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Dal 1.1.2017 è sempre meno peggio convivere che sposarsi

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Dal 1.1.2017 è sempre meno peggio convivere che sposarsi

A partire dal 1. gennaio 2017 in Svizzera sono entrate in vigore alcune modifiche di legge: la principale è che le “madri non sposate separate” avranno pure diritto al mantenimento per se stesse dal (presunto) padre del di lei figlio. Dunque pure i (presunti) padri non sposati verranno spremuti (finanziariamente parlando) come limoni! Diciamo “presunti padri” in quanto raramente vengono fatti i test di paternità, per cui di fatto non vi è certezza di paternità. Comunque, certo è che i “presunti padri” dovranno pagare un contributo alimentare al figlio, che comprenderà pure i costi per la sua cura ed educazione di cui beneficerà da terzi (madre, baby sitter, asilo, ecc), qualora al padre non sarà concesso di prendersi cura direttamente del figlio. E ciò avverrà sovente vista l’abituale opposizione di tante madri separate alla custodia alternata/ condivisa, che i giudici avalleranno a causa della mancata comunicazione tra i due genitori (causata in modo fittizio dalla madre e poi strumentalizzata).

Matrimonio per un maschio? Mai!

L’osservazione che ci viene fatta più sovente è la seguente: “Ma allora, con le nuove modifiche di legge del 1.1.17, tanto vale sposarsi visto che i padri dovranno comunque mantenere le ex compagne!” Assolutamente no! Il matrimonio (e il derivante probabile divorzio al 60%) è da evitare per i maschi. Infatti, nonostante le modifiche legislative, il solo coniuge che trae rilevanti benefici del matrimonio è la moglie. Al marito incomberanno essenzialmente solamente i costi del divorzio (per citarne alcuni: mantenimento moglie potenzialmente a vita, perdita della casa/abitazione familiare di sua proprietà, cessione alla ex di parte della AVS e della Cassa pensione). Convivendo, ciò non avverrà!

Pretese delle potenziali mogli

Le potenziali future mogli, per convincere il maschio ad ammogliarsi (e di automettersi il cappio al collo, dando in mano a lei la leva di azionamento della botola del patibolo), avanzano le seguenti giustificazioni. “Io e i tuoi figli saremo più tutelati se ti accadesse qualcosa”, “I tuoi figli potranno portare il tuo cognome”, “Socialmente mi sentirò più realizzata da sposata”, ecc. Nulla di tutto ciò. Infatti, il matrimonio non garantirà al padre che i figli porteranno il suo cognome ( leggasi il nostro articolo del 10.6.12: Disaccordo sul cognome del figlio? Decideranno Giudici e Tutorie!). Per tutelare i figli e la compagna in caso di decesso si può stipulare un’assicurazione sulla vita; inoltre le Casse pensioni a determinate condizioni versano delle rendite alla convivente. I figli beneficeranno comunque delle completive del I e del II pilastro. A livello sociale, la convivenza è ampiamente riconosciuta e il matrimonio non è in alcun modo un’esigenza imperativa per le donne.

Paternità si o no?

La domanda dunque non deve essere solo “Matrimonio si o no?” (la risposta è ovviamente NO! Nonostante tutto, per il maschio è sempre meno peggio convivere che sposarsi!) bensì se “Diventare o non diventare padre?”. Infatti, il desiderio di paternità per un uomo, in caso di separazione dalla convivente, potrà in concreto trasformarsi con forti probabilità in un incubo senza fine. Purtroppo, dopo la separazione dei genitori, le autorità preposte sono molto efficaci nel garantire al figlio e alla ex il diritto al mantenimento economico, ma non nel garantire al figlio il diritto al mantenimento della paternità. Di conseguenza, il padre deve essere consapevole che dà alla madre dei suoi (presunti) figli, il potere di disporre del suo diritto di continuare ad essere padre dopo la separazione. A queste condizioni di assenza di tutela giuridica della paternità, il maschio deve necessariamente, seriamente e consciamente valutare quanto precede e decidere se è disposto a correrne il rischio. Se optasse per la paternità e poi si separasse e ne perdesse l’esercizio, non dovrà però lamentarsi né piangersi addosso come se non fosse mai stato avvisato! È molto triste ma per i maschi è questa la realtà giuridica e concreta esistente in Svizzera e in Ticino.

Contatto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Movimento Papageno, cp 1827, 6830 Chiasso, ccp 65-103037-1

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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