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Mozione Lega per i padri divorziati: per il CdS un ombudsman è inutile.Commento di un padre separato

Mozione Lega per i padri divorziati: per il Consiglio di Stato un ombudsman è inutile...

E apparso sul quotidiano La regione (23.7.2010 pag 3) un trafiletto di poche righe per informare che il Consiglio di Stato propone al Gran Consiglio di respingere la mozione della Lega dei ticinesei inoltrata nel lontano dicembre 2007. Di seguito un mio commento.

Le cose non cambiano, toccare i diritti delle madri, anche solo minimamente sfiorarli, pare inutile, fatica di Sisifo. Che fine hanno fatto i diritti dei figli di venire accolti dal padre in condizioni decenti, sostenibili, di vivere in prossimità del proprio padre?

Infatti, tanto per dare un solo esempio, una cosiddetta "madre" può prendere (rapire?) con sé i figli e portarseli a centinaia o migliaia di chilometri dal padre senza che nessuno la redarguisca per questa egoistica scelta! A lei tutto parrà permesso, e senza spiegazioni di sorta! Quale autorità verifica e controlla l'operato della madre a reale tutela dei bisogni dei figli e dei diritti del padre, in vero pochi, ma non per questo calpestabili.

Per questo ed altro, varrebbe davvero la pena di darsi da fare, di tentare di produrre un cambiamento, qualche miglioria all'avverso sistema attuale.

Nessuno afferma che le madri siano tutte uguali, insensibili o egoiste radicali, ma resta il fatto, e molti padri come me potranno confermarlo, che in fase di separazione, divorzio, e dopo, molto risulta essere a discrezione della madre, soggiacente al suo personalissimo capriccio.

A noi padri separati o divorziati, non rimane che sperare che la madre, la ex-coniuge, non si incattivisca, non ci dichiari guerra, consapevole dei maggiori "strumenti" a sua disposizione, del "puntello" che la legge a lei offre.

Nei rarissimi casi di affidamento al padre, quanto versano di alimenti le madri? Perché alla madre separata restano garantiti i propri diritti di moglie che di fatto non è più, rappresentandone l'opposizione, l'abdicazione di fronte al ruolo di con-sorte, non dovrebbe automaticamente perdere, non solo i doveri, ma pure i diritti? In fase di divorzio, per esempio, perché la madre ha diritto fino alla sanzione del divorzio da parte del giudice, alla eredità dell'ex-coniuge perfino dopo averlo tradito, abbandonato nel disagio più pesante, nel dolore della perdita e del lutto, e l'avere accumulato durante gli anni di matrimonio? Perché doverle versare la metà quando al matrimonio lei vi ha messo fine molto prima della sentenza di divorzio?

Evidenti sono le disparità di trattamento, due i metri, due le misure, così si finirà per massacrare, per uccidere il matrimonio, e la famiglia! L'invito, la tentazione così proposta alla madre, farsi cioè i propri conti, i propri comodi, pensare ed agire in maniera radicalmente egoistica, fino ad arrivare a disinteressarsi dei bisogni dei figli (che non sono suoi e quindi non dovrebbe poterne disporre quasi fossero merce di scambio, oggetti di cui disporre a proprio piacere), perché comunque servizi sociali, tribunali, e quant'altro, correranno in suo aiuto, sostenendola in molti modi, perfino contro il marito, contro i figli, aggiudicandole un appartamento sussidiato, assegni, sgravi fiscali, sussidi, spese giudiziarie pagate dal marito e/o dalla comunità, un impiego a tempo parziale, sostegno psicologico, ecc. E per il padre ..... niente! A lui tocca il destino ingrato di "padre ad ore", "padre bancomat", in solitaria, e sulla lunga distanza, con capacità di sopportazione e resistenza pisco-fisica, da maratoneta, ed insieme funambolo!

Un padre divorziato, membro del Movimento Papageno

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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