Da: Mattino della domenica, 27.05.12 pag 14, Rubrica "papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"
(vignetta di Fabio Nestola)
Noi padri divisi dai nostri figli, condannati al “castigo della separazione”, abbiamo continua necessità di nuovi slanci, di nuove motivazioni, di verificare periodicamente l’efficacia e l’utilità dei nostri interventi, obiettivi, delle nostre azioni, per non soccombere. Noi ci sentiamo padri colpiti ingiustamente da un diritto profondamente storto, svilente, umiliante: noi ci sentiamo incudine e non martello!
Noi padri impotenti, “abitiamo” in una sorta di “dimensione della perversione”: della giustizia, della famiglia, della genitorialità, dei rapporti umani. È indescrivibile e terribile viverla, condividerla, tentare di raccontarla, di modificarla, perché ogni volta fa male e si è tentati di fuggirla, di negarla, di dimenticarla. E stanca, esaurisce, sfianca, annichilisce, nella misura in cui ti porta via vitalità e speranza, la salute.
Perché ti colpisce, poi nega di colpirti anche ingiustamente, ignora ciascuna tua richiesta di riparazione del torto, di equità, di correttezza, e sorda come una campana procede imperterrita con lo schiacciarti fino ai minimi termini, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, fino a spezzarti le reni, fino a sconquassarti.
E una volta riuscito nell’opera di devastazione, il “sistema” sociogiuridico, spinto fin sull’orlo del baratro, con un colpetto finale, al padre esausto può far perdere quel po’ di autocontrollo rimastogli. Commesso il primo errore, s’aggiudica così, d’un sol colpo, tutte le ragioni che, retroattivamente al primo giorno, s’è ingiustamente aggiudicato ed ha aggiudicato alla madre, e prima ancora che ai figli.
È una macchina infernale, sorda e cieca, fatta di automatismi micidiali, d’una mefistofelica mistura di ignoranza, incoscienza, menefreghismo, opportunismo, ideologia, “paraculismo” (perché prima di tutto, avvocati, pretori, giudici, CTR, ;periti, ecc., si parano il proprio fondo schiena per non correre alcun rischio personale, perché dev’essere che non ne vale proprio la pena rischiare alcunché per il “bene dei minori”!). E allora procedete ancora ed ancora con il tutto vostro “male dei minori”! Se non è questa ipocrisia?!
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