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Intervista all'avvocato divorzista Gabriele Ferrari

Papageno ringrazia l'avv. Ferrari per la sua disponibilità. Invita i lettori a inoltrare i loro commenti (info@papagenonews. ch) che, a richiesta, pubblicheremo sul sito. Alcune domande e risposte saranno oggetto d'analisi e pubblicate sui media scritti. Infine Papageno farà le proprie osservazioni su sito stesso.
Buona lettura.

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  1. Papageno. Come noto avvocato divorzista, Lei certamente sa di essere amato dalle sue clienti/dai suoi clienti e estremamente odiato dalle controparti. Un suo noto collega divorzista ticinese che, anche sovente in televisione, difende i diritti dei padri e denuncia le "ingiustizie legali" subite da questi ultimi, davanti alla palese contraddizione di difendere i padri pubblicamente e "distruggerli" in corso di causa, si giustifica definendosi un "mercenario". Quale la sua posizione a riguardo?
Avv. Gabriele Ferrari. Questa è una domanda molto pertinente e utile. Vedo di risponderle come segue. Esercito la professione di avvocato innanzitutto per la mia passione per il diritto, con una preferenza per il diritto di famiglia. Nell’esercizio di questa attività cerco di dare il meglio di me stesso, sempre, in modo del tutto autonomo, facendo capo alle mie conoscenze ed alla mia esperienza professionale, e soprattutto con indipendenza dall’impostazione emozionale del mio mandante. Sono molto lontano dal definirmi un mercenario: con tutto il rispetto per coloro che difendono questo loro statuto, questa connotazione assume una tinta riduttiva e svilente del nostro ruolo.  Per definizione il mercenario è quello che si presta a scopo di lucro a compiere azioni militari per conto di un privato in conformità di un incarico prestabilito ed accettato; m’inorridisce l’immagine di svolgere la mia attività professionale in questi termini. Penso che in quel concetto di giustizia multidisciplinare, che integra professionisti che cooperano con l’unico obiettivo di facilitare e sostenere l’esercizio della responsabilità genitoriale condivisa, non vi è alcuno spazio per un mercenariato.

Prediligo la figura del combattente libero, che da il meglio di sé stesso in vista di adempiere agli ideali in cui egli crede.

2.     Quali sono gli effetti dell’aver sradicato il principio della colpa dal diritto della separazione e del divorzio?

Solo di aver messo in pace la coscienza individuale, dando sfogo e ossigeno alla libertà personale, alla libertà di fare della propria vita quel che si vuole. Anche con egoismo. E, se fatto con egoismo, questo comporta certamente un effetto molto negativo per molti aspetti. L’abolizione del principio della colpa ha interessato le formalità giudiziarie ma ovviamente non ha modificato nulla a livello di processo personale, se non un’esasperazione emozionale.

3.     Per quale ragione, nei numerosi casi di separazione e divorzio, le pari opportunità fra padre e madre non risultano rispettate?

Non concordo con questo assunto. La nostra vita di adulti è condizionata, anzi assillata dal decorso del tempo, ciò che penso non succeda (ancora) ai nostri figli.  Nella quasi totalità dei casi di separazione o di divorzio tutti noi genitori, padri o madri, godiamo comunque delle meravigliose opportunità che la vita ci offre di poter ammirare, accarezzare, abbracciare i nostri figli, in questo preciso istante, a prescindere da quanto questo istante possa durare. Ed i nostri figli amano i loro genitori in questo istante. I nostri figli amano senza condizioni, senza richieste; per loro questo istante non è commisurabile, e non ha alcuna importanza che possa esserlo. Ma l’ego di noi adulti non si accontenta di questo. Esso prorompe sempre e ovunque, invoca il diritto di amare nel rispetto delle  pari opportunità, intesa quale ugual misura, pretende con prepotenza il diritto ad esercitare la genitorialità, senza che (forse) non si sappia neppure bene che cosa questo significhi: ma questa è una manifestazione prettamente egoica, senza senso, forse tanto nefasta quanto quel sacrosanto diritto di fare della propria vita quel che si vuole. Il problema non esisterebbe, Lei non mi porrebbe la domanda, qualora l’oggetto della discussione fosse la pari opportunità di amare, di dare incondizionatamente, senza nulla chiedere. Che bel processo di divorzio sarebbe! Questo potrebbe forse aiutare a ridurre o a eliminare le cattive sensazioni.
  1. Come mai non vi è una simmetria di trattamento tra uomo e donna nel caso di affidamento dei figli?
Perché non può esservi; almeno non nel senso portato dalla Sua domanda. Se per simmetria di trattamento Lei intende la medesima quantità di opportunità oggetto della precedente domanda, ci risiamo. Ma quanto spesso accade che i padri rivendichino una “pari opportunità”, una “simmetria” di trattamento che mai hanno avuto durante il meraviglioso rapporto di convivenza trascorso?

