|
di Paolo
Bobbià
Il rapporto finale del Gruppo operativo ‘giovani, violenza, educazione' è
stato consegnato al Consiglio di Stato.
Un anno, diciassette pomeriggi di
lavoro. Tanto è durato il mandato assegnato ufficialmente dal governo ticinese
alla squadra coordinata dal procuratore pubblico Antonio Perugini il 12
febbraio dello scorso anno. Il gruppo, nato « per meglio affrontare il
problema della violenza giovanile » nel nostro cantone, è stato
costituito formalmente dal governo all'indomani dell'omicidio del 22enne
Damiano Tamagni, aggredito poco più di un anno fa alla ‘Stranociada': al
carnevale di Locarno.
Di rapporti non ce ne saranno verosimilmente più.
Non si
tratta però dell'ultimo atto. Nelle prossime settimane infatti, una delegazione
del gruppo di lavoro ‘giovani, violenza, educazione' incontrerà l'esecutivo cantonale.
Sul tavolo ci saranno le misure sortite durante gli incontri della task force,
finite nei tre rapporti precedenti e raggruppate nel capitolo finale, consegnato negli
scorsi giorni.
Due
novità L'istituzione di « un modulo fisso di
formazione nell'ambito della mediazione scolastica » per tutti i docenti impegnati in
ogni ordine di scuola, nella formazione di base e in quella permanente. E la
creazione di una « banca dati della positività e
delle buone pratiche » in seno alle scuole (oppure
centralizzata, ndr) allo scopo di « stigmatizzare i cattivi
esempi
» e rispettivamente valorizzare quelli positivi « sempre poco attrattivi per
suscitare il clamore mediatico », si legge nel rapporto
conclusivo.
Sono queste le due nuove misure che hanno arricchito il già
ampio ventaglio di suggerimenti compilati dal gruppo ‘giovani,
violenza, educazione'.
Trentasei
proposte Dal coprifuoco per minorenni al
centro di contenimento per casi problematici. Dai corsi di formazione per i
genitori all'addebitamento agli stessi delle spese causate da interventi di
polizia ( ad esempio: per il riaccompagnamento a casa di un minorenne in preda
ai fumi dell'alcol, ndr). Dalla richiesta di complementi d'informazione per
ricongiungimenti familiari e naturalizzazioni, al cosiddetto divieto
generalizzato di ‘ botellon' sul suolo pubblico. Il
Gruppo di lavoro ha quindi osservato e analizzato a 360 gradi la nostra società,
proponendo misure « concrete e
attuabili » secondo il
coordinatore
Antonio
Perugini. « Acquisire una visione più
completa della situazione quale premessa per adottare strategie operative,
coordinare nel modo migliore e valorizzare i puntuali interventi settoriali già
operanti nel territorio, proporre, individuare e proporre al Consiglio di Stato
strategie atte a promuovere e consolidare nei giovani i valori della convivenza
pacifica e del rispetto della propria e dell'altrui integrità » . Questo era il
compito assegnato al gruppo ‘ Perugini' dal governo cantonale. Esecutivo che ha
già spulciato le numerose proposte fornite. Alcune sono state scartate in
partenza perchè ritenute inattuabili o dallo scarso mordente, per le altre sono
state definite la fattibilità, le priorità e l'eventuale richiesta di
approfondimenti.
|
Commenti