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Da: Mattino della domenica, 06 aprile 2008
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Il casotto in ballo sui mercati finanziari e le perdite che le nostre
banche stanno incamerando ci spinge a chiederci chi, in Svizzera,
controlla l’operato delle banche. Ebbene, di controllori ce ne sono
tanti, ma l’impressione è che il loro potere di controllo si limiti
alle cose piccole, mentre su quelle grandi non possono batter ciglio. Chi controlla allora le banche in Svizzera? Ebbene, questo è un vero rompicapo perché, di fatto, le banche si controllano da sole. Lo fanno innanzitutto attraverso i loro Consigli di amministrazione dove siedono i loro uomini pagati profumatamente. Lo fanno da sole attraverso i loro controllori e revisori interni. Ve lo immaginate un revisore interno che dice all’Ospel di turno che la banca non deve investire in mutui subrime? Ma c’è di più, perché le banche si controllano ancora da sole con i revisori esterni che vivono allegramente la loro vita (nel senso che guadagnano l’ira di Dio) grazie al fatto che per il loro lavoro si fanno pagare (dai controllati). In questo caso i controlli sono talmente capillari che in evidenza vengono messe le piccole cose mentre le grandi vicende vengono ignorate. Non per niente non c’è stato un revisore esterno che abbia alzato un dito dicendo che investire montagne di miliardi di soldi propri e di soldi di clienti in mutui ipotecari a rischio avrebbe potuto essere pericoloso. Di esterno a controllare, ma purtroppo solo di facciata, vi è poi la Commissione federale delle banche (CFB), che è una specie di strano ibrido. In effetti la CFB vigila su banche, commercianti di valori mobiliari, fondi d’investimento, borse, sulle offerte pubbliche di acquisto e sugli istituti di titoli ipotecari. Tutto bene dunque? Non proprio, perché il problema è che la Commissione federale delle banche è, per statuto e definizione, un’autorità amministrativa indipendente della Confederazione ed è aggregata al Dipartimento delle finanze solo dal profilo amministrativo. Basti pensare che i costi di 30 milioni di franchi l’anno per pagare i 164 dipendenti sono messi a disposizione dagli istituti vigilati. Quando lo abbiamo saputo siamo andati “in schiena”. Tradotto in parole povere la paga di questi pseudo funzionari delle Confederazione è generosamente fornita dalle banche controllate. Come dire che il gruppo antidroga della Confederazione è pagato attraverso i versamenti amichevoli dei grossi spacciatori. Da un “calcolo della serva” risulta poi che se i controllori della CSB sono 164 e i soldi a disposizione sono 30 milioni, calcolando che in questi generosi versamenti vi sono anche spese dell’operatività del gruppo dei rambo della CSB, risulta che questa gente si porta a casa stipendi niente male e mediamente superiori ai 150 mila franchi l’anno. Ora provate a fare un ragionamento molto semplice e molto pratico: siccome i salari normalmente sono proporzionali alla funzione di comando e siccome la media è di 150 mila franchi è facilmente ipotizzabile che il capo dei capi della Commissione federale delle banche si metta in tasca un gruzzoletto che sicuramente si avvicina al mezzo milioncino di franchi o giù di lì. Ora fate ancora uno sforzo e chiedetevi se con un salario così (in pratica pagato dalle banche) il responsabile della CFB si mette a fare le pulci sull’operato delle banche che gli garantiscono lo stipendio? Facendo “due + due” si incomincia a capire perché la Commissione delle banche non abbia fatto nemmeno un “cip” sul rischio in cui le banche d’investimento incorrevano acquistando obbligazioni a rischio, prestando miliardi con leve della madonna a fondi hedge e fondi private equity e cosette del genere. Giusto per intenderci, leviamoci dalla testa che la Banca Nazionale Svizzera abbia qualche potere di controllo sulle banche. La BNS non controlla niente e nessuno e si dice estranea a quello che le banche intraprendono. In pratica la BNS si occupa principalmente di mantenere alto il valore della moneta combattendo l’inflazione. Si occupa della politica monetaria (su e giù dei tassi d’interesse e altre cosette) dando ogni tanto un’occhiata anche alla congiuntura. Si occupa di stampare, distribuire, ritirare e contare le monete fisiche in circolazione. Si occupa di gestire le sue immense riserve finanziarie di 130 miliardi di franchi. La BNS opera dunque in qualità di “gestore” dell’intero sistema finanziario e non come controllore delle singole banche o degli istituti finanziari. Non sarebbe forse ora (come intendono fare negli Stati Uniti) di cambiare le carte in tavola e dare un potere maggiore di controllo sull’attività delle banche alla nostra banca d’emissione? |
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