Così facendo essi arrischiano di stravolgere l’organizzazione della loro famiglia ed il principio di suddivisione dei ruoli come da essi adottato con la nascita dei loro figli e mantenuto sino alla separazione.

Gli adulti si arrabattano con i loro avvocati per ottenere “pari” trattamento, cioè per stravolgere letteralmente il mondo in cui i loro figli sono nati e cresciuti. Esercizio migliore, oltre che meno dispendioso di vita e di energia, sarebbe quello di cominciare veramente ad amare il proprio partner ed i propri figli.

  1. Come mai le pari opportunità in occasione dell'affidamento dei figli ai padri (alla separazione o in corso di causa) vengono regolarmente disattese? Perché i padri devono continuare a lavorare a tempo pieno e non ricevono alimenti dalle madri per i figli, anzi spesso capita che i giudici impongano ai padri che si occupano dei figli (sia dando cure ed educazione sia finanziariamente) di versare alimenti alle madri non affidatarie? Perché, al contrario che
    ai padri non affidatari, i redditi ipotetici non vengono attribuiti alle madri non affidatarie che permettono poi ai padri di aver accesso all'anticipo alimenti del Cantone?
È una domanda improponibile in quanto presuppone l’esistenza di concetti che non trovano effettiva rispondenza nel diritto svizzero. Per altro non si possono dare risposte univoche e generalmente applicabili. Ogni caso ha la sua storia e le sue particolarità. L’imputazione di redditi ipotetici può rivelarsi misura opportuna in un caso e assolutamente errata e lesiva del diritto in un altro caso. E mi dica Lei quale norma di legge o principio giurisprudenziale Le permette di supporre come dato di fatto che ai padri affidatari dei figli sia preclusa la possibilità di ricevere alimenti dal proprio partner. La domanda è inoltre prodromica di un approccio al tema del divorzio che non mi appare favorevole, propositivo, benevolo, che nulla ha a che vedere con i principi di sensibilità, di comprensione e di disponibilità di cui ho parlato poc’anzi; ingredienti, appunto, senza i quali penso sia difficile poter crescere.

6.     Come si può considerare una madre “sufficientemente buona”, affidargli i figli, d’ufficio, quando antepone la propria felicità personale ed i propri diritti, a quelli dei figli? Per esempio quando li sradica dalla terra natia, dal padre, da maestre e dai compagni per trasferirsi in un altro Cantone o Stato?

E’ comprensibile che questa madre possa essere da taluni considerata come non “sufficientemente buona”, tanto come il padre che pretende di stravolgere l’organizzazione dei ruoli mantenuta in costanza di felice unione. Gli egoismi sono sempre nefasti. I figli vanno protetti da queste situazioni.

7.     A seguito della decisione di separazione, l’uomo è costretto a perdere il proprio ruolo di marito e di padre allo stesso tempo: Come può essere corretta a parer suo questa “prassi”?

Io penso che, per i propri figli, quest’uomo resterà eternamente il loro papà. Essi lo amano e lo ameranno, e questo penso sia veramente l’essenziale. Che il padre avverta la sensazione di perdere un proprio ruolo è possibile. Ma è solo una sensazione e non capisco quando Lei parla di “prassi”. E’ una sensazione che il padre, per il suo benessere, dovrebbe superare. La pretesa di “trattenere” giuridicamente un ruolo che egli già riveste è un nonsenso ed arrischia di avere in pratica degli effetti perversi.

8.     La Svizzera ha ratificato la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e del fanciullo a New York nel 1989: Nella stragrande maggioranza delle sentenze i diritti dell’infanzia e del fanciullo non sono rispettati: Quando e come pensa potranno finalmente esserlo?

