Da: La regione 30.7.10 pag 2
Parigi – La Francia è sotto choc per questo nuovo caso di infanticidio multiplo. Otto gravidanze facilmente nascoste grazie al sovrappeso della signora. Per il momento la mamma omicida non ha parlato di “negazione della gravidanza”. Anzi, ha dichiarato al procuratore di «essersi resa perfettamente conto delle gravidanze ma che non voleva più avere figli e neppure rivolgersi a un medico per ottenere un mezzo contraccettivo». La repulsione per i medici risalirebbe al suo primo parto difficoltoso a causa della sua corpulenza.
Si tratta di uno dei casi più gravi di infanticidio degli ultimi tempi anche per il numero di resti di corpicini trovati. La complessità della psicologia delle mamme infanticide è sempre più studiata dagli psichiatri. Storie che potrebbero sembrare di secoli scorsi ma che cominciano a ripetersi in paesini di provincia, dove il tempo sembra scorrere liscio ma dove il torbido risale talvolta peggio che nelle grandi città.
La più tristemente celebre storia di questo tipo risale agli sposi Courjault. Nel 2009, Véronique Courjault è stata condannata ad otto anni di prigione per l’assassinio di tre neonati all’insaputa del marito. Fu suo marito stesso a chiamare la polizia coreana, i fatti si svolsero durante un loro soggiorno a Seul, la capitale della Corea del Sud, dopo aver trovato cadaveri di neonati nel congelatore. Per l’opinione pubblica è difficile capire, dare risposte a qualcosa di incredibile, come nascondere una gravidanza anche ad un padre. Perché portarla a termine in un paese evoluto come la Francia dove esistono contraccezione ed anche il diritto all’aborto? Come spiegare che, negli ultimi trent’anni, la Francia è stata teatro di molteplici storie di infanticidi: una dozzina per l’esattezza, sette dei quali solo nell’ultimo decennio. Neonati strangolati, soffocati, occultati. Prima di quest’ultimo caso, il più impressionante per numero di bebè trovati sepolti, risale al 1984 con sette corpicini.
Psicologi e criminologi cercano di sondare nella psiche di queste donne per cercare di capire cosa scatti in una mamma che la spinga all’infanticidio. Secondo gli studiosi gli infanticidi non sono aumentati. Ce n’erano altrettanti, se non di più anche nei secoli scorsi, ma oggi i media ne parlano. Quella della comunicazione è una teoria un po’ difficile da accettare.
Secoli fa le donne venivano punite per gravidanze indesiderate, ripudiate o scacciate dalle famiglie stesse e dai loro paesini, mentre oggi medicina e psicologia sono subentrate in tutte le classi sociali, anche le più sfavorite, a protezione della donna e dei suoi diritti. E se otto assassinii di seguito, come nel caso appena scoperto, fanno pensare a dei killer seriali, gli psichiatri rifiutano questo parallelo perché manca il meccanismo di onnipotenza in queste donne spesso fragili e nevrotiche.
L’infanticidio sembra comunque avere un rapporto con la negazione della gravidanza. Ci sono criminologi come Roland Coutanceau che non ci credono e ritengono che la donna sia cosciente della sua gravidanza ma che non ci pensi. La gravidanza è anche un fenomeno sociale, se non viene comunicata la donna resta nel segreto, un meccanismo che si spezza con il parto e che la intrappola scatenando queste tragiche azioni.
Se queste tragedie che si svolgono fra le mura domestiche lasciano incredulo il vicinato e dividono le opinioni, non sono mancati i moti di comprensione verso queste mamme dalla psiche complessa. Le stesse figlie ventenni della coppia Cottrez avrebbero dichiarato al quotidiano locale La Voix du Nord che la loro madre era molto chiusa ma sempre pronta ad aiutarle anche durante le loro gravidanze. Non hanno formulato dichiarazioni di rancore ma l’auspicio che la donna riceva ora cure psicologiche adeguate, sicure che ora che lo scandalo è scoppiato dovrebbe sentirsi meglio, liberata da un fardello troppo difficile da sostenere.
È la prova di quanto l’infanticidio turbi. A tal punto che si tenta di trovare una qualche spiegazione, si vanno a cercare per esempio spiegazioni inconsce con atti dettati da un’instabilità mentale, piuttosto che dirigere il pensiero verso un atto di pura crudeltà. Ogni volta che si presenta un caso come questo la demonizzazione si sposta più verso chi eventualmente sapeva come un padre complice, anche se in quest’ultimo caso parrebbe che il marito della Signora Cottrez fosse davvero all’oscuro di tutto.
La maggior parte di questi casi, in Francia come altrove, resta un enigma per psichiatri e psicanalisti ma esiste comunque una distinzione: in Francia il vocabolario e la psicanalisi distinguono due tipi d’infanticidio: il neonaticidio, nel caso di neonati uccisi appena partoriti, ed il figlicidio, perpetuato qualche giorno dopo la nascita di un bambino dichiarato. Eppure l’attuale Codice penale francese cita solo “l’omicidio volontario su minore di 15 anni”. Dal 1994, il crimine specifico di “infanticidio” è scomparso diventando semplicemente “omicidio”. Il neonato non viene più distinto dal bambino e la madre o il padre diventano delinquenti di diritto comune, che rischiano la pena massima, ossia l’ergastolo.
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