Da: La regione, 23.09.2006, pag 21 (Versione pdf)
di Daniele Fontana
Il momentaneo, possibile, epilogo della vicenda di questo nucleo familiare merita, a nostro giudizio e a rischio dell'ennesima segnalazione al Consiglio della stampa, qualche riflessione sul profilo assunto dalla Commissione tutoria regionale 8 di Pregassona.
Premessa: il caso in questione è un caso complesso, dove non esistono situazioni chiare e definite a cominciare proprio dal nucleo familiare medesimo. (Un nucleo per il quale, va ricordato, è tuttora operativa una rete di sostegno sociale).
Esattamente quanto capita, però, per la stragrande maggioranza delle casistiche affrontate in questo come in altri settori, nei quali a dirimere situazioni di vita ingarbugliate ed estremamente delicate sono chiamati degli specialisti. Specialisti che dovrebbero mantenere lucidità e distanza sufficienti per evitare che singoli episodi diventino o vengano interpretati come ‘fatto personale'.
Nella vicenda che coinvolge la famiglia luganese in questione, tutta una serie di fattori porta invece a ricavare l'impressione che questa distanza non ci sia stata. A cominciare da alcuni episodi nell'ambito della vicenda stessa (già ne abbiamo riferito: da talune decisioni sfavorevoli - rese note con tempi e modalità ‘insensibili' - in momenti estremamente significativi per la famiglia stessa, su su sino al rifiuto di concedere l'assistenza giudiziaria a dei genitori peraltro di reddito decisamente modesto) per arrivare poi alla forma e alla sostanza della recente decisione di cui riferiamo nell'articolo a fianco. [Vedi articolo che precede nel sito miopapageno.ch]
Quattordici pagine, in cui alcuni importanti capitoli portano a sollevare delle domande sull'atteggiamento di un organismo istituzionale che dovrebbe mantenersi rigorosamente imparziale. Dapprima vi è la reiterata, prolissa precisazione secondo cui la decisione di graduale ripristino dell'autorità parentale è da considerarsi ‘male minore' rispetto ad altre possibili soluzioni. Una spiegazione tanto diffusa da trasmutare dal piano professionale della decisione (sicuramente fondata) a quello sintomatico di un disagio quasi ‘personale' nel dover giungere ad una soluzione a lungo avversata (ricordiamo che praticamente tutti i professionisti dei servizi cantonali che si sono occupati del caso si erano pronunciati per un ricongiungimento familiare).
L'elemento che però maggiormente colpisce è, in queste quattordici pagine, la riproposta (con descrizioni dettagliate sulle forme dei presunti atti sessuali subiti) del riassunto dell'audizione dei due bimbi, nell'ambito della quale il membro permanente della Ctr 8 raccolse gli indizi di abusi sessuali. A fronte di quelle descrizioni, inquietanti, viene invece liquidata con una semplice frase la decisione (sulla fattispecie degli abusi) di non luogo a procedere presa dal Pp Branda, magistrato peraltro particolarmente sensibile a questi temi. E tutto ciò quando il procuratore pubblico, nella sua decisione, ha invece illustrato per esteso le manchevolezze di quell'audizione, di taluni atti susseguenti compiuti da membri della Ctr 8 e la totale mancanza di riscontri per alcuni passaggi di quei riassunti. E allora delle due l'una: o la fattispecie viene taciuta completamente, o per correttezza si dà conto anche delle censure mosse all'accertamento ricordato. Questo, sommessamente, vogliamo segnalare. Noi, che allo Stato crediamo, a questo Stato, e ai suoi rappresentanti, chiediamo giustizia e anche severità, se necessario. Ma, sempre, serenità di giudizio ed equità.
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