Rispetto le decisioni dei nostri tribunali. Mi è capitato di leggere sentenze di cui non ho afferrato il senso o di cui non ho mai integralmente condiviso motivazioni e risultati, ma non ricordo situazioni in cui i nostri Giudici abbiano deciso calpestando i diritti dei nostri figli. Succede però – e quanto spesso! – di vedere genitori che, acciecati dalla rabbia, dall’orgoglio, dalla rivalsa ad oltranza e dalla vendetta (per quel buon diritto del partner di fare della propria vita quel che vuole), invochino una pari opportunità che fortemente arrischia di nuocere ai diritti dei loro medesimi figli. Il diritto alla libertà personale è fondamentale. Di questa nostra libertà, in particolare del nostro diritto di porre fine ad un legame sentimentale, dobbiamo fare uso in modo rispettoso e amorevole. Il partner che “riceve la disdetta” deve accettarla con rispetto e amore nei confronti dell’altro. Io personalmente intendo la separazione o il divorzio come accadimenti che nulla dovrebbero mutare alla figura della famiglia nel suo complesso. Il rispetto e l’amore che hanno portato alla costituzione della famiglia stessa, dovranno continuare ad esserne parti costitutive.

Forse, così, l’impressione che i diritti dei nostri figli siano calpestati sarà menoforte.

9.     In Germania il diritto regola la separazione ed il divorzio in maniera assai diversa dalla Svizzera (vedi anche Cochem-praxis e lavoro a tempo pieno della madre dal 3 anno del figlio): come si giustificano così consistenti diversità di trattamento di minori, di padri e di madri in un paese a noi affine e confinante?

Mah, ogni Stato ha le proprie leggi, la propria Costituzione e, soprattutto, la propria storia. La Cochem-Praxis ha la pretesa di essere molto efficace per indurrei genitori in conflitto a trovare soluzioni bonali concordate e convalidate dall'autorità, nell'interesse superiore del figlio. Io personalmente credo poco nell’efficacia di questi sistemi manageriali di disciplina del divorzio, o meglio delle conseguenze del divorzio o della separazione; si tratta comunque di una pratica molto interessante, che penso possa solo essere utile. Ma ho soprattutto la sensazione che il nostro Paese non si occupi abbastanza del problema del divorzio, o diciamo delle separazioni in generale, a prescindere dall’esistenza di un vincolo coniugale.  Si tratta di un fatto sociale molto presente e complesso per moltissimi aspetti. Stiamo assistendo da un anno ad importanti campagne politiche. Rilevo, con preoccupazione, come i nostri politici non ritengano che il tema del divorzio sia meritevole di rientrare tra le loro priorità, ma neppure tra i loro argomenti di riserva. Io penso che questo tema debba essere annoverato tra le priorità politiche.

Pensiamo solo alla stanchezza, esasperante, con cui si procede alla modifica di quell’articolo che disciplina l’attribuzione dell’autorità parentale postdivorzio, retaggio di una cultura a tutti gli effetti antistorica, che davvero non ha pari in Europa. La Svizzera è forse l’unico Stato ad avere una simile regolamentazione. Questo principio che impone al Giudice del divorzio di attribuire l’autorità parentale sui figli ad un solo genitore, ovvero di privarne l’altro di principio, senza dunque che vi sia alcuna ragione – questo sì - è offensivo, è costitutivo di una grave disparità di trattamento, e ancor prima è lesivo del diritto del figlio di avere due genitori di pari peso, potere e responsabilità. Il genitore non affidatario (che nella quasi totalità dei casi è il padre) è sì in questo caso abusivamente relegato in una situazione in cui può avvertire una malsana sensazione di privazione. La modifica di questo articolo di legge potrebbe dunque partecipare al rilassamento degli animi, e dunque essere molto favorevole a permettere che il divorzio possa culturalmente essere recepito come un concetto meramente formale,che nulla se non poco cambia al concetto ed all’esistenza della famiglia. E’ quindi difficilmente comprensibile la ragione per la quale i nostri politici ancora dibattano su questo argomento senza giungere ad una modifica della legge – che peraltro permetterebbe di allineare il nostro Paese alla legislazione degli Stati confinanti – permettendo una svolta determinante al processo del divorzio, soprattutto dal punto di vista psicologico.

10.  I figli di chi divorzia non dovrebbero avere un difensore d’ufficio che tutela i loro interessi e non essere esposti agli interessi in gioco tra igenitori e ad eventuale plagio da parte di uno di loro?

Si, concordo. I figli sono vittime, non della separazione dei loro genitori, ma dello spettacolo al quale essi devono assistere. Gli attori sono i loro ex-genitori, ormai travolti da velleità egoiche e da perturbazioni emozionali.

