Riflessioni inviateci da un padre (che vive in Ticino) dopo aver ascoltato la trasmissione radiofonica Millevoci con il Pretore avv Matteo Pedrotti e l'avv. Alessia Paglia.
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Per quanto si attiene alla trasmissione radiofonica, avvocati, pretori, collaboratori dei cosiddetti servizi sociali mi pare evidenzino, più che altro, un'assettica e fredda concretizzazione di un diritto anacronistico e riduzionistico, in quanto la realtà odierna è radicalmente mutata, ben più eterogena che 20 anni fa, ben più complessa.
Coloro che dicono che il maschio, il padre, dovrebbe smettere di lottare per dedicarsi allla redifinizione
del proprio ruolo paterno, denotano scarsa o inesistente sensibilità, assenza di empatia nei confronti di padri e figli, miopia nei riguardi delle problematiche presenti e soprattutto future dei figli di genitori monoparentali.
Alle volte, non posso non pensarlo, mi pare che il corrente fare di giudici ed avvocati, non possa non essere
calcolato ed in mala fede: pratiche legali lunghe, burocrazia in costante aumento, spese giudiziarie prodotte e
fomentate dagli avvocati, forti resitenze al cambiamento del sistema corrente, chi dovrebbe cambiare qualcosa ha solo da perderci in termini finanziari epperciò ha tutti gli interessi a mantenere lo status quo, politica di chiara tendenze femministe
Dovrebbero invece raccogliere impressioni e vissuti dei padri apposto, che si sentono traditi, abbandonati, maltrattati ingiustamente, che possono testimoniare concretamente la sofferenza dei propri figli, l'indifferenza
e/o l'egoismo radicale delle madri (altro che istinto materno!), le frustrazioni vissute a ragione di un sistema legale di fatto iniquo, che taglia fuori il padre dalla vita dei figli, che lo designa unicamente quale "padre bancomat" e "padre a ore", ruolo disgraziato, ingiusto, quasi impossibile da sostenere. Amen!
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