Da: La regione, 4.3.08, pag 34
Ticino = Stato di polizia
Venerdì 22 febbraio 2008 mi sono recato in macchina a Paradiso. Dopo
aver posteggiato mi sono incamminato per una passeggiata sul
lungolago. Erano circa le 14.30 di una bellissima giornata, quasi di
primavera, io indossavo i pantaloni di una tuta, giubbotto jeans,
scarpe da ginnastica e un paio d’occhiali da sole neri. Giunto
all’altezza dell’imbarcadero vengo fermato da 2 poliziotti che si
rivolgono a
me in questo modo: (da notare che il colloquio è avvenuto in dialetto
ticinese) Buongiorno signore lei è di Paradiso? Risposta: no. Mi mostri
un documento, allibito e scioccato da tale richiesta ho comunque
consegnato la mia carta d’identità a uno di due. Alle mie più che
giuste rimostranze il collega mi rispondeva che si trattava di un
normale controllo di polizia. Frattanto l’altro agente si era
allontanato e con il telefonino avrà senz’altro chiamato la centrale
per avere tutti i riscontri possibili sulla mia persona.
Al suo ritorno mi chiede: Lei abita ancora a Muggio? (Muggio è il mio
comune di attinenza come del resto indicato sulla carta d’identità). No
rispondo. Dove abita? A Morbio Inferiore rispondo. Esiste un
indirizzo, comunico l’indirizzo (da notare che tutte queste
informazioni venivano trascritte su un taccuino). Al termine venivo
congedato con un arrivederci e buona giornata. Buona Giornata? Ma
stiamo scherzando? Sono stato fermato come un delinquente e sottoposto
al terzo grado mentre
di primo pomeriggio stavo tranquillamente passeggiando per i fatti
miei. Capisco che dopo gli ultimi tragici fatti di cronaca (ed in vista
delle prossime elezioni) la polizia deve far vedere che vigila sulla
popolazione. Ma non in questo modo. Si controlli chi è in evidente
stato di alterazione (causa l’alcol o quant’altro) i rissosi, i
molestatori, i veri delinquenti; non chi passeggia tranquillo in pieno
giorno per i fatti suoi. (...)
FABRIZIO CEREGHETTI, MORBIO INFERIORE
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