Da: CdT 15.02.13 pag 6
Votazioni
La sfida di unire famiglia e lavoro
Un nuovo articolo costituzionale invita Cantoni e Confederazione ad incoraggiare doposcuola e asili nido
Per i promotori si tratta di un'esigenza dei tempi - I contrari denunciano un intervento statale a senso unico
DA BERNA ANNA FAZIOLI
DA SAPERE
IL NUOVO ARTICOLO
Art. 115a: Politica familiare 1. Nell'adempimento dei suoi compiti la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provvedimenti a tutela della famiglia.
2. La Confederazione e i Cantoni promuovono la conciliabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lucrativa o la formazione. I Cantoni provvedono in particolare a un'offerta appropriata di strutture diurne complementari alla famiglia e parascolastiche.
3. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non sono sufficienti, la Confederazione stabilisce i principi applicabili alla promozione della conciliabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lucrativa o la formazione.
IL Sì DEL GOVERNO
Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare il nuovo articolo costituzionale. Il Nazionale l'ha approvato con 129 voti contro 57 e 2 astensioni, gli Stati con 28 voti contro 12 e 1 astensione.
PPD, PS, Verdi, Verdi liberali e PBD sono favorevoli.
UDC e PLR sono contrari.
■ Norbert Hochreutener è il padre dell'articolo costituzionale sulla famiglia al voto il prossimo 3 marzo. Non avrebbe mai pensato, ammette, che la sua iniziativa parlamentare del 2007 arrivasse così lontano, suscitando così tanto dibattito. L'ex consigliere nazionale PPD (non è stato rieletto nell'ottobre 2011) nel 2007 aveva chiesto che la famiglia avesse maggior spazio nella Costituzione federale; un articolo apposito avrebbe dovuto prevedere in particolare agevolazioni e sgravi fiscali, promozione della conciliabilità tra famiglia e lavoro, promozione della formazione e dell'integrazione dei fanciulli e dei giovani. Il Parlamento ha poi deciso di concentrarsi sulla conciliabilità tra vita familiare e vita professionale (o formazione). Il nuovo articolo invita i Cantoni a garantire un'offerta adeguata di strutture diurne (asili nido) e parascolastiche (mense e doposcuola) complementari alla famiglia. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non dovessero essere sufficienti, allora la Confederazione avrebbe il diritto di intervenire. Hochreutener dice che avrebbe preferito un articolo più completo, invita comunque a sostenere con convinzione la proposta in votazione popolare, poiché a suo avviso si tratta di un primo passo importante, «di una porta che si apre». Questa porta aperta - garantisce il politico bernese - non si tradurrà automaticamente in un'ingerenza eccessiva dello Stato nelle questioni familiari, come temono invece gli oppositori al nuovo articolo. Quest'ultimi - l'UDC e una maggioranza del PLR - si interrogano in primo luogo sull'utilità del nuovo articolo. La Costituzione attuale contiene già un riferimento alla famiglia: si tratta del primo paragrafo dell'articolo 116 («la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provvedimenti a tutela della famiglia»), ora trasferito come primo paragrafo del nuovo articolo 115. Come misure concrete, l'attuale Costituzione cita gli assegni familiari (la Confederazione può emanare prescrizioni in quest'ambito) e l'assicurazione maternità. Non esiste al momento un articolo apposito per la conciliazione tra famiglia e lavoro. Dal 2003 ad oggi tuttavia la Confederazione ha sostenuto un programma di promozione degli asili nido, creando - con un investimento di 234 milioni di franchi - 39.000 nuovi posti. Ma quali sono i bisogni reali? Gli unici dati risalgono al 2005: un sondaggio effettuato tra 750 genitori afferma che in Svizzera mancano 50.000 posti di custodia per 120.000 bambini in età prescolare (si considera che un posto non viene occupato a tempo pieno). I promotori dell'articolo ricordano che in molti Cantoni è necessario