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I PERICOLI DI IMPROPRIE, SCADENTI ED INADEGUATE PRASSI LEGALI, SPECIALMENTE IN PRESENZA DI "PAS"

Riceviamo per e-mail da un nostro visitatore e simpatizzante importanti considerazioni, osservazioni e riflessioni interessanti riguardo lo "standard minimo" non raggiunto dalle nostre autorità ticinesi, che condividiamo in toto e pubblichiamo qui di seguito.‏
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I PERICOLI DI IMPROPRIE, SCADENTI ED INADEGUATE PRASSI LEGALI, SPECIALMENTE IN PRESENZA DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS)

Un importante passo avanti per prevenire ed arrestare la PAS  “Sindrome di Alienazione
Parentale” come pure le relative procedure giudiziarie, consiste nel far cessare e nel
far desistere gli avvocati, che si occupano del diritto di famiglia, da prassi legali che
causano o esasperano conflitti familiari non necessari.

Queste prassi legali inadeguate includono anche l’assenza di una sanzione certa e
consistente per i genitori alienanti, specialmente in presenza di comportamenti quali:

- false denunce di abuso sessuale sui figli o di violenza domestica, 

- spergiuro, o false affermazioni degli allegati di causa, 

- manipolazione di bambini al fine di far affermare loro il falso, 

- fornire false informazioni a periti, curatori, e autorità che si occupano dei figli,

- servirsi di terapeuti compiacenti al fine di conferire validità alle accuse di abuso, 

- praticare altri atti ostili ed alienanti.

Quando i magistrati (o le autorità preposte) mancano di sanzionare in modo appropriato

tali gravi scorrettezze, segnalano chiaramente  che “ é possibile bersagliare

gratuitamente il genitore vittima, senza avere conseguenze per il genitore alienante “ .

 

Spesso, tale indifferenza giudiziaria, è la causa di anni di inutili udienze e procedure

legali che possono : 

 

- portare una famiglia a disastri finanziari (ed arricchire ingiustificatamente

il locale sistema legale di supporto a questa)  

 

- sottoporre i figli a mesi di indegna “terapia” per far fronte ad inesistenti “problemi

emotivi” (quindi arricchendo ingiustificatamente coloro che, incaricati dal tribunale,

si occupano della salute mentale) 

 

- nonché dare origine a diverse valutazioni sull’affido e le relazioni personali tra genitore

“vittima di alienazione” e figli, che spesso includono metodologie di rilevazione di discutibile

livello (quindi arricchendo ingiustificatamente i suddetti “esperti” in materia di famiglia).

 

I tribunali (o le autorità tutorie) potrebbero invece, in molti casi, applicare in modo

energico semplici regole di condotta appropriata  (un nuovo standard migliore) ;

 

- 1) garantendo l’obbedienza alle sentenze relative al diritto visita mediante

esecutività effettiva ed immediata, (per esempio inserendo la comminatoria d’ufficio

dell’art. 292 CPS nei dispositivi di queste decisioni, nel caso del diritto svizzero) , 

 

- 2) conformandosi a quanto precedentemente convenuto tra le parti, nelle

convenzioni private o davanti alle autorità, in materia di diritto di visita, in particolare, nel

diritto svizzero, dando subito e senza esitazioni la comminatoria dell’art. 292 CPS, su

semplice istanza della parte che vede messo in pericolo il diritto alle relazioni personali ,

 

- 3) non dando seguito a false denunce di abusi ; nel caso di segnalazione di abusi

procedere immediatamente a delle verifiche adeguate ed approfondite, senza perdere

tempo al fine di valutare entro lasso di un tempo ragionevole se si tratta di una “falsa

denuncia” ;  inoltre nel caso di una falsa denuncia e in presenza di malafede, sanzionarla

adeguatamente (civilmente e penalmente), 

 

- 4) al fine di impedire abusi nelle comunicazioni, mettendo sotto registrazione audio

tutte le conversazioni telefoniche tra i genitori (possibile negli Stati Uniti, forse non

proponibile da noi visto quanto previsto sulla protezione della sfera privata).

