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Bimbi persi nel castello di Kafka

Da: La regione, 13.10.2004, pag 21 (Versione pdf)

Bimbi persi nel castello di Kafka

L'incredibile vicenda di una famiglia separata da due anni da una macchina inarrestabile. Istanza di ricusa contro la Commissione tutoria regionale 8, origine e causa attuale della separazione.

di Daniele Fontana

C'è più di Kafka e del suo castello in questa storia che stiamo per raccontarvi. C'è l'ombra pesante e spaventosa di una macchina amministrativa che, una volta lanciata, dura fatica immane e dolore incommensurabile deviare dalla rotta iniziale. C'è l'inquietudine, che potrebbe assurgere a livello di vero allarme sociale, determinata da una pretesa, che si fa quasi irragionevole, di voler difendere il mondo privato dei bimbi finendo però con il provocare loro danni quasi più gravi di quelli che si sarebbe voluto scongiurare.

Due anni e mezzo

Questa storia - che dura ormai da due anni e mezzo e che negli scorsi giorni è arrivata persino a scrivere il capitolo di un'istanza di ricusa della Commissione tutoria regionale di Lugano est/Pregassona (Ctr8) - è la storia di due genitori accusati di aver abusato dei loro due figli piccoli, prosciolti dopo un'inchiesta penale da questa pesantissima accusa e ciononostante privati a tutt'oggi del diritto di custodia parentale. Una storia complessa, dove tranciare di netto con la spada è impossibile, ma dove - letta la montagna di documenti prodotti sul caso - l'angoscia di essere davvero dinanzi ad un abuso inconcepibile da parte delle autorità amministrative ti si appiccica addosso entrandoti dentro.

Prima ‘trascurati'

Ma eccola questa storia. Nell'aprile del 2002 il servizio di sostegno pedagogico delle scuole elementari e dell'infanzia di un comune del Luganese segnala alla Ctr8 una «situazione di disagio» che interessa due bimbi (fratello e sorella di 6 e 4 anni). In particolare il bimbo mostrerebbe disturbi comportamentali e relazionali, è spesso ansioso, irrequieto e «fondamentalmente trascurato». I genitori a loro volta mostrerebbero difficoltà a riconoscere il problema e mancanza di collaborazione. Alla sorellina, invece, i genitori non avrebbero prestato le cure e le attenzioni richieste dalle sue particolari condizioni di salute. La situazione familiare deve di fatto confrontarsi con due problemi pesanti che oggettivamente possono lavorare non poco sugli equilibri del nucleo: il bimbo è iperattivo e la bimba ha sofferto di una grave malattia agli occhi.

E poi... ‘abusati'

La Ctr8 apre allora un'inchiesta d'ufficio. I due fratellini vengono sentiti da Daniela D'Ottavio Del Priore (psicopedagogista e membro permanente della Ctr8). Da quelle audizioni emerge la descrizione di una serie talmente impressionante di abusi da lasciare a bocca aperta. Si pensi solo che ad un certo punto nel racconto di uno dei due bimbi spunta anche la figura di un ‘segretario X' che avrebbe fotografato o filmato gli abusi. In una deposizione successiva il segretario si trasforma addirittura nella nonna (determinando così un caso più unico che raro nella storia degli abusi: una nonna che filma la propria figlia che abusa della sua stessa bimba!). La reazione della Ctr8 è stata: trasferimento immediato dei due bimbi in un centro di pronta accoglienza e privazione del diritto di custodia familiare nei confronti dei genitori.

‘Non luogo' del Ministero

Senonché l'inchiesta penale condotta dal procuratore pubblico Mario Branda si conclude, nel novembre del 2003, con un decreto di non luogo a procedere. Non solo né di questo fantomatico ‘segretario X' né di alcuna foto o filmato è stata trovata traccia da parte degli inquirenti, ma anche i controlli medici effettuati sui bimbi non hanno potuto né confermare né smentire i loro racconti. Delle audizioni dei bimbi da parte di Daniela D'Ottavio Del Priore non esistono poi né registrazioni né verbali, ma solo una forma di riassunto (che non contempla neppure le domande poste ai bimbi). Non sono invero di grande aiuto all'inchiesta neppure le audizioni (questa volta registrate) dinanzi al Magistrato dei minorenni. A tutto ciò va poi aggiunto il fatto - determinante per gli effetti generati sui due piccoli - che al momento del loro trasferimento al centro di pronta accoglienza gli operatori di fatto hanno spiegato loro per quale motivo sono stati tolti ai genitori; genitori che sono stati colpevolizzati in termini espliciti quando l'inchiesta penale era giusto solo agli inizi. I bimbi sono terrorizzati: dagli effetti di ciò che hanno detto (o che è stato attribuito loro come detto, ma che comunque i genitori respingono con profonda convinzione dichiarandosi totalmente estranei alla dimensione degli abusi) e dalla ipotesi/certezza di perdere i loro genitori. Tra pianti disperati e desideri di fuga, il bimbo ad un certo momento ha anche dichiarato di «non voler cambiare i genitori così come gli ha detto la Daniela in una riunione della Ctr» (dal decreto di non luogo a procedere del pp Branda). Insomma, non ci sono proprio gli elementi per poter giungere ad un convincimento di colpevolezza e quindi i due genitori sono stati liberati da questa pesantissima accusa.