11.  Nei casi di separazione e divorzio, l’esclusione forzata dalla vita del figlio, il pagamento di alimenti ai figli ed alla moglie, perfino vita natural durante, la perdita della casa di proprietà, riguarda pressoché esclusivamente il padre, perfino quando era lui ad occuparsi maggiormente dei figli e della casa: non Le pare un’evidente ingiustizia?

La domanda, così posta, non mi piace. Capita, non di rado, di percepire come la rivendicazione da parte di genitori (padri e madri) di determinati diritti celebranti la loro più profonda ed autentica genitorialità siano strumentali a secondi fini; la casa; gli alimenti; l’attribuzione dell’autorità parentale, ecc.. L’unica ingiustizia è quella subita dai figli.

12.  Sembra incredibile che si possa accusare qualcuno che si sa innocente di un delitto turpe quale quello di violenza sessuale, eppure succede e neanche troppo raramente. Per esperienza, le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che tentano di allontanare gli ex partner dai figli, per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Un tale utilizzo strumentale della Giustizia non dovrebbe essere adeguatamente sanzionato dal nostro ordinamento giuridico? Per quale motivo il diritto non adotta provvedimenti adeguati contro il genitore che dichiara il falso pur di penalizzare ed escludere l'altro genitore dalla vita dei figli?

Non parliamo del nostro diritto, che ritengo sia sufficientemente chiaro e completo per  offrire soluzione per ogni caso. Né critichiamo la nostra Giustizia; non ha alcun senso. Il vero problema è l’utilizzo strumentale della Giustizia. La questione che Lei mi pone è poco pertinente dal punto di vista giuridico. Lo è invece molto da quello socio-culturale. Gli unici ingredienti per la costruzione di una sana separazione sono l’amore ed il rispetto reciproco. Il resto non conta. Alcuni lettori potranno sorridere. D’altronde gli unici ingredienti che permisero la costruzione del rapporto e della famiglia non furono proprio solo l’amore ed il rispetto reciproco?

Gli addetti devono occuparsi intensamente affinché le persone coinvolte in questi processi possano ripulire la loro mente, spazzare le perturbazioni emozionali e riscoprire la loro sensibilità e la loro disponibilità all’amore ed al rispetto. Il che è forse più facile a farsi che non a dirsi. Poi ci sarà anche Cochem, ma forse non sarà più necessario.

  1. Come mai tutte le istanze di divorzio iniziano e proseguono con una vera campagna di diffamazione dei padri? Come mai le preture adottano una tale prassi? Quali vantaggi e svantaggi per le parti in causa?
Non concordo con l’assunto della Sua domanda, che presuppone una determinazione delle madri all’offuscamento della figura paterna. Il che, a mio modo di vedere non è. Ogni parte gioca il proprio ruolo e manifesta le proprie emozioni, e tutto questo sappiamo che è inevitabile. I nostri Giudici fanno quel che possono.

Io penso che la nostra società sia lontana dall’essere dotata delle sufficienti infrastrutture giuridiche sociali, che vanno dunque notevolmente rafforzate, sia per numero come per qualità: alludo al concetto di giustizia multidisciplinare con avvocati, consulenti di famiglia e di coppia, operatori in ambito educativo e psicologico, ed un’autorità specialistica (dunque il Tribunale di famiglia), periti, assistenza dei minori, curatori, ecc., che cooperano con l’unico obiettivo di facilitare e sostenere l’esercizio della responsabilità genitoriale condivisa, nell’unico senso che può essere intesa.

  1. L'art. 29 della costituzione garantisce ad ognuno ad essere giudicato entro un termine ragionevole. Cosa significa in un caso di divorzio termine ragionevole? La Pretura di Mendrisio Sud detiene con anni 24 il record nazionale per un divorzio... (dicono che certe cose succedono solo in Ticino)

Non penso si possa ritenere che un termine di certa durata sia più o meno ragionevole di un altro. Non vi sono autorità che detengono record; forse vi sono giudici che hanno record di resistenza e di capacità di ascolto, ma è difficile incontrare parti processuali con performances di comprensione, di disponibilità e di sensibilità.

