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Mediazione penale minorile

Da: La regione, 22.02.2008, pagina 5

 

Conciliare è possibile
Mediazione penale minorile: una ventina le procedure avviate nel 2007 Otto si sono nel frattempo concluse con un accordo fra le parti


Danneggiamenti ( soprattut­to graffiti non autorizzati), vie di fatto e insulti. Sono i princi­pali reati al centro delle venti­due procedure di mediazione avviate in Ticino, col consenso delle parti, dalla magistratura dei minorenni nel 2007. Ovvero nel primo anno d’applicazione di una delle novità di peso della Legge federale sul diritto pena­le minorile: la mediazione. Che se riesce porta all’archiviazio­ne dell’inchiesta. La magistra­tura, afferma infatti la legge, “ abbandona definitivamente” il procedimento penale “se gra­zie alla mediazione si è giunti a un accordo” tra il danneggiato e il minore autore del reato. Al­l’istituto della mediazione è possibile far capo ma a precise condizioni e una di queste è che non deve esserci di mezzo “un
crimine punibile prevedibil­mente con una privazione della libertà senza condizionale”, re­cita ancora la normativa fede­rale in vigore dal gennaio dello scorso anno. Insomma niente mediazione per i reati gravi. Nel frattempo otto delle cita­te ventidue procedure (relative ad altrettanti minori autori di reati) si sono chiuse con una convenzione fra le parti, fa sa­pere dal Palazzo di giustizia di Lugano il magistrato dei mino­renni. « Quanto alle altre quat­tordici – aggiunge Reto Medici
siamo in attesa di conoscerne l’esito ». Il o gli incontri fra il mi­nore e la parte lesa avvengono alla presenza di un mediatore, una figura esterna alla magi­stratura, « che si adopera perché autore e vittima del reato giun­gano a un accordo ». In cosa può
consistere quest’ultimo? «
Nelle otto convenzioni sin qui ‘stipula­te’ c’è un po’ di tutto: dalle scuse a un periodo di lavoro non retri­buito svolto dal minorenne in un ente pubblico, al risarcimento del danno » spiega il magistra­to: « Le parti, con l’intervento del mediatore, sono libere di defini­re il contenuto dell’accordo ».
In Ticino i mediatori a dispo­sizione della Magistratura dei minorenni sono attualmente dieci. «
I primi otto, reduci fra l’altro da un corso tenutosi alla Supsi e organizzato dall’Asso­ciazione ticinese per la media­zione in collaborazione con la Divisione giustizia del Diparti­mento delle istituzioni, hanno prestato giuramento o promessa davanti al sottoscritto e al mio sostituto, come d’altronde preve­de il “Regolamento sulla media­zione penale minorile” elabora­to dal Consiglio di Stato, nel giu­gno scorso – ricorda Medici –. In settembre abbiamo cominciato con le procedure di mediazione ». Per stabilire se un caso può ‘fi­nire’ in mediazione « io e la col­lega
Fabiola Gnesa,
sostituto magistrato dei minorenni, veri­fichiamo anzitutto se ci sono i presupposti indicati dalla legge federale; qualora siano dati (fat­ti e responsabilità sono stati chiariti, non si è in presenza di un reato grave...) interpelliamo allora le parti proponendo loro la procedura di mediazione » . Hanno un mese di tempo per ri­spondere. « Se accettano – ri­prende Medici – trasmettiamo il dossier al mediatore il quale convoca poi le parti: i colloqui si tengono in uno spazio per così dire neutro, in ogni caso non nei nostri uffici ». Se « entro sei mesi la mediazione ha successo la Magistratura dei minorenni, vi­sto l’accordo raggiunto, rinun­cia a formulare la pena nei ri­guardi del minore che ha com­messo il reato impegnandosi co­munque a vigilare sul rispetto della convenzione; in caso di esi­to negativo della mediazione l’inchiesta penale riprende ».
Nelle otto procedure già sfo­ciate in un accordo le parti lese erano persone maggiorenni («
nelle restanti quattordici pen­denti c’è anche qualche mino­re »). L’età degli autori del rea­to? « Tra i 15 e i 18 anni ».
Sottolinea il magistrato dei minorenni: «
Credo che la me­diazione sia un valido antidoto alla recidiva: incontrando e in particolare ascoltando la perso­na alla quale ha cagionato un danno il minore prende infatti coscienza delle conseguenze del suo gesto » . Dall’inizio dell’an­no la magistratura ha propo­sto la procedura di mediazione per altri due casi. « Aspettiamo una risposta dalle parti », dice Medici. A.MA.




TI- PRESS
Il magistrato dei minorenni Reto Medici

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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