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Calci e sberle ingiustificati a tre liceali di Coira nell’espletamento
dei compiti di servizio durante gli interventi eseguiti nel settembre
2004 in centro città e presso la stazione Ffs. Le percosse sono costate
a tre agenti di polizia, due della Comunale di Lugano e uno della
Cantonale all’epoca dei fatti, altrettante condanne per abuso di
autorità comminate ieri a Bellinzona dal giudice della Pretura penale
Siro Quadri. Condanne tradotte in pene pecuniarie, dalle 4 alle 6
aliquote giornaliere di 120/130 franchi e tre multe di 500 franchi.
Una brutta storia quella ricostruita ieri nell’istruttoria
dibattimentale. Brutta soprattutto perché, come hanno sottolineato sia
il giudice sia il Procuratore generale aggiunto Marco Villa, in sede
di inchiesta e anche ieri a processo sono emerse due versioni
contrastanti fornite dai poliziotti alla sbarra (di 24, 25 e 26 anni
all’epoca dei fatti), dai loro colleghi chiamati come testi e
sostenute dai legali e quella dell’agente della polizia comunale,
anch’esso intervenuto nella prima fase. Ciò equivale a dire che una
delle due parti non ha detto la verità. E questo è quantomeno
sconcertante agli occhi di chi lavora quotidianamente assieme alla
Polizia e considera come ‘oro colato’ i rapporti allestiti da agenti
in servizio.
La vicenda è sfociata in un processo, ricordiamo, dopo che gli
imputati avevano impugnato il decreto d’accusa stilato dal Pga Villa.
Decreto che prevedeva pene dai 10 ai 30 giorni sospesi con la
condizionale per due anni, contemplando pure i reati di vie di fatto,
peraltro prescritti, e nei confronti di un agente di lesioni semplici.
La fase istruttoria ha consentito di separare in tre episodi
l’articolato intervento di polizia. Dapprima gli agenti sono chiamati
in piazza Cioccaro a causa di una rissa. Una rissa tra i liceali di
Coira e tre ragazze ticinesi, una delle quali era stata ricoverata
all’ospedale per commozione celebrale. Quando giungono sul posto le
forze dell’ordine, i ragazzi grigionesi sono già scappati verso l’hotel
in cui alloggiavano presso la stazione.
Nella fuga, uno dei liceali ( con un tasso alcolico del 2 per mille)
viene raggiunto, fermato e ammanettato da uno degli imputati.
Nell’operazione però l’agente dà una sberla e due calci al ragazzo.
Ragazzo che riceve pure un altro calcio al corpo da parte di un altro
imputato. Nella seconda fase, avvenuta presso la stazione, un altro
liceale viene preso a sberle dal terzo
agente alla sbarra. Per questi colpi sono stati condannati. Colpi che
tuttavia sono stati contestati vivacemente dagli avvocati difensori
Mario Postizzi e Andrea Bersani, che al termine del dibattimento
hanno fatto capire di voler ricorrere contro la sentenza.
Il giudice ha comunque parzialmente accolto le censure dei legali, che
in particolare hanno invocato il principio ‘ in dubio pro reo’ ( quando
non c’è la certezza di colpevolezza, si accetta il rischio di assolvere
un colpevole piuttosto che condannare un innocente). Proprio per
questo motivo, Quadri non ha tenuto conto di quanto potrebbe essere
successo all’interno dell’hotel (terzo episodio) e nemmeno il
principio di causalità tra i certificati medici presentati dall’accusa
e le lesioni riportate dai ragazzi.
Non ci fosse stata la testimonianza dell’agente della polizia comunale,
due dei tre poliziotti sarebbero probabilmente stati prosciolti.
Il giudice ha inoltre respinto le pretese di parte civile, dai 28 mila
ai 33 mila franchi, presentate in aula dal legale dei liceali.
Occorreva inoltrare ricorso contro il decreto d’accusa, ma non è stato
fatto.
A.R.
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