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Pozzo inquinato da benzina: Morbio Inferiore critica il magistrato

Da: Cdt DEL 21.4.2010 PAG 19

Pozzo inquinato da benzina: Morbio Inferiore critica il magistrato

Il Municipio guidato da Angelo Albisetti lamenta manca­ti approfondimenti richiesti sulla perizia giudiziaria per potere perseguire i responsabili - No comment dal Mi­nistero pubblico e dalla procuratrice Clarissa Torricelli


 
«Perplessità di fronte alla len­tezza della giustizia penale». Le esprime il Municipio di Morbio Inferiore che denuncia i ritardi accumulati dall'inchiesta sull'in­quinamento da benzina del poz­zo Polenta scoperto nel luglio di due anni fa. L'esecutivo comuna­le critica pubblicamente il Mini­stero pubblico, essendo l'ipotesi di reato di inquinamento colpo­so delle acque potabili ancora a carico di ignoti un anno dopo la consegna agli inquirenti della pe­rizia stesa dall'ingegner Michel Agassiz, già direttore del servizio di geologia del canton Ginevra. Le prime indagini erano state co­ordinate dall'allora procuratore pubblico Luca Maghetti, che la­sciò la magistratura a fine 2008. Ne ereditò l'incarto la procura­trice Clarissa Torricelli , che og­gi si trova nel mirino delle autori­tà di Morbio. Il Municipio spiega di avere «chiesto ripetutamente al Ministero pubblico di effettua­re nuovi e puntuali accertamen­ti» per consentire di completare il rapporto rassegnato da Agassiz il 23 aprile 2009. Il documento «evidenziava precise cause e re­lative responsabilità» ma sottoli­neava anche «diversi punti da ap­profondire». Tuttavia, «malgrado reiterate sollecitatorie, il Ministe­ro pubblico si è limitato a dele­gare alla SPAAS (Sezione canto­nale della protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo, ndr.) l'ese­cuzione di alcuni sopralluoghi e alcuni accertamenti tecnici, per altro contestati da alcuni dei pos­sibili responsabili dell'inquina­mento». Parti in causa sono, ol­tre al Comune, i gestori della sta­zione di servizio annessa al cen­tro acquisti Breggia di Balerna e i proprietari del terreno su cui questa si trova.
L'esecutivo di Morbio lamenta il fatto che la magistratura «non ha invece proceduto a raccogliere le prove richieste e a far comple­tare la perizia giudiziaria, diser­tando addirittura l'ultimo sopral­
luogo indetto per definire la con­tinuazione dell'inchiesta e l'ese­cuzione di importanti verifiche tecniche, al quale erano presen­ti l'autorità cantonale (ovvero funzionari della SPAAS, ndr.), quella comunale e tutte le parti con i rispettivi patrocinatori». Perciò il collegio guidato dal sin­daco Angelo Albisetti ha incari­cato l'avvocato John Noseda di «impugnare le omissioni del Mi­nistero pubblico in caso di man­cata tempestiva evasione delle istanze ancora recentemente presentate». No comment dal Ministero, per il tramite della portavoce Cinzia Luzzi : «La par­ti - dice laconica - hanno facoltà di presentare le istanze che riten­gono opportune». Impossibile raggiungere la procuratrice Tor­ricelli che, aggiunge Luzzi, condi­vide questa posizione.
Esattamente un anno fa, l'avvo­cato Noseda aveva scritto al sin­daco Albisetti riassumendogli per sommi capi l'esito delle verifiche peritali, secondo le quali «tra il gennaio 2001 e il marzo 2004 le condotte per l'alimentazione del­la pompa di benzina provenien­ti dalle cisterne della stazione di servizio erano prive della neces­saria doppia protezione e di un sistema di allarme in caso di per­dite. Tali condotte vennero sosti­tuite solo nel 2004». Inoltre «il se­paratore di idrocarburi e i pozzet­ti dei cavi elettrici non erano a te­nuta stagna». In quel periodo, stando alle conclusioni dell'inge­gnere ginevrino, nella falda del pozzo finirono fra i tremila e i set­temila litri di benzina. Noseda ri­corda che però servivano appro­fondimenti per determinare la causa precisa dell'inquinamen­
to fra quelle possibili identifica­te e, di conseguenza, i responsa­bili perseguibili. «Formalmente - dice il legale del Comune - di persone indagate non ve ne so­no: sarebbe ora che qualcuno lo fosse». In gioco vi sono anche questioni di prescrizione del rea­to che, se intervenisse, rendereb­be vana l'inchiesta e pregiudiche­rebbe l'azione civile del Comune per rivalersi sui colpevoli. Dalla scoperta dell'inquinamento, Morbio Inferiore non può più at­tingere al pozzo Polenta e si de­ve approvvigionare di acqua po­tabile acquistandone da Chiasso 1.350 metri cubi al giorno. In me­no di due anni, il Comune ha già investito 700.000 franchi per fare fronte all'emergenza idrica. I de­stini della falda restano incerti. Risanarla costerebbe attorno ai 2 milioni; e non sarebbe affatto un'operazione semplice. Il 21 lu­glio 2008, nell'acqua potabile di Morbio furono rilevate tracce consistenti di MTBE (metil-ter­butil etere, ETBE (etilter-butil ete­re) e benzene. Secondo le auto­rità sanitarie, tale contaminazio­ne non ha mai messo in concre­to pericolo la salute di chi bevve acqua inquinata, quand'anche in grandi quantità. Fr.S.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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