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I ticinesi usano meno droghe, ma vivono un disagio sommerso

Da: La regione 8.9.10 pag 3

Siamo poco padroni della nostra vita

I ticinesi usano meno droghe, ma vivono un disagio sommerso. Ecco il Piano cantonale contro le dipendenze

BO.P

I ticinesi consumano meno sostanze psicoattive rispetto alla media svizzera, ma, soprattutto tra i giovani, si percepisce un disagio sommerso che sta crescendo. Crescono inoltre i dipendenti cronici. È questa una delle letture del fenomeno che si ritrovano nel Piano cantonale 2010 degli interventi nel campo delle dipendenze per il periodo 2011-2014, trasmesso dal Consiglio di Stato al parlamento.

« Il Ticino fa registrare una situazione sostanzialmente migliore rispetto al resto del paese per quanto riguarda il consumo di sostanze psicoattive », è infatti una delle notizie contenute nell’Indagine sulla salute in Svizzera 2007, citata nel piano. Dall’indagine, però, si apprenderebbe pure che i ticinesi hanno « più difficoltà a controllare la propria vita ». Un terzo di loro – contro un quinto registrato nel resto della Svizzera – mostrerebbe infatti una scarsa padronanza della propria vita, « fattore strettamente correlato alla salute e con un forte valore predittivo a lungo termine » si legge nel piano. Tra i giovani dai 15 ai 35 anni questa percentuale « sfiora addirittura il 40 per cento; vi sono quindi indizi dell’esistenza di un disagio in incubazione in una parte importante dei giovani ticinesi ».

Per gli esperti che hanno stilato questo terzo documento sulle dipendenze (l’ultimo risale al 2006), bisognerebbe « migliorare l’attenzione alle condizioni di vita, di studio e di lavoro dei giovani, sviluppando maggiormente le loro risorse ». Confermando la politica dei quattro pilastri (prevenzione, terapia e reinserimento, riduzione del danno, repressione) lanciata in Svizzera negli anni 90 e confermata dalla Legge federale sugli stupefacenti adottata a fine 2008 (vedi box).

Nel piano viene sottolineata la necessità di mantenere una vigile e costante attenzione « in quanto nella società rimangono fortemente presenti comportamenti tossicofilici, parte dei quali evolvono in manifestazioni patologiche e di dipendenza ». A questo proposito gli esperti ritengono importante « non disinvestire rispetto a questo ambito, tenendo conto delle conseguenze in materia di costi socio-sanitari e di ordine pubblico ».

Prevenzione

« Nella realtà ticinese sono parecchi e variegati gli attori presenti ai vari livelli della prevenzione. Le premesse operative sono di certo buone, tuttavia le diverse iniziative andrebbero orientate e coordinate fra loro, grazie ad una visione d’assieme che definisca gli obiettivi prioritari ». Questo per dare maggior forza a messaggi e azioni.

« V’è inoltre la convinzione che un maggiore impegno a livello finanziario consentirebbe un ampliamento delle prestazioni preventive, per le quali sussiste ancora un importante spazio di azione », scrivono gli esperti.

Terapia e reinserimento

A tre anni dall’apertura dei Centri di competenza per la prescrizione di trattamenti sostitutivi (metadone o buprenorfina) e psicofarmaci, « l’esperienza andrà ora valutata e consolidata, in particolare con riferimento a un’adeguata copertura dei bisogni sul territorio ». A proposito di cocaina, nello scorso giugno – per due anni di sperimentazione – è stata ‘importata’ e adattata l’esperienza fatta in altri cantoni (il ‘Progetto cocaina’), che offre una presa a carico ambulatoriale per aiutare chi ritiene di avere un problema, « ma non si identifica nella figura del tossicodipendente classico ».

In Ticino sono attivi tre centri per le terapie residenziali che coprono sufficientemente i bisogni del cantone. I collocamenti fuori dai confini sono infatti « sporadici e avvengono in situazioni molto specifiche ». « Semmai le tre strutture, per quanto offrano approcci diversi tra loro, non risultano più sufficientemente differenziate per coprire le diverse esigenze di collocamento », rendono attenti gli esperti.