Il calvario della separazione

Ma per loro e per i loro bimbi praticamente nulla cambia. Per ben dieci mesi i genitori (ma di fatto anche nonni e zii) non hanno avuto la possibilità di stabilire alcun contatto con i due figlioletti: né di vederli né di sentirli. Caduta l'accusa gravissima di abusi (di fatto l'elemento scatenante la decisione di separazione dai genitori), la Ctr8 si abbarbica alla segnalazione originaria per decretare di fatto l'inadeguatezza di padre e madre a gestire i due fratellini. E questo nonostante il fatto che uno psicologo, direttamente incaricato dalla Ctr8, ad un certo punto abbia stabilito che essi «sono perfettamente capaci di assolvere adeguatamente il loro ruolo». La perizia (invero formalmente non fatta a regola d'arte. in quanto l'autore aveva accusato  d'incompetenza la stessa Ctr8 che gli aveva affidato il mandato) viene stralciata ed il compito affidato ad una dottoressa di Milano scelta dalla stessa Del Priore, la quale conclude con un parere diametralmente opposto. È un calvario di ricorsi, di contestazioni, di rivendicazioni quello che i due genitori stanno affrontando da allora per tornare a rivedere ed a stare con i propri figli. Un calvario che molte delle persone e delle autorità coinvolte considerano assurdo, inaccettabile soprattutto alla luce del non luogo pronunciato dal Ministero pubblico. Un calvario segnato da alcune stazioni particolarmente dolorose e dinanzi alle quali non si può non pensare ad un particolare accanimento da parte della Ctr8. Il primo di questi episodi risale al dicembre del 2002. Allora mamma e papà chiedono (siamo al 6 dicembre) un diritto di visita da esercitare il giorno di Natale (vogliono incontrare i loro figli, portare loro i regali e stare un po' vicini in quel particolare giorno di festa). La risposta (che di fatto equivale a un ‘no') arriva allo studio del legale dei genitori... la sera del 23 alle 16.38!

Nemmeno per Pasqua

Ma un calvario non è un calvario se non coinvolge anche Pasqua. Detto fatto. Il 13 febbraio del 2004 mamma e papà (a quel momento prosciolti dall'accusa di abusi, ricordiamolo) chiedono alla Ctr8 il diritto di portare i bimbi a casa per 12 ore il giorno di Pasqua. La Ctr8 aspetta sino al 22 di marzo per rispondere di no: quindici giorni prima della festività, giusto il tempo per rendere impossibile l'eventualità di un ricorso in tempo utile. Ma numerosissimi sono gli atteggiamenti censurati nella lunga istanza di ricusa della Ctr8 avanzata dai genitori. Tra questi, per dare ancora una ‘pennellata' alla dimensione della vicenda, ricordiamo che una richiesta di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio, avanzata dai genitori (persone dal reddito modesto) per fronteggiare le ingenti spese cui sono confrontati in questa incredibile vicenda, è stata respinta dalla Ctr8 (per la procedura civile) e invece accettata dal Giar (per la procedura penale). O, ancora, che la Ctr8 ha impedito a mamma e papà - questo ancora nel settembre del 2003 - persino di accompagnare la piccolina ad una importante visita oftalmologica a Losanna legata alla malattia agli occhi sofferta in tenerissima età.

‘È uno scandalo!'

A onor del vero qualche segnale ‘distensivo' da parte della Ctr8 è cominciato ad affiorare in questi ultimi giorni (pendente ormai, o forse per questo, l'istanza di ricusa), ma intanto l'inquietudine per tutta questa vicenda è dilagata producendo sofferenze e danni enormi. Gli psichiatri (seri e rinomati) che nel frattempo hanno preso a carico, separatamente, i genitori (entrambi profondamente segnati, oltre che nelle rispettive attività  professionali e sul lato finanziario, anche dal profilo psicologico) non riescono a farsene una ragione. Non hanno trovato alcun elemento, anche nelle loro approfondite esplorazioni, che possa indicare tracce di azioni comunque così travolgenti, anche per chi le commette, come gli abusi. E quanto è capitato dopo, alle vite di queste quattro persone coinvolte, li fa gridare allo scandalo ed alla profonda preoccupazione.

Abusati sì, ma dalla macchina

Sì, perché c'è da chiedersi se la pretesa di agire nell'assoluto interesse dei bambini non finisca talvolta con il generare (come in casi gestiti all'estremo come questo) il paradosso mostruoso di ferite profonde tanto quanto quelle che si sarebbero volute sanare. «Di sicuro oggi quei bimbi abusati lo sono stati per davvero. Da questa macchina però», è lo sconsolato commento finale di uno degli psichiatri coinvolti.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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