mettersi in lista d'attesa sin dall'inizio della gravidanza per poter ottenere un posto in un asilo nido. I contrari ribattono che un intervento esagerato dello Stato e l'eccessiva burocrazia cui è sottoposto chi vuole aprire un asilo nido non fanno che frenare il normale sviluppo di domanda-offerta. Difficile sapere per il momento in quali misure potrà tradursi il nuovo articolo. Ogni proposta dovrà comunque essere validata dal Parlamento. Tra i fautori dell'articolo - in prima linea PPD e sinistra, cui si aggiungono PBD e Verdi liberali - le posizioni oscillano tra chi intende concedere allo Stato solo un ruolo sussidiario e chi invece non esita a parlare di un «servizio pubblico» necessario anche nella custodia dei bambini, così come esiste per le strade o la telecomunicazione. Le donne PLR invece di sovvenzioni dirette alle strutture di custodia propongono un assegno per i genitori, da utilizzarsi come contributo alle spese per un asilo nido o un'altra forma di custodia La maggioranza del PLR, contraria al nuovo articolo, punta invece su condizioni quadro più favorevoli per la creazione di asili nido, come pure sulla deduzione integrale delle spese per la custodia. Anche l'UDC sostiene queste proposte, tuttavia ritiene che la stessa somma dovrebbe poter essere dedotta anche dai genitori che custodiscono i propri figli a casa. Un'iniziativa in questo senso è però stata respinta recentemente dalla competente commissione del Nazionale. Ai promotori del nuovo articolo, i quali affermano di voler semplicemente dare libertà di scelta ai genitori senza privilegiare alcun modello di famiglia, l'UDC rimprovera quindi di sostenere un unico modello: quello con entrambi i genitori che lavorano. Ma soprattutto ciò che fa arrabbiare l'UDC è il silenzio del Consiglio federale sugli eventuali costi che il nuovo articolo potrebbe comportare. Il ministro Alain Berset ha spiegato che per il momento non si possono fare previsioni. Il comitato dei contrari ha calcolato costi che oscillano tra 4 e 12 miliardi di franchi.
■ PRO
MARCO ROMANO*
Rispondiamo ai bisogni della società
■ Nella Costituzione svizzera manca un articolo specifico e completo a favore delle famiglie. La famiglia viene citata in alcuni passaggi sparsi, ma senza disporre di un proprio articolo quadro. Quanto proposto è una classica norma costituzionale mantello, fondamento per una politica realizzata in collaborazione sussidiaria da Cantoni, Comuni, enti intermedi e privati cittadini. Articoli costituzionali di questo genere coprono numerose altre politiche: dalla congiuntura, allo sport, passando per il mondo del lavoro e la formazione.
Con il nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare si completa una lacuna e si crea una base per una politica proattiva, capace di rispondere ai bisogni presenti e futuri della società. L'invecchiamento della popolazione è una realtà e il numero di figli per coppia è in costante calo. Nel futuro prossimo la Svizzera rischia di dover sempre più fare capo all'immigrazione per disporre di giovani e di forza lavoro. Il modello di famiglia tradizionale è (purtroppo!) in crisi e le famiglie monoparentali sono una realtà diffusa.
Il dibattitto si è acceso nel momento in cui i contrari - per motivi ideologici, fondandosi su luoghi comuni e soprattutto su di una visione incompleta delle realtà familiari odierne - hanno cominciato a dipingere scenari distorti.
Occorre assolutamente leggere i tre capoversi del nuovo articolo. Si sostiene e si promuove la libertà di scelta dei genitori, la responsabilità della coppia e del singolo di organizzare la propria vita. Nolens volens, oggi solo il 27% delle famiglie svizzere rappresenta il modello tradizionale di famiglia sposata con un solo reddito; non tutti possono permetterselo. Cresce il numero di famiglie nelle quali vi è l'assoluta necessità di disporre di due redditi. Non è uno sfizio, è un bisogno, soprattutto in quelle monoparentali.
