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Il Consigliere agli Stati è stato ritenuto colpevole di falsità
in documenti e guida in stato di inattitudine. La pena è unicamente
pecuniaria. Prognosi favorevole per non aver più guidato negli ultimi
tre anni. «Sono molto sollevato»
Scatenata da un articolo apparso sul quindicinale satirico «Il
Diavolo» nel mese di marzo del 2004, la bufera giudiziaria su Filippo
Lombardi si è allontanata sabato mattina, quando al termine di due
intense giornate di dibattimento in pretura penale, il giudice Marco
Kraushaar ha pronunciato la sentenza. Il consigliere agli Stati è
stato ritenuto colpevole per tutti i capi di imputazione formulati
nel giugno scorso dalla procuratrice generale aggiunta Maria
Galliani: falsità in documenti per le tirature gonfiate del Gd P nel
1994, guida in stato di inattitudine e infrazioni al codice della
strada per l’incidente stradale provocato sulla A3 all’altezza di
Horgen la sera del 7 aprile del 2005. Ma la condanna penale non avrà
effetti sulla carriera politica, perché il il «senatore »
popolare-democratico non dovrà espiare una pena detentiva.
Contrariamente a quanto proposto dall’accusa, il giudice non ha
revocato la sospensione condizionale di una pena a 15 giorni di
detenzione, inflittagli nel 2001 da un tribunale di Berna per guida
senza patente. Lombardi non andrà in carcere e non dovrà nemmeno
appellarsi all’accordo raggiunto tre anni fa con i vertici del suo
partito, di rassegnare le dimissioni
in caso di condanna definitiva ad una pena da espiare. La pena è
unicamente pecuniaria. Kraushaar lo ha condannato al pagamento di 60
aliquote giornaliere da 480 franchi (per un totale di 28.800
franchi), sospese per cinque anni, e ad una multa effettiva di 3.000
franchi per reati minori. Dopo aver ascoltato la lettura della
sentenza, non senza una punta di emozione quando il giudice ha
dichiarato di non voler revocare la sospensione condizionale, Lombardi
ha atteso alcuni minuti prima di presentarsi davanti a giornalisti,
cameraman e fotografi che lo attendevano fuori dell’aula. «Sono
molto sollevato che non vi sia una pena detentiva da scontare. È il
punto che avrebbe provocato un problema politico», dice,
sottolineando che ora «la questione politica è assolutamente chiusa.
Quest’ultima era stata motivata dalla percezione che sarebbe stato
sconveniente e inaccettabile per l’opinione pubblica che un
parlamentare federale in carica varcasse le soglie del carcere».
Lombardi si è pure detto contento che dopo la fiducia riconfermatagli
dagli elettori in ottobre e in novembre anche il giudice non gli abbia
tolto la sua. «Adesso c’è un periodo di prova di 5 anni nei
quali spero e saprò non tradire la fiducia del giudice e quella degli elettori».
Fu colpo di sonno
Il
presidente della pretura penale ha confermato i capi d’accusa. La tesi
di perdita di vigilanza dovuta ad un colpo di sonno per l’incidente di
Horgen è lineare e assolutamente sostenibile. Quella della sincope no,
perché Lombardi non ha manifestato i sintomi e i postumi classici di
quella patologia. Kraushaar ha pure rimproverato ai periti di parte di
aver
travisato i fatti. Quella sera Lombardi si mise alla guida in stato di
inattitudine, al termine di una giornata lunga e stressante, e la
presenza di alcol nel sangue (0,6 grammi per mille) gli impedì di
cogliere i sintomi dell’appisolamento imminente. Quanto alle tirature,
l’attestato REMP (la società che controlla i dati sui giornali)
manomesso è dotato di forza probante accresciuta e quindi non può
essere paragonato, come sostenuto dalla difesa, ad un semplice
certificato senza valenza penale.
A favore di Lombardi hanno giocato sia il lungo tempo trascorso dai
fatti (1994) sia di aver capito la gravità di quanto accaduto il 7
aprile ad Horgen, con la consegna spontanea della licenza di condurre
alla polizia sul luogo stesso dell’incidente. Contrariamente
all’accusa, il giudice ha ritenuto positiva la prognosi. Nei tre anni
trascorsi dai fatti Lombardi non ha mai richiesto la patente e ora ha
altri cinque anni di prova, con l’impegno pubblico assunto anche in
aula di non tornare a guidare.
gi.ga.
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