrettanto manifesta invasione di campo che, va da sé - ma chiunque
avrebbe potuto prevederlo -, ottiene il risultato opposto di quello
desiderato: come ha dichiarato pubblicamente il direttore ed editore
Giuliano Bignasca, stimolato dal Governo, il Mattino prosegue con la
pubblicazione. Non si attenta impunemente alla libertà di stampa.
Tre considerazioni conclusive.
1) Lascia stupefatti che i numerosi collaboratori personali di cui
il Consiglio di Stato si è infarcito, prelevandoli dal giornalismo, non
abbiamo saputo indicare al governo una modalità comunicativa non
diciamo ottimale, ma almeno decente. Qui invece siamo alla canna del
gas.
2) Il sindacato dei dipendenti pubblici ha davvero di che
preoccuparsi: con un governo del genere, la VPOD diventa del tutto
superflua e può tanto chiudere baracca.
3) In caso di contenziosi tra il "paese reale" e il funzionariato,
adesso si sa con certezza (se mai sussistessero ancora dei dubbi...) da
che parte si schiererà il governo.
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