Da: Il Mattino della Domenica, 10.02.2008, pagina 7
| La dura accusa di una madre verso il lassismo istituzionale. «Questa giustizia è una farsa» |
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 10 febbraio 2008 | |
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La donna disperata: «Chiedo aiuto: mio figlio sta diventando un delinquente, ma la Magistratura non fa nulla per fermarlo» Come combatte, la nostra giustizia, contro la delinquenza giovanile? Mica tanto bene, a giudicare da quello che succede. I bei discorsi sulla pena rieducativa che fanno tanto sessantottino, e piacciono alla sinistra e agli internazionalisti che ci hanno riempiti di persone dal coltello facile provenienti dai 4 angoli del globo perché bisogna essere “multiculturali” e “aperti”, hanno dimostrato di non portare a niente. Inutile fingere che la criminalità giovanile in Ticino non sia un problema, quando è un problema in tutta Europa: illudersi che il nostro Cantone possa fare eccezione, significa vivere nel mondo delle favole. Risposte forti Contro la criminalità giovanile ci vogliono risposte forti. Abbiamo visto che in Assia un delinquente 16enne è stato mandato, come scuola di vita, in Siberia a calmarsi i bollori a 30 gradi sottozero. Sono misure che vanno valutate anche alle nostre latitudini. Dove pare che molto sia lasciato all’interpretazione del Magistrato dei minorenni, per questo ci piacerebbe sapere quanti arresti ha ordinato finora il Magistrato in questione. Perché non è facendo una ramanzina a persone cui le parole da un orecchio entrano e dall’altro escono che si ottiene qualcosa. Un ex deputato confrontato direttamente con problemi di questo tipo nella sua famiglia, soleva dire che la persona minorenne non si è raddrizzata fino a quando non è stata “ospite” delle pretoriali di Bellinzona per qualche tempo. Effetto punitivo? Al proposito, un esempio molto concreto di lacune della giustizia le cui conseguenze rischiano di essere tragiche. Perché il giovane delinquentello in erba che, pur finendo nelle maglie della Magistratura, la passa sempre liscia, sprofonderà sempre più nel giro della criminalità, accorgendosi che può fare quello che vuole: tanto di conseguenze penali degne di questo nome non ne arrivano comunque. La storia, emblematica, è la seguente, ed è assolutamente vera. C’è un ragazzo di 19 anni, che chiameremo Paolo, che da tempo è persona nota alla giustizia per reati di vario genere. La sua prima condanna, per una rissa, risale ad alcuni anni fa. Condannato dalla magistratura dei minorenni a svolgere un certo numero di giorni di lavoro in una casa per anziani, vi si è recato per un giorno, poi non c’è più andato. Senza che ci sia stata alcuna conseguenza. In un’altra occasione, Paolo ha minacciato con un coltello l’allora compagno della madre, che ha chiamato la polizia, e come risultato è stato allontanato per alcuni giorni dal domicilio: ossia, è stato spedito in vacanza da parenti, dove faceva quello che voleva. Effetto punitivo e quindi dissuasivo: zero. Va da sé che il giovane né studia né lavora, ma passa il giorno a gironzolare con i “soci”. In seguito, appena diventato maggiorenne, il “nostro” ha pensato bene di impossessarsi dei gioielli della madre, con cui vive, per un valore di circa 30mila Fr, di venderli (tra l’altro sottocosto) a delle gioiellerie e di usare il ricavato per le proprie spese: vestiti, regali a ragazze, cene e bevute offerte, e avanti di questo passo. Si può facilmente immaginare lo sgomento della madre, che, davanti ad un’azione del genere, ha preso la decisione, difficilissima per un genitore, di denunciare il proprio figlio al ministero pubblico. «Con questo gesto, che emotivamente mi è costato moltissimo – spiega la donna – speravo che la giustizia si sarebbe finalmente svegliata, proponendo una pena severa che potesse davvero dare una svolta alla vita di mio figlio. Perché adesso ruba i gioielli a me (gioielli di cui tra l’altro, avendo perso il lavoro, avevo bisogno per evitare di dover chiedere l’ assistenza) ma, se continua a restare impunito, ho paura che tra qualche anno andrà a rapinare le banche. Mi aspettavo almeno che gli venisse accollato un periodo di lavoro obbligatorio di pubblica utilità, ma un lavoro duro, magari come netturbino o a pulire i boschi, oppure un periodo di detenzione; insomma, qualcosa che davvero lo facesse riflettere e lo distogliesse dalla strada criminosa su cui si è avviato e dalla quale mi accorgo di non essere, da sola, in grado di levarlo. Io mi illudevo che la magistratura, davanti ad una denuncia penale persentata da una madre contro il proprio figlio, capisse». La passa sempre liscia Invece la magistratura non ha capito: infatti, per il furto dei gioielli della madre (che tra parentesi, oltre al danno la beffa, non è riuscita a riottenere), e per alcuni ulteriori reati “minori” , lo ha condannato, udite udite, ad una pena pecuniaria di 2700 Fr, sospesi condizionalmente per due anni. Quindi il massimo che questo ragazzo rischia, e solo se nei prossimi 2 anni verrà nuovamente denunciato e condannato (il che non equivale a non commettere reati), è di pagare 2700 Fr. Che magari racimolerà rubacchiando di nuovo qualcosa ai parenti. Effetto dissuasivo, ancora una volta, zero. «Quanto ho sono venuta a conoscenza della sentenza – racconta la madre – sono rimasta allibita. Mi sono sentita tradita. E sono spaventata. Se nessuno ferma mio figlio adesso che ha 19 anni e potrebbe essere ancora raddrizzabile, tra qualche anno rischia di diventare un delinquente incallito ed irrecuperabile». Intervenire subito Il punto è proprio questo. Se la Magistratura non interviene subito con mezzi dissuasivi che facciano davvero passare la voglia di continuare a delinquere a chi, già da giovanissimo, si è incamminato su una cattiva strada, questa persona scivolerà sempre più in basso nella spirale della criminalità. Per questo ben vengano i campi di lavoro, gli arresti e anche i soggiorni in Siberia, come fatto in Assia. Assia che è nella civilissima Germania, e non in una dittatura sudamericana. E’ forse il caso che i buonisti nostrani comincino a riflettere. |
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