Servono quindi condizioni quadro e strutture (non per forza pubbliche) per garantire pari opportunità, per conciliare la vita familiare con il lavoro o la formazione, per permettere ai genitori di partecipare alla vita economica e di riflesso a quella sociale. Senza sostegni si creano emarginazione, povertà e di conseguenza costi enormi per la comunità.
Non si arriverà tuttavia all'educazione di Stato, non si priveranno le famiglie della libertà di scelta, non si deresponsabilizzeranno i genitori e quindi non si distruggerà il modello di famiglia tradizionale. Nessuno sarà obbligato a portare un figlio all'asilo nido e nessuno avrà un diritto incondizionato ad un posto in una tale struttura. Questi argomenti promossi dai contrari sono falsi e strumentali. La Svizzera ha bisogno di una politica familiare moderna per garantirsi il futuro e per dare a tutti la possibilità di avere una famiglia.
* consigliere nazionale (PPD)

■ CONTRO
ROBERTA PANTANI*
Arriva il figlio brevettato dallo Stato
■ La famiglia è base ed essenza della società. Ma c'è chi vuole venga minata dall'ingerenza di mamma Confederazione, che ci imporrà come, dove e quando educare i nostri figli.
Un bello stampino uguale per tutti, pronto a far uscire dal cilindro magico dello Stato l'educazione dei bambini e messo a punto da mamma Elvezia. Non da mamme e papà in carne ed ossa. È questo, de facto, il senso del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare su cui saremo chiamati a votare il prossimo 3 marzo. Una visione del mondo che concepisce il figlio-cittadino come un soggetto da inquadrare già sin dalla più tenera età, dunque da strappare a genitori ignoranti e incapaci, per essere mandato all'asilo prima e in istituti statali di vario ordine e grado poi.
C'è poco da scherzare con questa proposta, perché se passasse il sì, allo Stato verrebbe delegato un potere immenso in un campo delicatissimo: quello dell'educazione dei figli. E la Confederazione avrebbe la totale competenza in un ambito normalmente gestito dalla famiglia. Almeno nel mondo libero.
Se vincessero i fautori del sì sarebbero infatti autorità statali e funzionari a decidere cosa è bene e cosa non lo è per un bambino. In primo luogo mandandolo subito all'asilo, struttura di cui, insieme ai centri diurni, sarebbe disseminato il territorio per far fronte al nascente congedo paternità e a modelli di lavoro decisi dallo Stato: un'entità che finge di voler conciliare le esigenze professionali dei genitori con quelle dei figli, ma che in realtà mira a tutt'altro. Ad un modello di società con il controllo dello Stato sempre più presente, a un'economia pianificata e all'annientamento degli asili nido privati.
Come se non bastasse, il progetto messo a punto costerebbe svariati miliardi di franchi. Fossero ben spesi, se ne potrebbe discutere, ma scialacquare denaro pubblico per dare i propri figli in mano a terzi e ottemperare un «concetto pedagogico» messo a punto dallo Stato è un attentato alla famiglia e alle più elementari concezioni liberali.
I fautori della nuova legge parlano di un'idilliaca conciliazione tra educazione dei figli, famiglie e lavoro dei genitori. In realtà, si tratta dell'annullamento puro e semplice della responsabilità e delle scelte individuali e della sfera privata di un nucleo familiare come lo conosciamo oggi. Sintomatico, poi, è che i favorevoli a questa iniziativa spesso non hanno figli e neppure famiglia.
Infine, se dovessero prevalere i sì, la Confederazione metterà becco anche nell'autonomia di Cantoni e Comuni, che saranno tenuti solo a ripianare i costi provocati da altri. Si è sempre detto, in Svizzera e nel mondo occidentale, che lo Stato deve rimanere fuori dalla camera da letto. Per gli stessi, identici motivi, anche quando si parla di educazione sarebbe bene rimanesse fuori anche dalla porta di casa.
* consigliera nazionale (Lega)

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