Da: Mattino della domenica, 13.5.12, pag 16, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

L’attuale prassi sancisce che al padre è garantito il minimo vitale e, se dopo la separazione i soldi mancano, la madre deve indebitarsi con l’assistenza pubblica: questa sarebbe una grave ingiustizia a cui va posto immediato rimedio. La soluzione pretesa dalle tante associazioni a sostegno delle madri è che non sia solo la madre a doversi caricare di questo debito con lo Stato ma pure il padre! Egli, sebbene lavori a tempo pieno, dovrebbe essere privato del suo minimo vitale e “finire” pure lui in assistenza, assumendosi la metà dell’ammanco. Tuttavia, sembrerebbe che a questa proposta i giuristi del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia non vogliano dar seguito.
Il Progetto di riforma sottoposto dai giuristi ai presenti, sostengono, poggia sulla base del concetto del “bene del figlio”. Innanzitutto, si vorrebbe che sia la Confederazione a coordinare l’anticipo alimenti. Si vorrebbe aumentare il contributo alimentare a favore del figlio e ridurre o sopprimere quello alla madre: non più ad esempio 2000 fr al figlio + 1000 fr alla madre ma 3000 fr al figlio - tuttavia per il padre l’esborso totale rimane sempre uguale a 3000 fr! Si vorrebbe garantire un contributo alimentare minimo al figlio, indipendentemente dalle possibilità finanziarie del padre, e, se il padre non potesse pagare questo importo, subentrerebbe lo Stato: il padre avrebbe diritto al suo minimo vitale e pagherebbe alimenti al figlio secondo le sue possibilità economiche del momento. Tuttavia se un domani il padre guadagnasse di più, lo Stato busserà alla sua porta per reclamare il rimborso della differenza; la madre invece verrebbe graziata in quanto il suo contributo lo ha prestato in natura dando cura e educazione al figlio. Al figlio, ovviamente, nessuna richiesta di rimborso. Se poi il padre non migliorerà mai la sua situazione economica e non fosse in grado di rimborsare l’importo scoperto anticipato dallo Stato, il rimborso non verrebbe neppure richiesto ai parenti (secondo il principio attuale previsto dal Codice civile dell’assistenza tra parenti) ma rimarrebbe a carico dello Stato. Quindi, di fatto si sposterebbe il problema iniziale dalla madre (non più in debito con lo Stato) al padre (con lo Stato alle calcagna non appena guadagnerà di più).
Siamo sempre alle solite! Che dire, speriamo di aver mal compreso, o addirittura travisato, il senso del Progetto che è stato presentato alla Tavola rotonda, solamente e rigorosamente in lingua tedesca.
Questa presunta riforma è solo un esercizio fine a se stesso? Crediamo di poter affermare che per noi padri, tali riforme sono degli alibi per portar avanti il disegno di annichilimento della famiglia da parte dello Stato. Per noi, il “bene dei figli”, principio sbandierato all’unisono dai legislatori e dai politici, non è solo una questione economica. Ai giorni nostri i padri vogliono partecipare alla crescita dei loro figli non solo aprendo il portafoglio. Ci si batte per una responsabilità genitoriale condivisa, contro la famiglia “monoparentale”: si vuole l’autorità parentale congiunta e l’affido condiviso, e che entrambi i genitori mantengano direttamente i figli per il tempo che vivono con loro, per il vero bene dei minori. Di questi principi manco l’ombra. La CROP (Coordination romande des organisations paternelles www.crop.ch) - nel suo comunicato dopo la Tavola rotonda - deplora il fatto che niente venga intrapreso per evitare la povertà prodotta dai divorzi. Si ha avuto l’impressione che i giochi siano già fatti, che dietro il tavolo dei politici (forse sarebbe più appropriato chiamarle femministe) siedono dei sordi. Le varie associazioni di padri hanno portato nuovamente questi principi e concetti del vero bene dei figli della separazione. Ci auguriamo che la CF Sommaruga (e i giuristi al seguito) rivedano questo Progetto tenendo conto delle tante osservazioni e prove portate dai presenti alla Tavola rotonda.
Non sarebbe meglio, dunque, che la signora Sommaruga iniziasse ad eliminare le discriminazioni e il libero arbitrio insiti nella prassi giudiziaria in vigore? Siamo ancora in piena era materialista (mater, madre, materia, materialismo) in cui tutto si misura con i soldi, anche nella famiglia. All’orizzonte, dunque, niente di nuovo: anzi forse peggio. A breve sarà necessaria una riforma della riforma, come nel caso del nuovo diritto di famiglia (anno 2000): ha tappato i buchi creandone dei nuovi.
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