La denuncia
della donna: «in istituto la mia bambina è costretta a subire violenze, ma
nessuno mi ascolta»
Quella di
Anna (nome di fantasia; la vera identità è nota alla redazione) è una di quelle
storie veramente “pesanti” che purtroppo, sempre più spesso, occupano la
cronaca anche alle nostre latitudini.
Tutto ha
inizio due anni fa, a gennaio del 2008, con un avvenimento che sconvolge la vita
di Anna, residente a Mendrisio, madre separata con tre figli, e della sua
famiglia. Marco (nome di fantasia), 12 anni,
il suo figlio maggiore, viene messo sotto inchiesta dalla Magistratura
dei minorenni con l’accusa di aver abusato della sorellina, di appena otto
anni. Indagati con lui, il padre e lo zio.
Di questa
vicenda si parlò a suo tempo sui giornali. Ma non interessa qui, ora, rivangare
quel che accadde due anni fa. Ormai i risvolti penali del caso sono chiusi per
tutte le persone coinvolte. Eppure la vita della famiglia di Anna è ancora
lungi dal trovare una parvenza di normalità.
Da maggio
2008 i due figli minori della donna, ossia la bambina “abusata” ed il
fratellino, oggi di rispettivamente 10 e 9 anni, le sono stati tolti. I due
bambini si trovano presso un istituto cantonale per minorenni. Rientrano a casa
dalla mamma due fine settimana al mese. Durante quei due fine settimana, però,
il figlio maggiore, oggi 14enne, non può essere presente in casa assieme ai
fratellini e deve quindi venire “parcheggiato” dai nonni materni. Così hanno
deciso servizi sociali e Commissione tutoria regionale.
Ma Anna non
ci sta: vuole tornare ad essere una mamma a tutti gli effetti. Vuole tornare ad
avere i suoi figli, che da due anni le vengono tolti a seguito di un fatto… non
avvenuto. Vuole tornare ad avere una vita normale.
Questi due
anni, per la nostra interlocutrice, sono stati di lotta continua contro chi si
arroga il diritto di decidere sulla sorte dei suoi figli. «Ho l’autorità
parentale sui bambini – precisa la donna – ma questo sembra non contare nulla.
Ma le
difficoltà legali non sono il problema principale. Ad angosciare Anna è quel
che accade all’interno dell’Istituto dove vengono trattenuti i suoi figli. Soprattutto
la bambina.
I fatti che
questa mamma denuncia sono gravi: «Mia figlia, in quell’istituto, sarebbe
costretta a subire violenze e abusi sessuali da parte di altri giovani ospiti
della struttura. In un’ occasione avrebbero minacciato di picchiarla se non si
fosse tolta le mutandine, cosa che sarebbe stata poi costretta a fare.
Un’altra
volta, dei ragazzi le avrebbero fatto la pipì in bocca. E’ ovvio che non posso
tollerare questa situazione, che ho immediatamente denunciato alla Magistratura
dei minorenni la quale ha ascoltato i ragazzi. Ma nessuno mi ha dato ascolto:
le mie denuncie sono state insabbiate».
Oltre ad
essere tormentata per la sorte dei suoi figli, oltre a dover subire la
separazione forzata da loro, Anna deve fare i conti con le conseguenze
economiche dell’internamento dei bambini.
«Ogni mese
– racconta – per il collocamento in istituto devo pagare 480 Fr di retta per
figlio, somma cui si aggiungono i prodotti per l’igiene personale, che sono a
carico mio. Non sono più in grado di affrontare questa spesa. E non posso
nemmeno risparmiare trasferendomi in un appartamento più piccolo: perché, se
non avessi sufficienti stanze, non mi lascerebbero tenere i bambini nemmeno
quei due fine settimana al mese che mi sono stati concessi».
Una somma di
fattori che ha convinto Anna a rendere pubblica la propria vicenda. «Sono fatti
per me estremamente dolorosi – dichiara la donna -; ma non so più dove andare a
sbattere la testa perché la situazione finalmente si sblocchi, e perché io
possa riavere i miei bambini. E’ una via che non avrei percorso, se avessi
avuto alternative. Purtroppo, non ne ho. Spero che la pubblicazione di quello
che da due anni sono costretta ad affrontare, riesca a smuovere qualche
coscienza».
MDD
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