Da: Cdt del 24.8.09 pag 1 e 12
Hanno accumulato oltre 100.000 franchi di debiti nei confronti dello Stato ma, invischiati nelle pieghe del «sistema», pare assai difficile che possano mai rifonderli e, di fatto, stanno finendo sul lastrico. Sono due coniugi del Mendrisiotto impaludati in una causa di divorzio partita sette anni fa. La coppia ha beneficiato del gratuito patrocinio a copertura di spese legali e costi di esami peritali che, messi insieme, hanno raggiunto un importo esorbitante. Un caso definito «supereccezionale» dal pretore di Mendrisio Sud che si sta occupando della vicenda.>>> Pagina 12
Un divorzio da salasso
Causa con 100.000 franchi prestati dallo Stato
Francesco SomainiIn sette anni di procedura, due coniugi residenti nel di- stretto hanno accumulato una somma esorbitante in spese legali e giudiziarie anticipate dall’ente pubblico nonostante possiedano un’abitazione unifamiliare
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Hanno accumulato oltre 100.000 franchi di debiti nei confronti dello Stato ma, invischiati nelle pieghe del «sistema», pare assai difficile che possano mai rifonderli e, di fatto, stanno finendo letteralmente sul lastrico; col risultato ultimo di pregiudicare il futuro professionale dei loro figli. La vicenda giudiziaria legata all’annosa procedura di divorzio di una coppia del distretto davanti alla Pretura di Mendrisio Sud è, verosimilmente, la punta di un iceberg di dimensioni cantonali rispetto al quale lancia un allarme il Movimento Papageno (www.miopapageno.ch), associazione di respiro ticinese costituitasi due anni fa con lo scopo di operare «per la tutela dei figli, contro il monoparentalismo e per la bigenitorialità». Il gruppo, a cui fanno riferimento circa 150 persone, raccoglie documenti, statistiche e testimonianze di genitori coinvolti in processi di separazione al fine di potere offrire consulenza e contribuire a cambiare «il sistema».
Vicenda iniziata nel 2002
Il caso evidenziato da Papageno è quello di un abitante del Basso
Mendrisiotto impaludato in una causa di divorzio dalla moglie dalla
fine del 2002. Da allora l’uomo tira avanti col minimo vitale (1.100
franchi al mese, più cassa malati, spese mediche e affitto
dell’appartamento in cui risiede) dato che metà del suo stipendio va
alla coniuge per il mantenimento di quest’ultima e per quello dei figli
che vivono con lei nella casa unifamiliare acquistata dalla coppia
durante il matrimonio. La procedura giudiziaria si protrae da 7 anni,
vuoi per lungaggini (il marito ha segnalato la cosa al Consiglio della
Magistratura), vuoi per l’impossibilità di raggiungere un accordo sul
mantenimento della moglie, oggi quarantatreenne, che chiede per sé
alimenti a vita dal giorno della separazione. In questo modo, i due
coniugi hanno accumulato, come detto, oltre 100.000 franchi di spese
legate alla causa (tra avvocati ed esami peritali) che sono state poste
al beneficio del gratuito patrocinio – quindi anticipate dallo Stato –
dato che, singolarmente, nessuno dei due è in grado di farvi fronte.
Vistosi confrontato con un importo tanto elevato, il marito ha inoltrato al pretore un’istanza con cui chiede di potere vendere l’abitazione, del valore peritale di oltre 600.000 franchi, e di utilizzare il ricavato per estinguere il mutuo bancario e per rifondere i debiti con lo Stato; ha pure suggerito di vincolare le poche decine di migliaia di franchi rimanenti affinché vengano usate per finanziare gli studi dei figli. Non essendoci l’accordo della moglie, tuttavia, questo tentativo di sanare i debiti non è finora andato a buon fine. La situazione è precipitata nelle ultime settimane, quando al marito – il quale non è più in grado di pagare i debiti contratti, a causa del reddito ipotetico attribuitogli che ha fatto lievitare le poste «alimenti» – è stata pignorata la sua metà della casa.
