Da: CdT 23.1.13 pag7
Votazioni PLR diviso sulla famiglia
L'articolo costituzionale per meglio conciliare casa e lavoro gode di ampio appoggio
Solo l'UDC è contraria, mentre i liberali radicali esitano di fronte a una scelta difficile
DA BERNA
ANNA FAZIOLI
■ L'articolo costituzionale sulla politica familiare, al voto il 3 marzo, ricorda un po' quello sulla promozione della musica, accolto lo scorso settembre. Come essere contrari? Difficile schierarsi contro una maggiore conciliabilità tra vita familiare e vita professionale. Tuttavia, come per la musica, c'è chi vede nell'articolo proposto una nuova ingerenza nelle competenze dei Cantoni, finora responsabili della promozione di strutture per l'accoglienza extrafamiliare. E c'è chi teme che l'articolo si tradurrà in importanti investimenti pubblici.
PPD, PBD, Verdi liberali, PS e Verdi si sono schierati senza esitazione a favore dell'articolo. Decisamente contraria invece l'UDC.
L'unico partito che non si è ancora pronunciato (lo farà il 2 febbraio, a un mese dalla votazione) è il PLR. Il tema è caro al partito, che però si affiderebbe ben più volentieri al libero mercato evitando soluzioni costringenti. Un «no», tuttavia, potrebbe essere inteso negativamente dall'elettorato, oltre che dalle donne PLR, le quali stanno militando a favore dell'articolo. Anche tra le donne, tuttavia, vi sono voci divergenti: qui sotto si confrontano due consigliere nazionali.

NOVITà L'articolo incarica i Cantoni di provvedere a un'offerta appropriata di strutture complementari alla famiglia e parascolastiche. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non sono sufficienti, inter viene la Confederazione. (Foto Keystone)
L'INTERVISTA ■ ISABELLE MORET*
«Abbiamo un grande ritardo, i Cantoni vanno stimolati»
■ C'era davvero bisogno di un articolo costituzionale per promuovere l'accoglienza extrafamiliare?
È una buona cosa affermare l'importanza della famiglia (e in particolare della conciliabilità tra lavoro e famiglia) nella Costituzione, per invitare ogni Cantone a prendersi le proprie responsabilità, ciascuno con le soluzioni più appropriate. Nel nostro Paese esiste un grande ritardo in questo ambito. Se tutti i Cantoni avessero progredito alla stessa velocità non ci sarebbe stato bisogno di questo articolo.
Quali dati dicono che la Svizzera è in ritardo in questo ambito?
In Svizzera 3 mamme su 4 lavorano. Anche senza avere cifre precise, è abbastanza evidente che mancano posti sia d'accoglienza prescolare sia parascolastica (scuole a tempo continuato, doposcuola). Nel mio Cantone, Vaud, le mamme devono iscriversi agli asili nido all'inizio della gravidanza, altrimenti non hanno nessuna chance di trovare un posto.
Le donne PLR citano però il Canton Vaud come un esempio particolarmente virtuoso.
Grazie a un'idea del PLR è stata creata una fondazione per il finanziamento di asili nido. Questa soluzione è stata negoziata con i rappresentanti padronali che hanno accettato di cofinanziare con una percentuale degli assegni familiari questo tipo di servizio. Ma c'è ancora molto da fare per l'accoglienza di bambini in età scolastica.
Molte famiglie fanno fatica a pagare gli asili nido. Questo articolo obbligherà i poteri pubblici a finanziarli in modo massiccio?
Vorrei precisare che ogni franco investito in questo modo porta a due o tre franchi sotto forma di ritorno d'imposta, ad esempio perché i genitori riescono ad aumentare il proprio tempo di lavoro. E anche perché l'investimento fatto nella formazione delle donne può essere così concretizzato. Ma ogni Cantone dovrà studiare la soluzione più appropriata. Ho fatto l'esempio del canton Vaud. La Svizzera tedesca invece privilegia un sistema a bonus: lo Stato non finanzia direttamente la struttura d'accoglienza ma concede un buono che i genitori potranno usare come preferiscono: per un asilo nido, una mamma diurna o altre forme di aiuto.
* consigliera nazionale PLR
L'INTERVISTA ■ DANIELA SCHNEEBERGER*
«Perché mai questo aspetto deve entrare nella Costituzione?»
■ La conciliabilità tra lavoro e famiglia sembra essere un obiettivo ampiamente condiviso. Perché lei è contraria a questo articolo costituzionale?
Semplicemente perché non ho ancora sentito da parte dei favorevoli una sola ragione valida che spieghi perché c'è bisogno di regolare questo aspetto a livello della Costituzione. Non vedo perché in questo modo la conciliabilità tra lavoro e famiglia dovrebbe essere meglio promossa. Che cosa cambierebbe rispetto a quanto viene già fatto oggi? Per ora nessuno lo dice. Resta un proposito generale che però finirebbe per avere conseguenze negative. In realtà si tratta di un ambito di responsabilità cantonale e così deve rimanere.
Oggi tuttavia sembra che manchino numerosi posti d'accoglienza extrafamiliare.
In alcuni Cantoni sembra esserci una mancanza, in altri no. Cifre precise a livello nazionale non esistono. Come detto, è una questione in primo luogo cantonale che poi si ripercuote sull'organizzazione dei singoli Comuni. Realtà fra loro diverse (città, periferie,...) possono avere necessità diverse.
Se viene accolto un simile articolo costituzionale, ho paura che i Cantoni siamo praticamente costretti ad aumentare i propri sforzi in questo ambito. Con conseguenze finanziarie importanti. Oppure sarà la Confederazione a intervenire. Invece di un massiccio intervento statale, esistono altri modi di promuovere la conciliabilità tra lavoro e famiglia.
Ad esempio?
Ci sono buoni esempi all'estero. Altri Paesi privilegiano le deduzioni fiscali per i genitori che affidano i propri figli in strutture d'accoglienza. Oppure si potrebbe facilitare l'iniziativa privata, evitando un'eccessiva burocratizzazione per chi (un privato o un'azienda) vuole offrire una struttura d'accoglienza.
Si tratta di facilitazioni che tra l'altro rispettano la libertà della donna, che deve continuare a poter scegliere se lavorare all'esterno o se occuparsi dei propri figli a casa. Ci sono molte donne che scelgono la seconda opzione. Un articolo costituzionale come quello proposto tende a dimenticare questo aspetto. Non credo che sia compito dello Stato intervenire in ogni aspetto della vita privata di una persona.
* consigliera nazionale PLR
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