 

- 5) come già messo in atto da almeno una Pretura ticinese, nel caso tra i genitori vi

fossero tensioni, ordinando ad entrambi i genitori di non parlare con i figli delle

questioni legali inerenti la procedura e soprattutto di mai mostrare ai figli i documenti

di causa, sotto comminatoria dell’art. 292 CPS (ciò specialmente per prevenire la PAS),

 

Tutto questo per risparmiare alle famiglie molti traumi emotivi, anni di “lui dice, ma lei

dice” inutili controversie, e decine (o centinaia) di migliaia di franchi in superflue spese

relative ad onorari di “esperti” e “terapisti”.

 

Perchè l’attuale sistema legale di supporto alla famiglia consente – e perfino incoraggia –

tali lunghe, costose ed estenuanti procedure legali, che protraggono liti in cui i “genitori

vittima” (di solito quelli non affidatari) debbono ripetutamente difendersi da attacchi

personali sotto forma di accuse non circostanziate ? 

 

Quali sono i maggiori impedimenti alla riforma di un sistema legale di supporto alla

famiglia che permette e perfino incoraggia tali liti incontrollate ? 

 

Il più grande ed attuale impedimento, alla riforma del sistema legale di supporto

alla famiglia, è la permeante influenza degli incentivi economici nel caso vi fosse un

aumento della lite. Vale a dire :  “più si litiga e più i professionisti guadagnano”.

 

Tali incentivi permettono ai professionisti del ramo legale e a quelli di altre

prestazioni affiliate quali psicoterapisti, curatori ed esperti, di beneficiare

smodatamente degli introiti finanziari relativi ai conflitti familiari dato che al

protrarsi ed all’intensificarsi di questi corrispondono più udienze, più valutazioni,

più “terapie” , più mandati e maggiori parcelle ( quindi sia per gli avvocati che per gli altri

professionisti del diritto di famiglia) .

 

Tali battaglie legali altamente conflittuali, come quelle per l’affidamento, per la

protezione delle relazioni personali (diritto di visita)  e soprattutto quelle legati alla

sindrome di alienazione parentale (PAS), spesso comportano un prevedibile

verificarsi di scorrettezze congiunte da parte del genitore alienante e dei

professionisti che lo assistono (avvocati in primis), che arrivano a strumentalizzare

anche autorità locali di supporto legale/psicologico alla famiglia (per esempio UFAM,

CTR, AVT, curatori, ecc.), nei seguenti modi :

 

- false accuse di un genitore a carico di un ex-coniuge (spesso basati su

disinformazione provenienti da un “esperto”, un “terapeuta” o un avvocato) .

 

- improprie o scadenti tecniche di audizione dei minori e come pure di accertamento dei

fatti da parte di una persona che si definisce “esperto” 

 

- mancanza da parte degli avvocati che si occupano del diritto di famiglia di

consultare dei veri e propri esperti neutrali in materia “non giuridica” (es. scienze

delle relazioni, sociali) ; ciò causa dei miseri fallimenti, non permettendo una

appropriata verifica incrociata dei fatti o non evidenziando eccepibili tecniche diagnostiche

e di ascolto dei minori

 

- ingenuità e mancanza di formazione interdisciplinare da parte di professionisti

del ramo legale (potenzialmente presente tra tutti gli avvocati, anche tra i più

talentuosi) che li spingono ad accettare verifiche improprie e diagnosi errate in materia

di “disturbi o malattia mentale in bambini” e genitori che richiedono in maniera vaga e

non circostanziata, non ben identificate “terapie” o “consulenze” o curatele.

 

- incompetente e negligente psicoterapia da parte di professionisti della salute

mentale (incluso l’incapacità di ottenere il consenso da parte di un genitore alienante a

sottoporsi una terapia di sensibilizzazione sulla PAS,  la mancata applicazione di

trattamenti adeguati e scientificamente validi per combattere le alienazioni, la non

conoscenza di indici di “miglioramento del paziente” scientificamente validi ed altri

indicatori che indicano delle prassi inadeguate).

