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Violenza sulle donne? E quella sui maschi? L’uomo può essere anche vittima?

piedi scarpe donna e uomo

Da: Mattino, 9.11.2014 pag 26, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Violenza sulle donne? E quella sui maschi? L’uomo può essere anche vittima?

 

Gli uomini non sono facilmente visti come vittime nella nostra so­cietà. L’uomo è cacciatore, è il sesso forte per antonomasia: è vi­goroso, attivo, dominante. Non c’è spazio per l’uomo vittima, al con­trario delle donne che, se non altro a livello inconscio, lo sono consi­deratesempre.

La società è cambiata

Un tempo erano più che altro le donne a subire violenze entro le mura domestiche: ora anche gli uo­mini sono vittime, sovente nel si­lenzio. Infatti, come riportato dalla Prevenzione svizzera della crimi­nalità (www.skppsc.ch), “Le vit­time sono donne, così si potrebbe sintetizzare il quadro delle vittime nella società. In effetti, secondo la SCP, il 52% di tutte le vittime di violenza sono uomini, ma presso gli enti per l’aiuto alle vittime, la percentuale di uomini è solo del 27% ca. Il 73% delle persone che ricevono consulenza sono donne. Gli uomini hanno fortissime inibi­zioni a considerarsi vittime e, di conseguenza, a mettersi in contatto con gli enti per l’aiuto alle vit­time”.

L’uomo evita di proporsi come vit­tima davanti a terzi, e quindi diffi­cilmente denuncia i fatti di violenza subita dalla sua compagna o moglie.

Quando atti aggressivi sono com­messi nei confronti di una donna, quest’ultima viene percepita im­mediatamente come vittima, men­tre quando lo stesso tipo di violenza ha come oggetto un uomo, allora tutto cambia: nella mente delle persone verrebbe da ri­dere. C’è da piangere invece! La questione della violenza sugli uo­mini è da prendere molto sul serio in quanto grave e con conseguenze non meno catastrofiche per la so­cietà.

Tipi di violenze

Violenza fisica, che può essere uno schiaffo, un morso, graffi sul viso e sul collo, tirare soprammobili e oggetti di vario genere addosso alla vittima, ecc. Normalmente, è que­sto il tipo di violenza che è tipica­mente messo in atto da donne. Violenza sessuale, che tutti ben co­nosciamo. Violenza psichica, dove l’obbiettivo principale è quello di umiliare la vittima attraverso of­fese, parolacce, ricatti e minacce, ecc. C’è, oltre a ciò, anche la vio­lenza sociale, dove la vittima viene messa in cattiva luce nei confronti di amici, familiari, e conoscenti in genere. Infine, la violenza econo­mica, dove la vittima è succube delle decisioni economiche del par­tner. In caso di violenza domestica il codice penale svizzero prevede diversi articoli dei quali ve ne elen­chiamo i principali: minaccia (art. 180 CP), lesioni semplici (art. 122 e 123 CP), vie di fatto e vie di fatto reiterate (art. 126 CP), Coazione (art. 181 CP), Omissione di soc­corso (art. 128 CP), Esposizione a pericolo della vita altrui (art. 129 CP).

Disparità di trattamento in caso di violenza domestica?

Ogni storia ha il suo perché. Le violenze non nascono dal nulla. Dietro ad un gesto di violenza do­mestica si nascondono sovente an­tecedenti che hanno preceduto il gesto violento in sé: forse provoca­zioni verbali, provocazioni fisiche, istigazioni e continue offese che continuavano da tempo. Soprattutto nel caso di ex coppie di genitori se­parati in cui la madre fa mobbing o alienazione genitoriale contro il padre, impedendogli di vivere la propria paternità e riducendolo in povertà economica, col sostegno delle istituzioni. Chissà, tutto è possibile. Dietro ogni violenza fi­sica generalmente si nascondono altre violenze che l’hanno prece­duta o accompagnata. La presun­zione di un reato dev’essere considerata come una medaglia, con due facce e non solo una, come si tende comodamente a fare.

Femminicidio. E il maschicidio?

È di questi giorni l’ultimo dramma familiare avvenuto in Svizzera te­desca, dove un uomo, dopo aver ucciso la ex moglie e il nuovo ma­rito, si è tolto la vita. Troppo facile e fuorviante limitarsi a definire l’uomo un folle, un esaltato, un violento. Bisogna interrogarsi, tutta la società deve interrogarsi: cosa mai può aver portato un uomo a compiere un gesto tanto estremo? Nei paesi in cui vige la democrazia, la libertà religiosa e lo Stato di di­ritto, avvengono con regolarità drammi familiari. Quando è la mo­glie, la donna, ad uccidere, si cerca di capire quali possano essere state le cause. Soffriva di depressione? Della sindrome post parto? Era stata molestata dall’uomo che ha ucciso? Ecc. Quando è il marito, l’uomo, il maschio, ad uccidere, ci si limita a descrivere il fatto di cro­naca. Non ci si pone nessuna do­manda, non interessano i perché! Per quale ragione seguitiamo ad utilizzare due pesi e due misure? Come mai tale discriminazione verso i mariti, gli uomini, i maschi? Possiamo chiamarla discrimina­zione sessista, ideologica, cos’al­tro? Perché quando viene uccisa una donna è “femminicidio” e quando viene assassinato un uomo non è in nessun caso “maschici­dio”? Il fatto stesso che la parola non esiste e nessuno la utilizza, vorrà significare e segnalare qual­cosa? 

Contatto: 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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