Da: www.mattino.ch
| Scritto da Redazione | |
| giovedì 09 luglio 2009 | |
Chi
causa un danno grave alla propria azienda sa che il licenziamento è
dietro alla porta. Ed un procuratore pubblico (federale, nella
fattispecie) che venga clamorosamente smentito? Notula - qui condivisa
- per la firma di Gamao.
Ho avuto occasione di vedere qualche atto della pratica riguardante il maxiprocesso celebratosi davanti al Tribunale penale federale in Bellinzona. Ho visto qualche documento, dicevo; ma ho visto anche la sofferenza personale di alcuni tra gli accusati. Incredibile la tesi unilaterale e colpevolistica dei procuratori federali, in particolare uno. Per anni è stata cercata la colpa, per anni i "colpevoli" si sono trovati nelle seguenti condizioni: i beni personali e conti bancari erano stati posti sotto sequestro (dal 2004), con nomi e cognomi i singoli soggetti sono stati esposti al pubblico, di volta in volta - e ripetutamente - gli inquisiti si sono dovuti recare a Berna per gli interrogatori. Il tutto con avvocati scelti dallo Stato e con una procedura condotta completamente in lingua tedesca, sebbene questa non fosse la lingua madre di alcuno tra coloro che sarebbero poi stati chiamati alla sbarra. A verdetto pronunciato (e quale verdetto...), il minimo che ci si possa aspettare consta nel licenziamento di coloro che hanno condotto questa inchiesta. Appena sopra il minimo si insinua un'altra pretesa legittima: l'inquirente o gli inquirenti risarciscano lo Stato per la credibilità lesa o persa, oltre che le spese che sulla Confederazione ricadranno per rimborsare gli accusati ora prosciolti. In un'azienda privata, chi prenda cantonate di questo genere (anzi, anche assai meno significative per quanto riguarda le ripercussioni sul prossimo) viene preso, impacchettato e spedito. Ed uno che cagioni (anzi, uno che abbia cagionato) danni simili dovrebbe continuare ad occupare quel posto? Qualcosa non mi torna. |

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