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Stampa e Farera: lettera dal carcere

Da: Corriere del Ticino, 4.4.08, pag 61

LETTERE AL CORRIERE
Stampa e Farera: lettera dal carcere

In merito a tutte le vicissitudini successe negli ultimi mesi, c’è forse qualcosa da chiarire specialmente per l’opinione pubblica che, purtroppo, sente solamente la campana del Governo e non quelle che alla fine sono lepiùvereeavolte, per certi versi, anche le più tristi. Forse qualcuno si dimentica che 16 anni or sono dal carcere della Stampa evasero dei detenuti armati fino ai denti e che in quell’occasione morì un agente di custodia; anche se complice, sicuramente non meritava di morire.
Chi scrive, quella mattina si è trovato davanti agli occhi tre lenzuola con altrettanti cadaveri sotto!
Ma qualcuno dice che alla Stampa non succede mai niente. Quello che è successo il 3 ottobre del 1992 basta per i prossimi 200 anni.
Ciò che vorrei cercare di far capire è che noi agenti di custodia, guardie oppure anche secondini se meglio credete, non siamo dei burattini né tantomeno degli analfabeti o dei ritardati mentali. Siamo persone umili con delle famiglie e dei figli e quindi meritiamo rispetto.
Quel rispetto che sempre più è venuto a mancare guarda caso da quando è stato costruito il nuovo carcere La Farera.
Avete pensato unicamente a far funzionare la nuova struttura, ma avete dimenticato che per «puntare la carriola» ci vogliono le braccia e se queste mancano la carriola rimane ferma.
Vi abbiamo chiesto più volte personale in più e voi invece, pur di non darcela vinta, avete chiesto il parere di una persona esterna. Cosa volete che ne sappia il signor Nuoffer del penitenziario della Stampa? Ci sarà venuto sì e no due volte in vent’anni.
Si è permesso di dire che non solo l’effettivo delle guardie è adeguato, ma che siamo addirittura in esubero.
Qualche mese fa alla Stampa è scoppiata una rissa generale all’interno del cortile dove i detenuti vanno a passeggio. Volete sapere quante guardie erano presenti a sedare la rissa? Quattro agenti, compreso un capo sorvegliante.
Tutto in ordine? Effettivi in esubero? Vi garantisco che quando si picchiano alla Stampa c’è d’aver molta paura.
E non tiriamo in ballo le malattie, perché quello che la gente ha letto sui quotidiani sono fandonie. Le malattie esistono da trent’anni e non dal 2007.
Avete voluto chiudere la sezione
femminile: per quale motivo? In Ticino le donne non commettono più reati?
Eravamo l’unico carcere in Svizzera che poteva accogliere detenute recidive primarie e giudiziarie. Nessuno ha ancora compreso il vero motivo. Così facendo le agenti sono state obbligate ad inserirsi nei gruppi maschili ed a operare 24 ore su 24 con detenuti maschili. Sia al Penale che alla Farera.
Assolutamente fuori luogo. La donna rimane sempre donna e qualche inconveniente si è verificato, per fortuna senza gravità.
Il signor Nuoffer, visto che la sua permanenza in Ticino durava una settimana, ha fatto in tempo a capire che nella nostra struttura manca completamente un piano antievasione e invasione e che vi è un forte pericolo di presa d’ostaggio; inoltre non esiste un sistema antifuoco. Dal 1968 ad oggi nessuno si è preoccupato di tutti questi problemi?
Ma il bello viene ora. Dopo il rapporto Nuoffer – che ci crediate o no – alla Stampa hanno cambiato tutte le porte in legno dei locali adibiti ai detenuti con porte antifuoco, nei corridoi dell’amministrazione hanno messo le lampade di emergenza ed il sistema antifumo. Hanno comperato una ventina di computer nuovi per le lezioni
di informatica dei detenuti e tutta una serie di materiale per la scuola (corsi di italiano, di inglese, di educazione visiva, ecc.).
Però per il sistema di allarme, che in teoria dovrebbe essere un tassello importante per una struttura carceraria, hanno deciso di tenere quello che c’era in via Pretorio negli anni Sessanta.
Per tutti questi lavori i soldi sono usciti dal cassetto, ma per assumere degli agenti in più no.
Dimenticavo: 16 mesi orsono è stato nominato dal Consiglio di Stato quale capo ufficio delle strutture carcerarie in classe 35 il signor Angeli-Busi. Ma chi l’ha visto? Cosa ha fatto oltre che fotografare tutti gli agenti e appendere le loro foto sulla parete del suo ufficio?
Per concludere: signori delle istituzioni, prima di aprire la Farera eravamo circa 70 agenti a far funzionare uno stabilimento; ora ne funzionano due con gli stessi effettivi. Si vocifera che si vogliono addirittura togliere degli agenti con i servizi notturni. Oltre al danno le beffe, visto che noi viviamo anche e specialmente con le indennità.
I 10 nuovi agenti che state formando non bastano neanche a colmare le partenze degli ultimi due anni. Vi costava tanto assumerne 10-15 in più?
La prossima volta che vorrete chiedere
aiuto a qualcuno, signori del Governo, fatelo a casa vostra. Se non sbaglio (e non sbaglio) nel Sopraceneri vive un certo signor Alex Pedrazzini. Vi dice qualcosa? Ex direttore del carcere della Stampa. Uno che non lasciava nulla al caso: forse un po’ rigido a volte, ma una persona che sicuramente valorizzava sempre il difficile compito di noi agenti.
Potrei scrivere ancora molto senza fermarmi per elencare molti e molti altri problemi di natura tecnica e organizzativa, ma finirei per ripetermi: quindi mi fermo qui.
Comunque sia, in tutta onestà, alla Stampa e alla Farera noi agenti stiamo vivendo un periodo veramente disastroso e per certi versi drammatico.
Nessuno ci ascolta e giorno dopo giorno tutto si sta sgretolando. Solo voi potete far sì che questo non accada. Cercate di non dimenticare mai il 1992.
Un grazie al direttore Armando Ardia per tutto quello che ha fatto o che non ha fatto in questi 20 anni ed un augurio per una meritata quiescenza.

Un agente di custodia

Per evidenti motivi non pubblichiamo nome e cognome dell’autore della let­tera.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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