Riduzione del danno

Con un approccio ‘a bassa soglia’ si vuole raggiungere una popolazione dipendente che non sempre entra nella rete tradizionale di presa a carico, « in quanto non accetta un seguito strutturato o comunque fatica a mantenerlo nel tempo ». Questo approccio ha due facce: i centri di accoglienza diurni e l’attività degli operatori di prossimità. Con l’attivazione di questi supporti si è dato seguito agli auspici formulati nel piano precedente. Vista poi l’attuale presenza solo nel Sottoceneri, si dovrà valutare come « meglio coprire i bisogni su tutto il territorio cantonale ».

Repressione

Il mercato svizzero della cocaina è in continua espansione (vedi articolo sotto) e lo spaccio è in mano soprattutto a richiedenti l’asilo o illegali dell’Africa occidentale, per i quali siamo « una destinazione ideale per il deposito e lo spaccio di cocaina » o un « paese di transito verso i tre mercati di consumo più grandi », ossia Italia, Francia e Germania. Oggi, per il gruppo di esperti che ha stilato il piano, questa è « una delle più grandi minacce non solo per il Cantone Ticino, ma per l’intero paese ». La sola azione repressiva della polizia « non è più sufficiente », per contrastare questi fenomeni e altri « forse meno visibili, ma sicuramente non meno pericolosi » occorre migliorare la coordinazione tra l’azione penale e quella amministrativa, tra autorità giudiziarie cantonali e federali. Un percorso già intrapreso i cui risultati « sono stati positivi e sono state poste le basi per l’attività futura ». Per gli esperti è inoltre necessario « poter disporre di effettivi e di mezzi finanziari sufficienti, come pure di misure e provvedimenti adeguati alla nuova realtà ».

Novità da Berna

La facoltà di segnalare ‘situazioni a rischio’ a istituzioni designate dai Cantoni: « Uno strumento preventivo che dovrà essere calibrato in tal senso ». La segnalazione all’autorità di persone che potrebbero mettere a rischio la circolazione stradale a causa di turbe legate alla dipendenza. Una maggiore protezione dei minori e punizioni più severe per chi metterà stupefacenti a loro disposizione, soprattutto nei luoghi di formazione o nelle immediate vicinanze. Sono queste alcune novità della Legge federale sugli stupefacenti che entrerà in vigore a inizio 2011 e che però « non dovrebbe comportare particolari novità per il Ticino », che ha già una politica basata sui quattro pilastri e dal 1999 si è dotato delle procedure di autorizzazione ora previste dalla legislazione federale.

Quali sostanze si consumano e chi lo fa

Tentando di abbozzare un profilo del tossicodipendente ticinese si scopre di aver a che fare con un maschio sopra i 30 anni con una dipendenza da oppiacei – di cui circa la metà in trattamento sostitutivo – e con un policonsumo (l’uso di più sostanze: ad esempio coloro che fumano ‘erba’ per placare lo stimolo della cocaina). Dal lavoro degli esperti si evince poi l’invecchiamento della popolazione tossicodipendente in trattamento. Di questa, una buona parte non è più reinseribile autonomamente a livello lavorativo e abitativo – poiché formata da consumatori cronici e recidivi – e necessita quindi programmi speciali di presa a carico di lunga durata, ad esempio in appartamenti protetti, e di trovare stabilità.

Dal soggetto all’oggetto. Oltre agli psicofarmaci (benzodiazepine), è in forte espansione l’assunzione di ‘coca’, motivata con il calo dei prezzi e il fatto che non è più vista come una droga elitaria, « bensì una risposta alle pressanti esigenze sociali e professionali (doping adattativo) affiancate da aspetti meramente edonistici ». In pratica: costa meno, dà l’idea di permettere ritmi di lavoro e divertimento più alti e ‘fa figo’. Attenzione poi all’eroina, che « sta ritornando in auge come sostanza contrapposta alla cocaina o usata in modo misto ». Tra le sostanze a maggiore diffusione c’è pure la canapa, « tuttavia risulta abbastanza difficile tratteggiare un profilo del consumatore tipico: in effetti la canapa è usata in modo trasversale, da persone di età molto differenti e con frequenza variabile ».

 

 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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