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“L’Italia decide quando devo vedere mio figlio, è una follia!”

Chissà perché non fanno notizia tutti quei padri che pure soffrono sfiorando la pazzia, le cui ex mogli o ex compagne sono fuggite all'estero o hanno traslocato volutamente in altre regioni svizzere lontane portando con sé i figli? Padri che sono molto più numerosi di queste poche madri... Perché non se ne parla?

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Da: www.caffe.ch (link all'articolo), 21.2.10

Il caso

“L’Italia decide quando devo vedere mio figlio, è una follia!”

Simonetta Caratti

La sua storia ha fatto il giro di quasi molti uffici federali e cantonali di polizia, ne ha discusso il Consiglio federale, in ogni incontro diplomatico tra Svizzera e Italia c’è in agenda il caso Guareschi, la brutta storia di Alessandro, sei anni, da tre vive lontano dalla madre. Per la Svizzera il bimbo è stato rapito dal padre che, nel rispetto di una convenzione internazionale sui minori dell’Aia, doveva riconsegnarlo già la scorsa primavera alla madre, cui è affidato. 

Una storia infinita, una sofferenza che sfiora la pazzia, quella che vive da tre anni Giovanna Guareschi privata di suo figlio. Per due anni solo visite sorvegliate. Da un anno non lo vede proprio, anche se è affidato a lei.

Dopo l’appello di settimana scorsa sul Caffè qualcosa si è sbloccato, un timido spiraglio dall’Italia: “Hanno fissato due incontri, di un’ora ciascuno, a febbraio e marzo”, dice la madre, più confusa che rassicurata. Alessandro dovrebbe vivere nella sua casa di Cademario, invece deve vederlo un’ora al mese, quando decidono i servizi sociali italiani: “E’ una follia”. 

Anche il padre, Giuliano Rastelli,  interviene nella vicenda, confermando che Giovanna, non vede il figlio da un anno, ma avrebbe mancato alcuni diritti di visita: “Non è l’Italia che non le permette di vedere suo figlio ma è lei che non viene”, scrive al Caffè. 

Accuse senza fondamento ribatte  la madre, insegnante di inglese : “Ogni volta c’era un problema. Per tre volte arrivata a Fidenza per vedere mio figlio, annullavano all’ultimo secondo l’incontro con un fax al mio avvocato a Lugano; una volta è arrivata pure la polizia; oppure mi fissavano appuntamenti nei giorni lavorativi, per me era impossibile andare”. L’Italia ha rivoltato come un calzino la madre sospettata di maltrattamenti senza cavarci nulla; una accusa già approfondita e archiviata dalla giustizia svizzera.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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