 

Tali gravi errori di frequente non vengono scoperti del tutto, poiché troppo

spesso i terapeuti locali e gli avvocati della famiglia “collaborano” su talmente

tanti casi che l’operato degli avvocati della famiglia é viziato da profondi e

nascosti conflitti di interesse (es. avvocati che sono patrocinatori di una parte ed allo

stesso tempo sono presidenti e “giudicanti” nelle commissioni tutorie) che ne

precludono l’efficacia nell’evidenziazione anche delle più grossolane scorrettezze

dei periti e “terapeuti” strettamente affiliati con il sistema legale locale.

 

Stante questo sistema di “conflitto di interessi” tra di loro, perfino i più gravi e

dannosi errori di periti e terapeuti raramente vengono esplicitamente evidenziati

da parte dell’autorità.

 

Con il reiterarsi di questi errori, nel caso di diagnosi fallaci e negligenti (insieme ad

incompetenti verifiche incrociate) spesso l’autorità arriva a decretare  vaghi e non

circostanziati mandati per curatele,  “verifiche” o “terapia” e in seguito arriva ad

ordinare ancora più improprie “valutazioni” per accertare i risultati della curatela o della

“terapia”.

 

Un errore diffuso è la vaga richiesta di curatela educativa di sorveglianza, soprattutto in

relazione ai diritti di visita, che a volte non sono più “ liberi “, anzi spesso avvengono

sotto sorveglianza in strutture appositamente predisposte. 

Tali richieste sono spesso nettamente in contrasto con altre verifiche oggettive, che non

vengono eseguite. Tali contraddizioni vengono raramente esposte da professionisti del

ramo legale privi di formazione interdisciplinare.

 

Questa spirale di “scorrettezze” spesso prosegue sotto forma di ulteriori udienze

travagliate, ulteriori mozioni, ulteriori citazioni in giudizio, ulteriori litigi, e –

naturalmente – ulteriori introiti monetari per i professionisti dell’industria del

divorzio e del sistema legale a supporto alla famiglia.

 

Dati i potenti ed onnipresenti incentivi economici a compenso dei professionisti del

diritto del divorzio, per acuire i contrasti familiari, potrebbero rendersi necessarie misure

drastiche per “dominare” i peggiori, dei largamente diffusi, abusi dell’attuale diritto di

famiglia. 

 

Il legislatore non per ultimo, ma prima di tutto gli operatori seri che si occupano di diritto

di famiglia, i professori e le organizzazioni non governative che si occupano di questo

settore , dovrebbero ideare e promuovere nuove idee, basate su studi scientifici e

sull’esperienza diretta di chi si occupa dei minori. Senza aver alcun timore a voler

introdurre delle “novità” anche che possano cambiare radicalmente il sistema.

 

Per esempio : il coinvolgimento di autorità extra-professionali (non legate alle

associazioni di categoria come l’ordine degli avvocati, dei medici, la federazione

svizzera degli psicoterapeuti, ecc.),  composte da persone neutre ed esperte

nell’investigazione delle controversie, specialmente per analizzare le

controversie che potrebbero basarsi su “pratiche illecite” , compreso l’agire non

deontologico degli avvocati patrocinatori dei genitori.

 

Conclusione :

 

Lo standard ticinese non è adeguato (a oggi è classificabile come “substandard”).

 

Chi meglio di associazioni o organizzazioni neutre, che non abbiano alcun tornaconto

diretto o economico nel diritto di famiglia (come per esempio l'AGNA ed il movimento Papageno) potrebbe occuparsi  per investigare su queste pratiche illecite ed immorali ? Di certo non i servizi dello Stato che sono coinvolti (come l’Osservatorio Cantonale della Politica Familiare che è cieco e non  ha rappresentanti dei padri), gli avvocati, o altri operatori privati che vivono su “mandati” in questo  ambito!

 

Lugano, 1 settembre 2009

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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