«Il sistema fomenta la lite»
Per Papageno, questo caso è esemplare degli effetti perversi che
l’applicazione delle norme elvetiche sulle procedure di divorzio può
avere. Secondo Adriano Heitmann, portavoce dell’associazione,
«l’applicazione del diritto di famiglia svizzero, di fatto, fomenta e
finanzia il litigio tra i coniugi che si stanno separando, a beneficio
di istituzioni e personale legale e a spese, soprattutto, dei bambini.
Il caso dei coniugi del Mendrisiotto che si sono ritrovati così
pesantemente indebitati nei confronti dello Stato in ragione del
gratuito patrocinio è esemplare di questo stato di cose che, in Ticino,
investe migliaia di persone anche se, c’è da augurarsi, non confrontate
con importi di simili dimensioni. Basti considerare che ogni anno nel
nostro cantone divorziano 800 coppie».
Una situazione che in realtà, secondo Heitmann, è evitabile. Il portavoce di Papageno cita «l’esempio di un altro caso con cui ci siamo confrontati: quello di una coppia del Sopraceneri originaria del Benelux che aveva predisposto il divorzio ideale, consenziente, con la custodia congiunta del figlio e via discorrendo. La procedura si è trascinata per un anno tramite divorzisti senza che il pretore ritenesse di potere ratificare l’accordo stipulato tra i due coniugi. Questi ultimi, per poterne venire fuori, si sono recati nel loro Paese d’origine, il Belgio, dove hanno ottenuto la sentenza di divorzio, con accordo vidimato, nel giro di poche settimane al costo di una cinquantina di euro».
PARLA IL PRETORE DI MENDRISIO SUD
Un caso più che eccezionale. Il peso della giurisprudenza
Quello della coppia del distretto che ha accumulato oltre 100.000 franchi di spese legate alla causa di divorzio è un caso «non eccezionale, ma supereccezionale» osserva il pretore di Mendrisio Sud Enrico Pusterla. «Un caso che in teoria – spiega il magistrato – non sarebbe di una complicazione esagerata, ma che le persone coinvolte hanno reso tale e rispetto al quale ognuna delle parti probabilmente troverebbe sbagliata qualsiasi decisione presa». Pare essere la punta dell’iceberg delle procedure di divorzio che beneficiano del gratuito patrocinio. Procedure che costituiscono una buona fetta dei casi ma che in genere, grazie al senso di responsabilità dei separandi, si concludono in tempi tali da contenere gli anticipi versati dallo Stato in qualche migliaio di franchi. Se, invece, durante la causa non si riesce a trovare compromessi, gli importi spesi dai coniugi in lite possono diventare esorbitanti. In teoria, aggiunge Pusterla, le nuove norme sull’assistenza giudiziaria limitano il sussidio di patrocinio a 5.000 franchi per incarto. Dovrebbero ovviare all’effetto perverso che fa del gratuito patrocinio uno dei fattori che favoriscono il protrarsi delle cause. La coppia del Basso Mendrisiotto che ha assommato 100.000 franchi, li ha accumulati grazie alla prassi precedente.
Pusterla sottolinea comunque di operare sempre, nell’esercizio delle sue funzioni, per tutelare la bigenitorialità e cercare di trovare soluzioni che tengano conto delle necessità concrete di tutte le persone coinvolte; figli compresi, e non solo. Fa perciò notare che, a questo punto, anche per valutare l’opportunità di vendere l’abitazione dei coniugi per sanare i debiti con lo Stato val la pena tenere conto di più elementi. Per esempio, una volta ceduta la casa, il coniuge che vi risiede attualmente dovrà andare a vivere in affitto, spendendo verosimilmente molto di più; considerando le reali risorse a disposizione nell’insieme, non finirà che uno dei due, o entrambi, finiranno col chiedere forme di assistenza? È un po’ il gatto che si morde la coda. D’altro canto, la presenza di sostanza immobiliare lascia intravedere un lume di speranza che, prima o poi, lo Stato possa ricuperare parte dei crediti.
L’anomalia tipicamente ticinese, a mente di Pusterla, risiede nel fatto che la giurisprudenza nostrana in tema di divorzi parte dal presupposto del calcolo dei fabbisogni dei coniugi invece che, come accade altrove in Svizzera, dalle risorse realmente disponibili e quindi utilizzabili.
Le nuove norme sull’assistenza giudiziaria limitano il sussidio di patrocinio per cause di divorzio a 5.000 franchi per incarto

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