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Lei non lo vuole più ma gli concede il divorzio consensuale solo in cambio di 2 anni e mezzo di alimenti!

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Da: Mattino della domenica, 19.2.17, pag 16, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Lei non lo vuole più ma gli concede il divorzio consensuale solo in cambio di 2 anni e mezzo di alimenti!

Una coppia, senza figli propri. Lei 39 anni, lui 40: lei è casalinga, lui lavora a tempo pieno come dirigente e guadagna 8'979.90 fr al mese netti (reddito netto complessivo annuo con tredicesima, diviso per 12 mesi). Dopo 9 anni di matrimonio (nel regime ordinario della partecipazione agli acquisti), lei decide di separarsi.

Situazione finanziaria: fabbisogno minimo e riparto dell’eccedenza.

I due coniugi decidono di vivere in due appartamenti separati con spese proprie. Al marito, che è stato invitato ad andare a vivere in un altro appartamento, viene conteggiato un reddito mensile a copertura del proprio fabbisogno minimo ammontante a 4'886.85 fr mensili, e alla moglie, che rimane nell’abitazione coniugale, un fabbisogno di 3'315 fr mensili. Considerato il reddito del marito di 8'979.90 fr mensili netti e che la moglie non lavora, egli si dovrà prendere a carico i suoi costi di 4'886.85 fr e i 3'315 fr della moglie. Dopo aver pagato questi importi, rimangono a disposizione della coppia 778.05 fr ( = 8'979.90 – 4'886.85 – 3'315 fr) quale eccedenza da suddividere tra i due coniugi. In tal modo la metà di 778.05 fr, ossia 389.00 fr, andrà aggiunta al fabbisogno minimo del marito e l’altra metà a quello della moglie. Il marito dovrebbe dunque versare alla moglie fr 3'705 ( = 3'315 + 389.00 fr, arrotondati ai 5 fr) netti ogni inizio mese e adeguati al rincaro. Mensilmente il marito, lavorando al 100%, potrà disporre dunque di 5'274.90 fr netti ( = 8'979.90 – 3’705 fr) del suo stipendio, e la moglie, disoccupata, senza figli, di 3'705 fr. Qualora la moglie dovesse trovare un’attività lucrativa, la metà del suo reddito andrà dedotto dal contributo che le versa il marito.

Cassa pensione, AVS, oneri fiscali e spese

Durante il matrimonio il marito ha accumulato complessivi 126'865 fr di previdenza professionale (II. Pilastro), mentre la moglie non ha accumulato alcun avere previdenziale. Questo importo verrà diviso a metà e 63'432.50 fr saranno trasferiti alla cassa pensioni della moglie. Lo stesso dicasi della metà dei contributi AVS (I. Pilastro) versati dal marito, che andrà a favore della moglie. Le imposte arretrate scoperte verranno prese a carico dei coniugi in ragione del 75% il marito e del 25% la moglie. La tassa di giustizia e le spese relative alla procedura di divorzio saranno assunte dai coniugi in ragione di metà ciascuno.

Stima del tempo di attesa per il divorzio unilaterale

In caso di opposizione della moglie (che ricordiamo ha voluto la separazione) al divorzio consensuale, il marito sarebbe costretto ad aspettare i due anni obbligatori di separazione legale per poter inoltrare l’istanza di divorzio unilaterale in Pretura. Dopo l’inoltro dell’istanza, la procedura di divorzio potrebbe durare almeno 6 mesi.

Il “prezzo” da pagare per il divorzio consensuale

Visto che la moglie potrebbe non essere d’accordo a concedere il divorzio immediato al marito, la legale della moglie, affinché la sua cliente acconsenta al divorzio consensuale immediato, “propone” al marito di transare accettando di pagare alla moglie 3'705 fr mensili per 30 mesi ( = 24 mesi di separazione + 6 mesi di procedura). Questi 30 mesi di attesa sarebbero difatti necessari se il marito rifiutasse di accettare la proposta della moglie. In sostanza, il prezzo per riconquistare la libertà costerà a questo marito ben 111'150 fr (= 3’705 fr x 30 mesi), oltre al versamento della metà dei risparmi accumulati dalla coppia durante il matrimonio, dei contributi dell’AVS e della Cassa pensione. E questo nonostante la coppia non abbia avuto figli in comune e siano entrambi i coniugi concordi a divorziare subito.

Conclusione

Fintanto che la legge e la prassi giuridica permettono questo genere di prevaricazione e possibilità ricattatorie tra coniugi, il matrimonio è da scartare a favore della convivenza. Invitiamo inoltre i mariti di coppie senza figli, con mogli che lavorano e guadagnano di più, a concedere il divorzio proponendo accordi analoghi con cospicui alimenti che la moglie debba essere costretta a versare al marito. In conclusione, sposarsi con queste leggi e giurisprudenza sul divorzio? Nel modo più assoluto, no grazie!

Contatto:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Movimento Papageno, cp 1827, 6830 Chiasso, ccp 65-103037-1

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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