Da: http://www.udc-ticino.ch/index.php?module=news_mod&;newsid=524&itemid=2
Editoriale - Articolo sulla famiglia: contraddizioni insopportabili
I sostenitori del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare evitano accuratamente di parlare dei costi del loro progetto. Li si può capire: le conseguenze finanziarie di un intervento della Confederazione nella custodia dei bambini rischiano di essere enormi, come pure le contraddizioni nelle quali sprofondano gli ambienti favorevoli a questo articolo quando espongono le loro idee per l’applicazione.
Questa nuova disposizione costituzionale serve da base a un’estensione dell’offerta pubblica. Questo fatto è incontestabile. La novità di questo articolo non è assolutamente l’iscrizione della famiglia nella Costituzione federale come tentano di far credere i sostenitori di questo progetto. La famiglia ha già il suo posto nella carta fondamentale, ossia nell’articolo 116. La normativa, che prescrive la considerazione e la tutela della famiglia, è semplicemente stata trasferita nel nuovo articolo. La novità, per contro, è costituita dai due nuovi capoversi che esigono il sostegno dello Stato per conciliare la vita di famiglia con l’attività professionale, come pure la messa in atto di un’offerta sufficiente di strutture d’accoglienza extra-familiare e parascolastica dei bambini. Quando in un testo di legge si parla di “provvedere” e di “incoraggiare”, è sempre per far passare alla cassa lo Stato, dunque il contribuente. È deplorevole che gli ambienti che sostengono questo progetto non ammettano nemmeno questa evidenza. Perché se non si trattasse di mettere in opera nuove offerte e strutture, non ci sarebbe alcun bisogno di un nuovo articolo costituzionale.
"Offerta appropriata"
Molti sostenitori di questo nuovo articolo costituzionale lamentano a gran voce un’insufficienza di strutture d’accoglienza extra-familiari e parascolastiche. Per quanto riguarda i bambini in età prescolastica (da 0 a 4 anni), evocano una mancanza da 50'000 a 120'000 posti. Il consigliere federale competente non osa neppure stimare pubblicamente il costo di una tale infrastruttura, mentre che la nozione di “offerta appropriata” è un elemento centrale del nuovo articolo. Durante i dibattiti dell’anno scorso, il Parlamento si è basato sulle cifre di uno studio risalente al 2005 (!), secondo il quale mancherebbero delle strutture d’accoglienza per almeno 120'000 bambini, il che equivale a 50'000 posti. Il conto è presto fatto: a dar retta alle cifre pubblicate dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, 50'000 posti d’accoglienza costano un totale di 1,5 miliardi di franchi l’anno. 120'000 posti, altra cifra avanzata dai difensori di questo progetto, costano perciò 3,5 miliardi di franchi l’anno. A questo importo bisogna aggiungere le strutture d’accoglienza per i bambini in età scolastica (per esempio le scuole diurne), che sono tre volte più numerosi di quelli della categoria precedente. Il prezzo per posto è sì un po’ più basso, ma non bisogna essere dei grandi matematici per rendersi conto che anche lì la fattura ammonterà a diversi miliardi di franchi, anche se i genitori pagano una parte delle spese per l’accudimento.
Si afferma spesso, parlando delle strutture parascolastiche, che la riforma scolastica HarmoS esige in ogni caso tali infrastrutture in certi cantoni. Ma questo non alleggerirà comunque la fattura, e questa argomentazione mette una volta di più in evidenza le enormi contraddizioni nelle quali affondano i sostenitori dell’articolo sulla famiglia: perché è necessario questo nuovo articolo, se gli obiettivi mirati possono essere raggiunti con le disposizioni costituzionali in vigore?
Verso un’estensione dello Stato sociale
Detto questo, certe misure d’incoraggiamento previste necessitano effettivamente di una nuova base costituzionale. La Commissione federale di coordinamento delle questioni familiari (CFCF), una delle grandi promotrici del nuovo articolo costituzionale, rivendica un congedo parentale che, a seconda del modello, costa fra 1,1 e 1,6 miliardi di franchi l’anno. Lo scorso fine settimana, la sinistra ha diffuso a mezzo media l’idea di un prolungamento del congedo-maternità fino a sei mesi. Costo dell’operazione: circa 500 milioni di franchi l’anno.
È evidente: un nuovo articolo costituzionale per la promozione della famiglia comporterà per forza di cose un’estensione dello Stato sociale. In queste condizioni, il rifiuto del Consiglio federale di pronunciarsi sui costi di queste riforme è ingannevole e disonesto. Ci si dice che il legislatore dovrà ancora approvare le applicazioni concrete e che i costi dovranno essere sopportati dai cantoni e dai comuni. Ma il legislatore è lo stesso Parlamento che ha approvato a stragrande maggioranza questo nuovo articolo. In altre parole, ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. I pretesti avanzati per non affrontare le conseguenze concrete di questo articolo sono ridicoli. E se, effettivamente, nessuno sa quanto tutto ciò costerà, ossia se questo progetto è stato approvato alla cieca, allora siamo di fronte a un lavoro legislativo irresponsabile da parte del Consiglio federale e del Parlamento.
I cantoni non hanno alcun interesse
Anche le dichiarazioni dei sostenitori di questo progetto sulle conseguenze dell’articolo sulla famiglia sono piene di contraddizioni. Perché dare alla Confederazione un diritto esplicito d’intervento se, come pretendono, niente cambia per ciò che riguarda le competenze? Anche a questo livello il conto è presto fatto: sia la Confederazione impone le sue condizioni e ne sopporta le conseguenze finanziarie e, in questo caso, ne risultano delle spese federali a carico del contribuente; oppure cantoni e comuni colmano, senza l’aiuto finanziario della Confederazione, la lacuna criticata dal Consiglio federale e dai sostenitori dell’articolo sulla famiglia. Anche in questo caso, è il contribuente a passare alla cassa. Questo scenario non è perciò certamente a vantaggio dei cantoni. La Confederazione partecipa oggi finanziariamente alla politica familiare del canton Vaud, che ha già iscritto un tale articolo nella sua Costituzione, con un contributo dell’1,4% (!) degli oneri globali per l’accoglienza dei bambini. Se un nuovo articolo costituzionale è approvato a livello federale, la Confederazione prenderà il timone e detterà le sue condizioni.
Partendo da questo ragionamento, non c’è assolutamente alcun bisogno di mettere a soqquadro l’attuale regime di competenze nel quale i privati, i comuni e i cantoni mettono in opera delle offerte di custodia complementari alla famiglia e alla scuola. Il nuovo articolo provocherà incontestabilmente delle spese supplementari, soppianterà l’iniziativa privata e metterà in atto delle strutture che non corrisponderanno precisamente al fabbisogno, perché imposte in maniera centralizzatrice senza tener conto delle condizioni locali (città e campagna, per esempio) e anche perché provocheranno una domanda artificiale a causa degli effetti di ridistribuzione e di sovvenzionamento.
Ulteriori informazioni (in francese): www.etatisation-enfants-non.ch
Martin Baltisser, segretario generale UDC Svizzera
Commenti