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Daniele . Un padre che vuol ricominciare a vivere.

(link all'articolo) Posted on 31 agosto 2010 da childrenfree1

Children Free vuole essere uno spazio per chiunque abbia da dire qualcosa o raccontare la sua storia. Cercheremo nel nostro piccolo a contribuire alla risoluzione dei grandi problemi che investono i nostri figli. Oggi parleremo di Daniele . Un padre che vuole ricominciare a vivere.

Questo è il racconto di Daniele che come tanti Padri e Madri in questo paese attendonoda troppo  che i nostri tribunali emettano decisioni che andranno a influnzare in modo decisivo il futuro di tanti piccoli innocenti. “R. nasce il primo settembre 2004 dopo poco più di un anno e mezzo di convivenza con la madre (durata totale del rapporto 5 anni). Dopo circa 4 mesi dalla sua nascita  il rapporto finisce (gennaio 2005). Seppure la storia sia finita non ci sono particolari problemi nel frequentarla, la vedo e ci sto insieme tutte le volte che posso, rimane anche a dormire  spesso a casa con me, che in quel periodo vivo con mia madre e mia nonna.

E’ chiaro che gli attriti tra me e la madre ci sono, ma non gravi al punto di dover ricorrere ai tribunali per regolamentare le frequenze tra me e la bimba o per stabilire assegni di mantenimento.

Tutto questo fino a gennaio 2008, quando io e Serena  decidiamo di vivere insieme. Lei si trasferisce da Montevarchi a Livorno, trova subito un lavoro e poco dopo andiamo a vivere insieme.

Da quando Serena arriva a Livorno cominciano i guai: viene bollata come “una delle mie tante donne” (?), una di passaggio, una che si vuole accaparrare la figlia (?),  una dalla personalità “entrante” (?) e io dall’oggi al domani divento un padre snaturato, poco affidabile, insensibile nei confronti di mia figlia, incapace di proteggerla (da chi? Da cosa? Non l’ho mai saputo) e quindi ritenuto dalla madre  “non idoneo alla frequentazione e/o alla convivenza con la figlia”.

Da quel giorno, infatti, vengo costantemente ostacolato, minacciato, ricattato, osteggiato, intimidito, diffidato, delegittimato e contrastato dal poter vedere mia figlia normalmente, come invece fino a poco tempo prima avveniva.

Dopo un primo periodo in cui non sono riuscito fisicamente a vedere e a sentire la bimba, nemmeno per telefono, comincio a disperarmi. Fino al giorno prima le davo il latte, le pappe, le cambiavo i pannolini, la portavo a passeggio, ci parlavo, ci giocavo, la portavo all’asilo, la andavo a riprendere, facevo tutte le cose che fanno i padri, almeno quelli innamorati dei propri figli come sono io, e il giorno dopo non la vedevo e non la sentivo più. Uno strazio insopportabile.

Allora mi sono rivolto all’ufficio minori della questura di Livorno, dove con mio grande orrore, mi hanno detto che in assenza di un decreto del Tribunale dei minori di Firenze, la madre poteva esercitare il proprio arbitrio sulla minore, decidendo lei cosa era meglio per la salute psico-fisica della figlia. Erano quindi da escludere le querele, potevo soltanto fare esposti, e di quelli ne ho fatti a bizzeffe, ma con scarsi risultati.

Dopo alcuni colloqui avuti con l’ufficio minori, sono riuscito a rivedere finalmente la mia bambina, che fortunatamente sembrava non essersi accorta delle settimane passate senza vedermi, ma solo con la presenza costante della madre, e a patto che nessun altro, oltre a me, ci potesse stare insieme, familiari inclusi.

Non la potevo portare dove volevo o da chi volevo, perché se questo succedeva stavo altre settimane senza avere notizie di mia figlia e non lo avrei sopportato.

Mentre subivo tutto questo, mi sono rivolto al Tribunale dei minori di Firenze, depositando un ricorso nell’aprile 2008 con richiesta di affidamento condiviso e con la conseguente udienza fissata per ottobre!!!

Ero avvilito, affranto, mi sentivo defraudato e derubato della mia vita, costretto vivere secondo le decisioni altrui, le mie giornate e quelle di mia figlia venivano programmate sistematicamente in modo da umiliarmi agli occhi di chi mi poteva vedere: infatti gli incontri erano sempre in luoghi pubblici affollati dove tutti potevano vedere il potere che una madre poteva esercitare su padre e figlia, credendo in questo modo di potermi punire per “avere osato rifarmi una vita con una bambina piccola” (testuali parole).

Non si rendeva conto che non puniva solo me, non si rendeva conto dei danni che si fanno in questo modo non tanto su di me, quanto su un esserino di tre anni e mezzo che fino a poco tempo prima era abituata e felice nello stare con me e che poco dopo mi ha visto sparire e poi tornare sotto una luce diversa, senza la stessa gioia nel cuore, senza la stessa felicità negli occhi, senza la stessa spensieratezza che tante belle giornate ci ha fatto trascorrere insieme, uno innamorato dell’altra. E  posso garantire che di tutte queste cose mia figlia ne era consapevole.