  1. Come mai in Ticino si applicano le tabelle di Zurigo mentre nel Canton Zurigo (come anche in altri numerosi Cantoni) non si applicano (perché troppo alte)?  Studi autorevoli calcolano che per 1 figlio ci vogliono 1000.- fr.;  2 figli 1500.- fr. ; 3 figli 1700.- fr.. Quale la sua opinione a riguardo?
Le conseguenze economiche della separazione e del divorzio sono anch’esse molto importanti e va data loro adeguata soluzione. Ma, anche qui, se vi è rispetto reciproco, la questione trova automatica soluzione tra le parti coinvolte. Io personalmente condivido principio e sostanza di queste Tabelle. Le cifre possono forse apparire per certi aspetti un po’ elevate. Non conosco questi studi autorevoli ma le cifre mi appaiono piuttosto basse. Ad ogni modo le Tabelle di Zurigo devono essere adattate alle circostanze di ogni singolo caso. Sulle modalità di applicazione di queste Tabelle da parte dei nostri Tribunale - su questo punto sì – si può discutere lungamente.

Sarà certamente incomprensibile ad un genitore pagante, che di solito è il padre, per quale ragione il calcolo del suo fabbisogno non contempli un’adeguata posta finanziaria che gli permetta di riempire decorosamente ed adeguatamente il tempo che egli passa con i propri figli e rispondere alla loro necessità.

  1. Può un avvocato esser chiamato a rispondere personalmente dei danni causati alla controparte (affermazioni assurde, ecc)?
La domanda che Lei mi pone esula dal campo del diritto matrimoniale. Le energie individuali di un partner vanno canalizzate verso l’educazione, l’amore ed il rispetto dell’altro. Cominciamo a riscoprire i mezzi indispensabili all’adempimento di questa nostra responsabilità, poi capiremo come non vi sia più alcuna necessità di pensare alle responsabilità degli altri.

Anche gli avvocati devono darsi una regolata.

  1. In caso di divorzio, può lo Stato esser chiamato a rispondere per danni causati, ad esempio, per non aver giudicato in "termini ragionevoli"?

La risposta data alla domanda precedente penso valga anche per questa domanda.

  1. Come mai molte decisioni (supercautelari) sono prese senza sentire la controparte? L'art. 29 della costituzione garantisce questo diritto.

In base alla mia modesta esperienza professionale posso dire che le nostre autorità giudiziarie rispettano certamente il diritto di ognuno di essere sentito.

  1. Cosa pensa della Cochem-Praxis? L'avvocato ha diritto di scrivere una sola pagina A4 per l'intero divorzio. L'affidamento dei figli viene stabilito entro 15 giorni. Se i figli non vedono il padre, questi vengono senza preamboli affidati al padre. Il giudice non giudica ma firma solo l'accordo che entrambi i genitori (mediazione obbligatoria) hanno redatto.

Va bene tentare anche questa esperienza. Qualunque soluzione imposta sarà comunque frustrante e non farà altro che perturbare oltremodo  le nostre emozioni. L’unica soluzione sarà quella conseguente alla nostra sensibilità ed alla nostra disponibilità a rispondere con amore e rispetto alle necessità dei nostri partner e dei nostri figli.

  1. Cosa pensa della mediazione obbligatoria?
Io penso che le dimensioni del divorzio o della separazione siano tali e tanto importanti da giustificare assolutamente la creazione di un’istituzione pubblica multidisciplinare, dotata di personale specializzato che si occupi di accompagnare i partner nell’ambito di un processo di maturazione. Le nostre autorità politiche devono darsi molto da fare. Sono dunque favorevole ad una mediazione intesa in senso lato, inserita nel meccanismo multidisciplinare.

Istituire l’obbligatorietà della mediazione così come concepita oggi e nell’attuale situazione, per il tramite delle insufficienti strutture di cui disponiamo, penso sia solo una perdita di tempo. 

  1. Visto che il contratto di matrimonio è a tutti gli effetti un contratto, perché non viene redatto come tale e quindi un pretore debba avallarne il contenuto prima di pronunciare il matrimonio stesso? In questo caso nessun litigio in caso di divorzio: tutto sarebbe già definito a priori. Cosa pensa a riguardo?
Perché no? Anche sequesta soluzione sarebbe un po’ limitativa, nel senso che essa non permetterebbe mai di evitare le conseguenze pratiche delle perturbazioni emotive nelle relazioni personali (genitori e genitori/figli). Se si pensa che il contratto prematrimoniale possa risolvere sin d’ora tutti i problemi che si potrebbero porre in futuro, penso che siamo sulla falsa strada. Poi non vi sono solo i matrimoni; vi sono unioni libere, che pure generano figli. Vi sono rapporti interpersonali che crescono nel tempo e vi sono figli che arrivano inaspettatamente.

Insisto: dobbiamo imparare a fare i conti con le nostre responsabilità investendo amore e rispetto. Poi potremo fare anche i contratti; che questi risolvano è tuttavia illusorio.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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