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Tre agenti di polizia condannati

 Da: La regione, 5.3.08, pag 20

 

Tre agenti condannati
Lugano, gli imputati abusarono dell’autorità durante i fermi dei liceali di Coira Determinante la testimonianza di un poliziotto. Cadono i reati di vie di fatto e lesioni


Calci e sberle ingiustificati a tre li­ceali di Coira nell’espletamento dei compiti di servizio durante gli inter­venti eseguiti nel settembre 2004 in centro città e presso la stazione Ffs. Le percosse sono costate a tre agenti di polizia, due della Comunale di Lu­gano e uno della Cantonale all’epoca dei fatti, altrettante condanne per abuso di autorità comminate ieri a Bellinzona dal giudice della Pretura penale Siro Quadri. Condanne tradot­te in pene pecuniarie, dalle 4 alle 6 ali­quote giornaliere di 120/130 franchi e tre multe di 500 franchi.
Una brutta storia quella ricostruita ieri nell’istruttoria dibattimentale. Brutta soprattutto perché, come han­no sottolineato sia il giudice sia il Procuratore generale aggiunto Mar­co Villa, in sede di inchiesta e anche ieri a processo sono emerse due ver­sioni
contrastanti fornite dai poli­ziotti alla sbarra (di 24, 25 e 26 anni al­l’epoca dei fatti), dai loro colleghi chiamati come testi e sostenute dai le­gali e quella dell’agente della polizia comunale, anch’esso intervenuto nel­la prima fase. Ciò equivale a dire che una delle due parti non ha detto la ve­rità. E questo è quantomeno sconcer­tante agli occhi di chi lavora quotidia­namente assieme alla Polizia e consi­dera come ‘oro colato’ i rapporti alle­stiti da agenti in servizio.
La vicenda è sfociata in un proces­so, ricordiamo, dopo che gli imputati avevano impugnato il decreto d’accu­sa stilato dal Pga Villa. Decreto che prevedeva pene dai 10 ai 30 giorni so­spesi con la condizionale per due anni, contemplando pure i reati di vie di fatto, peraltro prescritti, e nei con­fronti di un agente di lesioni sempli­ci.
La fase istruttoria ha consentito di separare in tre episodi l’articolato in­tervento di polizia. Dapprima gli agenti sono chiamati in piazza Cioc­caro a causa di una rissa. Una rissa tra i liceali di Coira e tre ragazze tici­nesi, una delle quali era stata ricove­rata all’ospedale per commozione ce­lebrale. Quando giungono sul posto le forze dell’ordine, i ragazzi grigionesi sono già scappati verso l’hotel in cui alloggiavano presso la stazione.
Nella fuga, uno dei liceali ( con un tasso alcolico del 2 per mille) viene raggiunto, fermato e ammanettato da uno degli imputati. Nell’operazione però l’agente dà una sberla e due cal­ci al ragazzo. Ragazzo che riceve pure un altro calcio al corpo da parte di un altro imputato. Nella seconda fase, avvenuta presso la stazione, un altro liceale viene preso a sberle dal terzo
agente alla sbarra. Per questi colpi sono stati condannati. Colpi che tut­tavia sono stati contestati vivacemen­te dagli avvocati difensori Mario Po­stizzi e Andrea Bersani, che al termi­ne del dibattimento hanno fatto ca­pire di voler ricorrere contro la sen­tenza.
Il giudice ha comunque parzial­mente accolto le censure dei legali, che in particolare hanno invocato il principio ‘ in dubio pro reo’ ( quando non c’è la certezza di colpevolezza, si accetta il rischio di assolvere un col­pevole piuttosto che condannare un innocente). Proprio per questo moti­vo, Quadri non ha tenuto conto di quanto potrebbe essere successo al­l’interno dell’hotel (terzo episodio) e nemmeno il principio di causalità tra i certificati medici presentati dall’ac­cusa e le lesioni riportate dai ragazzi.
Non ci fosse stata la testimonianza dell’agente della polizia comunale, due dei tre poliziotti sarebbero proba­bilmente stati prosciolti.
Il giudice ha inoltre respinto le pre­tese di parte civile, dai 28 mila ai 33 mila franchi, presentate in aula dal legale dei liceali. Occorreva inoltrare ricorso contro il decreto d’accusa, ma non è stato fatto.
A.R.




TI- PRESS
Il giudice Siro Quadri

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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