Ormai ci frequentavamo più per spirito di sopravvivenza  che per altro, perché mi ripetevo continuamente tra me e me  che “babbo c’è amore mio, babbo non ti lascerà mai per niente e per nessuno al mondo, tu sei parte di me e tale resterai anche dopo che i miei giorni saranno finiti, sono qui e ci sarò sempre,  anche quando non  mi vedi io sono con te”.

Durante quell’estate sono stato anche costretto a vederla di nascosto, aspettavo che la madre la portasse al centro estivo e andasse via, poi io sgattaiolavo dentro come un ladro di polli e per pochi minuti la potevo vedere e abbracciare, farle capire che ero ancora lì e che le volevo bene, che non l’avevo lasciata.

Tutto questo assurdo strazio è andato avanti fino al mese di ottobre 2009, cioè fino alla prima udienza, che ha stabilito la necessità di effettuare una mediazione familiare, al fine di attenuare una situazione di estrema conflittualità, che si è in parte risolta grazie allo straordinario lavoro della dottoressa Giorgia Guiggi, e che ha sancito una mia frequentazione più umana  con mia figlia, con tempi e modalità tali da garantire un inserimento graduale di mia figlia nella mia nuova famiglia.

I giorni da trascorrere insieme non prevedevano infatti la presenza di Serena, all’epoca ancora compagna e non moglie, fatta eccezione per i due fine settimana che avrebbe dovuto trascorrere con me, pernottamento escluso.

Siamo andati avanti così fino alla seconda udienza, a dicembre 2008, che nei fatti ha stabilito cosa  buona e giusta quanto scritto nella relazione  della mediazione e riportando il tutto nel decreto ufficiale depositato nel febbraio 2009.

Nel frattempo Serena è diventata mia moglie (11 febbraio 2009) e  lei e R. si sono volute bene da subito, un feeling che ancora oggi c’è.

Visto che l’integrazione della bimba con Serena era andata anche meglio del previsto, e considerato che ormai eravamo sposati, ho deciso di chiedere una modifica di quel decreto, chiedendo l’integrazione dei giorni mancanti (lunedì e giovedì) e il pernottamento.

Nemmeno a dirlo, sono ricominciati i guai un’altra volta: stavolta sono stato accusato di aver fatto diventare obesa mia figlia (calunnia smentita dalla pediatra dell’ A.S.L.  dopo averla sottoposta a visita: mia figlia  fa con me 4 pasti in un mese, impossibile farla ingrassare tanto neanche volendolo), si è opposta al pernottamento dicendo che il padre potrebbe avere rapporti sessuali con la moglie e la bimba se ne potrebbe accorgere, mentre ad oggi dorme tranquillamente in case di altre persone di famiglia che convivono senza risentire di alcunché.

Con la scusa del sovrappeso ha iscritto la bimba a tutti gli sport possibili, peraltro senza che perdesse un solo chilo, infatti 5 giorni a settimana è sempre stata impegnata nelle varie palestre (ovviamente senza chiedermi nessun parere, ma soldi sì) e riducendo il mio ruolo a quello di postino: le mie giornate con la bimba si erano ridotte nel portarla dall’asilo in palestra e  da lì a casa.

Le cose sono ulteriormente peggiorate quando, il 28 maggio scorso , si è presentata all’uscita dell’asilo nonostante fosse un giorno che doveva stare con me e me l’ha letteralmente strappata dalle mani portandola via.

Circa un mese dopo vado sotto casa sua per portarla al centro estivo, ma la madre “si dimentica” che ce la dovevo portare io e la fa uscire prima del mio arrivo.

Dulcis in fundo, nonostante gli accordi presi per il suo compleanno fossero diversi, ha deciso di portarla con sé in Sardegna contro il mio parere  e mettendomi contro la bimba, che da diversi giorni ormai ce l’ha con me per non averle firmato il consenso a prendere l’aereo. Tale consenso infatti mi è stato richiesto  in presenza di Rachele, in modo tale che potesse sentire con le sue orecchie il mio rifiuto, che già avevo dato alla madre in occasione dell’ultima seduta di mediazione familiare: se ti dico di no già da prima, farmelo ripetere in presenza della bimba è  pura cattiveria. A questa cattiveria si aggiunge una forma di plagio sempre più evidente e un rifiuto manifesto di collaborazione nelle sedute di mediazione.

L’ udienza per la modifica del decreto c’è stata a gennaio e ad oggi ancora non è stato emesso nulla.

I servizi sociali e l’ufficio minori si dichiarano impotenti nel prevenire tutte queste cose, affermando che si può agire solo dopo l’infrazione del decreto.

La mediazione è inutile e le querele hanno un percorso dai tempi biblici.

E nel frattempo la legge  54/06 e tutte le belle parole sul concetto di “bigenitorialità” vanno a farsi benedire …”

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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